Venezuela, bolivar a +40% con il ritiro delle banconote da 100: liquidità crollata

Boom del bolivar contro il dollaro al mercato nero, nei giorni in cui le banconote da 100 sono state messe fuori corso. Ma le convulsioni della crisi in Venezuela si sono solamente fermate per qualche giorno.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Boom del bolivar contro il dollaro al mercato nero, nei giorni in cui le banconote da 100 sono state messe fuori corso. Ma le convulsioni della crisi in Venezuela si sono solamente fermate per qualche giorno.

Il Venezuela di Nicolas Maduro non smette più di stupire, come in questi giorni. Domenica scorsa, il presidente ha annunciato il ritiro a sorpresa delle banconote da 100 bolivar, che al cambio fisso ufficiale varrebbero 10 dollari, ma che al mercato nero prezzano appena 2-4 centesimi di dollaro. Ai venezuelani sono stati assegnati appena 3 giorni di tempo per scambiare il loro denaro fuori corso contro biglietti dal taglio più piccolo o quelli di nuova emissione, che arriveranno fino a 20.000 bolivar. Tuttavia, rappresentando i 100 bolivar il 48% dell’intero contante circolante nel paese, le famiglie si stanno ritrovando da qualche giorno senza liquidità, sia perché non ha quasi alcun senso portarsi dietro le banconote da 5, 10 bolivar, etc, non valendo nulla in un’economia con un’inflazione esplosa al 500%, sia anche perché le nuove banconote stentano ad essere emesse dalla banca centrale.

Per questo, il governo di Caracas ha prorogato di 10 giorni il tempo per scambiare in alcuni punti autorizzati le banconote da 100 ancora detenute dai cittadini, ma nel frattempo la liquidità è così scarsa, che paradossalmente Maduro sta riuscendo, seppur per pochi giorno, a dare un po’ di sollievo al cambio, che quest’anno è arrivato a perdere il 75% contro il dollaro al mercato nero. (Leggi anche: Crisi Venezuela, banconote da 100 fuori corso)

Il bolivar guadagna il 40% in 3 giorni

Se due settimane fa servivano 4.600 bolivar per un dollaro, domenica scorsa, giorno dell’annuncio del ritiro del taglio più alto, si scambiavano ancora a un rapporto di 4.200:1. Ebbene, adesso ne bastano 2.480, segnando un progresso di ben il 40% in appena 4 giorni.

Cosa sta accadendo? Niente di eccezionale. Tutto come da previsioni. La gente non ha bolivar d’appresso e non può, quindi, né acquistare beni e servizi a sufficienza (oltre al fatto che la loro carenza diffusa è allarmante ormai da mesi), né richiedere dollari al mercato nero. Il crollo della domanda per la divisa americana sta provocandone la caduta temporanea contro il bolivar, nonostante in questi giorni si stiano raggiungendo nuove vette per la crisi economica devastante del Venezuela. (Leggi anche: Crisi Venezuela, bolivar a – 60% a novembre)

 

 

 

 

Profitti stellari con il traffico di banconote

Non appena la banca centrale inizierà a sostituire adeguatamente le banconote da 100 con altri tagli, si tornerà come prima, forse anche a livelli peggiori. Nel frattempo, resta da vedere se la carenza di liquidità potrebbe quanto meno arrestare per qualche giorno la corsa sfrenata dei prezzi, visto che la domanda potrebbe essersi ridotta per l’impossibilità di fare acquisti.

Caracas ha chiuso anche il confine con la Colombia per tre giorni, al fine di impedire il commercio transfrontaliero dei biglietti da 100. Il fenomeno non è stato granché scalfito, se è vero che la stampa internazionale raccoglie da giorni testimonianze di “trafficanti” di bolivar, giovani anche ventenni, che acquistano i biglietti da 100 anche a un cambio di 7.500, riuscendo a rivenderli a meno di 3.000, realizzando un profitto del 60%. (Leggi anche: Venezuela, crisi umanitaria: decine di migliaia verso la Colombia)

 

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Argomenti: Altre economie, Crisi del Venezuela, Crisi paesi emergenti, economie emergenti, valute emergenti

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