Venezuela alla fame? Allevate conigli: Maduro come Maria Antonietta con le brioches

Non ha niente da mangiare? Alleva anche tu un coniglio. La risposta tragicomica del governo "chavista" alla fame dilagante del Venezuela.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Non ha niente da mangiare? Alleva anche tu un coniglio. La risposta tragicomica del governo

Secondo uno studio pubblicato all’inizio dell’anno, mediamente il 75% degli abitanti nel Venezuela avrebbe perso nel 2016 8,5 kg di peso. Se non fosse tragico, diremmo con una battuta che il regime di Nicolas Maduro abbia messo tutti a dieta. Nei fatti, è così. La carenza di cibo, oltre che di qualsiasi altro bene primario, si traduce nell’impossibilità da tempo di tenere un’alimentazione ricca o almeno sufficiente. In pochi arrivano a mangiare più di due volte al giorno e in tanti non vanno oltre un solo pasto, mentre dalle scuole è arrivato l’allarme: i bambini iniziano a fare lezione la mattina a stomaco vuoto. Le loro famiglie non riescono sempre a garantire loro la colazione. Cronache di un’economia collassata, ma i cui problemi non vengono percepiti seriamente dal governo.

Maduro ha lanciato nelle scorse settimane il cosiddetto “Piano coniglio”, distribuendo gli animali in 15 località come avvio di un progetto-pilota. Lo stesso presidente, però, ha dovuto ammettere il fallimento dell’iniziativa in diretta TV, con accanto il suo ministro per l’Agricoltura urbana, Freddy Bernal, ad affermare che il piano si sarebbe scontrato con “problemi culturali nel paese”, perché “ci è stato insegnato che i conigli sono begli animaletti da compagnia”. Replica immediato il presidente: “Sono 2 kg e mezzo di carne”.

Insomma, mentre gli scaffali dei negozi sono vuoti e le persone restano all’estero anche ore in fila per sperare di potere comprare qualcosa, salvo realizzare che non vi è più nulla, l’unica risposta concreta che arriva da Caracas è la distribuzione di conigli, in modo che possano essere allevati e riproducendosi piuttosto velocemente, siano in grado di sostituire le altre carni ormai introvabili. (Leggi anche: Lavarsi i denti o mangiare: la dura realtà del Venezuela al collasso)

Caso Venezuela all’ONU

Aldilà della serietà dell’iniziativa, questa si è scontrata non solo con la scarsa propensione dei venezuelani a mangiare carne di coniglio (lo considerano un animale domestico al pari di cane e gatti), bensì pure con l’assenza di gabbie e di cibo per sfamare l’animale. E così, anche viene meno l’ultima speranza del regime di attutire la fame dilagante nel paese, mentre uno dei principali leaders dell’opposizione twitta ironica: “Davvero? Volete risolvere il problema della fame facendo allevare conigli?”.

E il Venezuela sarà stato al centro del primo discorso all’ONU del presidente USA, Donald Trump, che ha chiesto un immediato ritorno del paese sudamericano alla democrazia. Egli ne avrebbe parlato anche a una cena con diversi leaders latino-americani, tra cui Michel Temer (Brasile), Juan Manuel Santos (Colombia), Juan Carlos Varela (Panama) e Pedro Kuczynski (Perù). Sono solo alcuni dei 12 esponenti dell’Organizzazione degli Stati Americani (OAS), che hanno firmato un impegno per il ripristino della democrazia in Venezuela, attraverso “colloqui di pace e mezzi negoziali”. Con loro si è schierato anche il segretario di Stato USA, Rex Tillerson.

Assente dal vertice, formalmente perché “impegnato”, è proprio il ministro degli Esteri di Caracas, Jorge Arreaza, il quale parteciperà, invece, alla riunione di giovedì, quando è previsto che tenga un discorso pubblico. In quell’occasione, il rappresentante del governo “chavista” dovrebbe sfoggiare la solita artiglieria retorica sulla “guerra economica imperialista” dichiarata dagli USA e alimentata tramite “le opposizioni di destra”. Il primo dei problemi nel Venezuela è proprio l’assenza di consapevolezza della profondità della crisi tra i ranghi del governo, il quale ancora ricorre a espedienti come il piano sui conigli per tamponare, a modo suo, una fame dilagante che non potrà, invece, che montare ulteriormente in assenza di una ripresa delle riserve valutarie. Nel paese da 30 milioni di abitanti non si produce più nulla, a causa dei prezzi imposti dallo stato, né può importarsi alcunché, non essendoci dollari per farlo. (Leggi anche: Venezuela non accetta più dollari, countdown verso buio totale)

 

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Argomenti: Altre economie, Crisi del Venezuela, economie emergenti