Vendite online inquinano le città? Un imprevisto del boom dell’e-commerce

Il boom del commercio elettronico sta congestionando il traffico nelle città di tutto il mondo, aumentando l'inquinamento. Scopriamo perché e quali possibili soluzioni esistono.

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Il boom del commercio elettronico sta congestionando il traffico nelle città di tutto il mondo, aumentando l'inquinamento. Scopriamo perché e quali possibili soluzioni esistono.

Potrebbe sembrare paradossale, ma l’e-commerce starebbe contribuendo alle emissioni inquinanti. Vi chiederete come possa impattare negativamente sull’ambiente il boom delle vendite online, eppure sarebbe così per il rapporto di McKinsey, il quale evidenzia come il numero dei veicoli commerciali nel mondo è aumentato da 250 a 330 milioni di unità nel mondo tra il 2006 e il 2014. Una crescita del 32%, che sarebbe legata all’esplosione delle consegne. E proprio l’acquisto di beni su internet sarebbe alla base di questo fenomeno. Il fatturato dell’e-commerce quest’anno dovrebbe salire a 1.950 miliardi di euro nel mondo, di cui 400 in Europa (dati eMarketer e Ecommerce Foundation). Non si tratta più di un mercato di nicchia, perché man mano che la penetrazione tecnologica aumenta, il numero degli utenti-acquirenti online segue. In buona sostanza, il 10,1% delle vendite nel mondo quest’anno avverrà online, ma nel 2021 raggiungerebbe il 16% a quota 4.479 miliardi di dollari. USA e Cina rappresentano da sole il 69% del business e con l’Europa arrivano al 95%, lasciando le briciole nel resto del mondo. La crescita del fatturato è attesa quest’anno del 23,2%, 4 volte in più quello delle vendite complessive nel retail. (Leggi anche: E-commerce grande opportunità per il made in Italy)

Città più congestionate dal traffico dei furgoni

Tuttavia, con l’esplosione delle vendite online, sta diventando sempre più avvertito tra le società attive nel settore il problema del cosiddetto “ultimo miglio”, ovvero delle consegne. Devono avvenire velocemente e arrivare direttamente nelle case dei clienti. Tutto ciò starebbe portando a un aumento della congestione del traffico nelle città per le consegne effettuate tramite i furgoni, il cui impatto sul pil sarebbe negativo. Si stima, ad esempio, che nei soli USA, nel 2020 vi sarebbe una perdita di ricchezza prodotta nell’anno di 192 miliardi, tra camion (34) e altri veicoli (158), in aumento dai 160 miliardi persi nel 2014.

E i furgoni, in particolare, inquinerebbero proporzionalmente di più degli altri veicoli. A Londra, ad esempio, rappresenterebbero il 30% delle emissioni inquinanti, nonostante siano appena il 10% del parco macchine in circolazione. Per non parlare dell’aumento del tempo trascorso alla guida per gli automobilisti, conseguenza proprio dell’impennata di presenza di furgoni per le consegne. McKinsey stima che se nella capitale britannica erano necessari 20 minuti per compiere un tragitto nel 2012, adesso ne servono 25. Un abitante di Los Angeles, poi, passerebbe in strada due settimane lavorative all’anno della sua vita.

Qualche possibile rimedio

Quali le possibili soluzioni? Il report ne individua una ventina, ma solo alcune appaiono più credibili di altre, seppure non automaticamente applicabili nemmeno queste. Un rimedio consisterebbe certamente nel fare uso di furgoni elettrici per le consegne, che non emettendo sostanze inquinanti, contribuirebbero a ridurre l’impatto negativo sull’ambiente. Secondariamente, si potrebbe optare per consegnare la merce anche di notte. Ora, su questo punto nascono diversi problemi: il cliente accetterà mai di essere disturbato nel sonno per aprire al ragazzo delle consegne? E i salari per i lavori notturni sono più alti, cosa che si riverserebbe negativamente sui prezzi finali. Per non parlare del rischio di passare da un inquinamento all’altro, visto che si emetterebbero meno sostanze nocive di giorno, ma di notte vi sarebbe più rumore per le strade delle città.

Tra le proposte, anche una apparentemente bizzarra, che potremmo definire come una sorta di Uber delle consegne: creare piattaforme online, grazie alle quali gli automobilisti con spazi in macchina disponibili e con destinazione nelle località in cui devono avvenire le consegne si caricherebbero dei pacchi in alcuni punti di ritiro e li porterebbero direttamente al domicilio del cliente. Potete immaginare le problematiche anche legali connesse a questo tipo di soluzione. (Leggi anche: E-commerce, vendite online anche basse nella UE e l’Italia resta indietro)

 

 

 

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