Venezuela a rischio isolamento, riserve quasi esaurite e paese al collasso

Venezuela a rischio espulsione dalle organizzazioni sovranazionali americane, mentre dilaga la crisi economica e lo scontro tra governo e Parlamento potrebbe andare fuori controllo. Riserve a picco.

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Venezuela a rischio espulsione dalle organizzazioni sovranazionali americane, mentre dilaga la crisi economica e lo scontro tra governo e Parlamento potrebbe andare fuori controllo. Riserve a picco.

Martedì 3 maggio, il presidente Nicolas Maduro ha alzato di un altro 30% il salario minimo in Venezuela, dopo averlo già aumentato del 25% l’1 marzo scorso. E’ stata la dodicesima volta in poco più di tre anni dall’insediamento. Eppure, considerando il cambio vigente in questi giorni sul mercato nero, il salario mensile di un lavoratore nel paese sudamericano è di appena 13,50 dollari.

Normale, visto che parliamo di un’economia con un tasso d’inflazione a tre cifre, anche se la carenza di dati ufficiali non rende possibile una stima esatta della crescita dei prezzi, attesa dal Fondo Monetario Internazionale (FMI) fino al 720% quest’anno, mentre il pil dovrebbe crollare dell’8%, dopo avere perso quasi il 6% nel 2015.

Crisi Venezuela, dai negozi vuoti alla mancanza di luce

La crisi economica è gravissima e si arricchisce di mese in mese di particolari drammatici. A causa della siccità, che ha abbassato il livello delle acque nella diga principale del paese, quella di Guri, il governo di Caracas si è visto costretto a pianificare il distacco programmato della luce nelle varie zone del Venezuela, ad eccezione della capitale, per 4 ore al giorno. Inoltre, al fine di minimizzare i consumi energetici, ha ridotto la settimana lavorativa nel pubblico impiego a soli due giorni almeno fino alla fine di maggio. Oltre alla siccità, però, l’altra causa della crisi energetica sono i bassi investimenti realizzati negli anni precedenti, quando l’offerta è cresciuta molto meno della domanda. Che non si possa più vivere così, in un paese dove due beni su tre sugli scaffali dei negozi non si trovano, lo hanno in mente anche i componenti della delegazione recatasi a Washington, membri delle opposizioni al governo Maduro e che da dicembre controllano la maggioranza del Parlamento, ma che si vedono esautorati di ogni potere effettivo, a causa degli interventi dell’esecutivo.      

Isolamento Venezuela in America cresce

Intenzionati a fare rispettare la “Carta per la Democrazia”, hanno ottenuto un incontro con i vertici del governo americano, tra cui il segretario di Stato, John Kerry, ha ammonito nei giorni scorsi che gli USA intendono fare rispettare in tutta l’America le condizioni sottoscritte nella Carta stessa. Fiutato il pericolo di un’espulsione dalla Organizzazione degli Stati Americani, il ministro degli Esteri di Caracas, Delcy Rodriguez, ha chiesto un incontro di quest’ultima, che riunisce 35 capi di stato, al fine di spiegare le ragioni del suo governo. L’isolamento del Venezuela nel contesto politico dell’America Latina è sempre più evidente. A dicembre, dopo avere vinto le elezioni presidenziali, l’argentino Mauricio Macri ha chiesto che il Venezuela sia espulsa dal Mercosur, l’area di libero scambio del Sud America. L’unico grande alleato di Caracas, il Brasile, è fin troppo occupato a gestire la più potente crisi politica degli ultimi 25 anni e la più grave recessione da oltre un secolo per pensare ai guai di Maduro. Persino la fida Cuba segnala la volontà di prenderne le distanze, tanto che il governo di L’Avana ha rifiutato l’invito di quello venezuelano di partecipare a un incontro sull’energia, che Caracas sta tenendo con gli USA. Segno, che la progressiva e necessaria chiusura dei rubinetti del petrolio, che dal 2003 ad oggi ha assicurato con Petrocaribe relazioni diplomatiche eccellenti con una dozzina di stati dell’America Latina, sta avendo l’effetto prevedibile di allentare i rapporti con quelli che ad oggi sono stati gli alleati di Hugo Chavez prima e di Nicolas Maduro poi.

     

Riserve Venezuela crollate a livelli allarmanti

Il presidente è stato oggetto della presentazione di una petizione popolare per rimuoverlo. Le opposizioni hanno raccolto 1,85 milioni di firme contro di lui, quando ne bastavano 250.000. Se la Commissione Nazionale Elettorale avallerà il referendum, in pochi mesi potrebbe tenersi un voto per estromettere il capo dello stato dalla carica, un passo che potrebbe scatenare, però, le violenze del governo socialista contro le opposizioni. Il deterioramento del clima politico-istituzionale e di quello economico si riflettono anche nell’esaurimento di fatto delle riserve di valuta straniera, scese a 12,6 miliardi di dollari, ai minimi da 13 anni, di cui appena 600 milioni sarebbero liquide, quindi, prontamente utilizzabili per le necessità quotidiane di interscambio con l’estero.

Le tonnellate di oro rimaste in possesso della banca centrale sono diminuite a 242, dopo lo “swap” di 458 milioni di dollari di aprile. A tutto ciò si aggiunge che la compagnia petrolifera statale PDVSA ha portato alla banca centrale da inizio anno appena 1,04 miliardi di dollari per effettuare lo scambio dei ricavi in valuta locale, segno che nemmeno gli apparati dello stato si fidino più di loro stessi.

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