Venezuela, crisi sempre più grave. E Cuba mobilita le truppe pro-Maduro

La crisi in Venezuela è sempre più grave e gli scaffali sempre più vuoti. Cuba teme di perdere i benefici goduti sino ad oggi, grazie all'alleanza con i governi di Hugo Chavez e Nicolas Maduro e mobilita le truppe.

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L’inflazione nel Venezuela è esplosa al 57%. Il bolivar è scambiato sul mercato nero a un tasso svalutato di quasi 15 volte rispetto al cambio ufficiale di 6,29 contro il dollaro. Nel paese manca oltre un quarto dei beni primari e il contrabbando dilaga ovunque e coinvolge flussi immensi di merci verso la Colombia.

Alla crisi economica, però, si è unita da oltre un mese quella politica, con scontri tra manifestanti e polizia, che ad oggi hanno portato a 28 morti e a diverse decine di feriti.

La vita impossibile tra le file ai negozi

Intanto, diversi blog e quotidiani sudamericani raccontano la vita sempre più difficile dei cittadini venezuelani. Poiché in campagna, così come in città, manca praticamente un pò di tutto, dalla carta igienica al latte, dal caffè all’olio, dallo zucchero alla benzina, la gente si sveglia presto, nel tentativo di recarsi prima degli altri al supermercato o ad una stazione di servizio e di trovare quello che cerca. Si calcola che per fare la spesa e trovare il necessario bisogna recarsi mediamente a un supermercato per almeno 6 volte.

 

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Molti negozi hanno iniziato ad assumere personale della sicurezza, ingaggiato per monitorare le lunghe file davanti agli ingressi, per evitare che scoppino disordini tra i clienti.

Il presidente Nicolas Maduro accusa gli imprenditori di sabotare l’economia nazionale, in combutta con gli odiati americani, ma la verità è che tra prezzi massimi imposti sulla vendita di beni e servizi, inflazione fuori controllo e tasso di cambio decisamente sopravvalutato, non esiste moneta per importare merci dall’estero, né le imprese e i commercianti hanno convenienza a vendere beni sotto-costo o con un margine ridottissimo. Da qui, la penuria dei beni.

La crisi arriva a Cuba?

Tuttavia, le conseguenze della crisi in Venezuela potrebbero essere di portata trans-nazionale. Ad essere fortemente preoccupata dalla situazione di Caracas è Cuba, che importa ogni giorno dal Venezuela a condizioni di estremo favore, quasi a costo zero, 115 mila barili di petrolio e altri beni per un valore annuo stimato in 6 miliardi di euro.

In cambio, L’Avana invia nel paese sudamericano 50 mila professionisti, tra medici e militari, che dovrebbero compensare le importazioni agevolate.

Ora, però, le tensioni interne al Venezuela potrebbero destabilizzare l’alleanza tra i due paesi, tanto che il regime cubano si starebbe da un lato preparando ad affrontare un possibile taglio dei benefici commerciali, dall’altro starebbe schierando in Venezuela migliaia di riservisti con esperienza di lotta fuori dai confini nazionali (ad es., nell’ex Urss), mentre i comitati militari a livello provinciale si occuperebbero di coordinare, reclutare e addestrare le truppe favorevoli al presidente Maduro.

 

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