Vendite di giornali a picco, la carta stampata non tira più

Crollano gli utili del Gruppo Espresso che edita il quotidiano La Repubblica. La pubblicità preferisce il web e De Benedetti non vede segnali di miglioramento per il futuro

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Crollano gli utili del Gruppo Espresso che edita il quotidiano La Repubblica. La pubblicità preferisce il web e De Benedetti non vede segnali di miglioramento per il futuro

Anche la carta stampata, come i partiti che la coccolano con i soldi dei contribuenti, è in piena crisi. Ormai i giornali cartacei non li compra più nessuno a eccezione di pensionati e baristi. Nell’era moderna delle Tv e di internet, a chi interessa leggere notizie lessate di un giorno? Lo dimostrano ormai da anni i numeri, non quelli delle tirature quotidiane, appositamente taroccate o “drogate” da distribuzioni gratuite per ottenere finanziamenti da mamma Stato, ma quelli dei titoli in borsa che sono rotolati ai minimi storici. Colpa del tonfo della raccolta pubblicitaria – dicono gli esperti – ma anche delle vendite nelle edicole che da anni non riescono più nemmeno a coprire i costi di stampa e distribuzione. Così, molte testate rischiano adesso di chiudere anche perché il governo ha tagliato i finanziamenti all’editoria del 40%. E – come sottolinea Beppe Grillo – questa non può che essere che una buona notizia che forse renderà più libera l’informazione in Italia, scaduta vergognosamente al 61esimo posto a livello mondiale.   Trimestrale Espresso: utile netto in caduta libera nei primi nove mesi   La conferma arriva dai conti dei primi nove mesi del 2012 del Gruppo Editoriale Espresso, prima industria editoriale italiana per periodici, nota per il quotidiano La Repubblica. La società romana controllata e presieduta dalla Cir di Carlo De Benedetti, ha visto l’utile netto crollare del 36,2% rispetto al 2011, periodo anch’esso non certo entusiasmante sotto il profilo della raccolta pubblicitaria. Male anche le altre voci del conto economico che hanno evidenziato un margine operativo lordo a quota 82,8 milioni (-26,1%) a fronte di ricavi netti che ammontano a 594 milioni, in calo del 9,1%, al punto che gli analisti si stanno ora chiedendo fino a che punto il business editoriale tradizionale sia ancora promettente e chi sono quei temerari che in borsa stanno cercando di comprarsi il Corriere della Sera. La raccolta pubblicitaria ha ormai abbandonato i quotidiani da molto tempo e le concessionarie, per non chiudere, offrono forti sconti agli inserzionisti che, però, preferiscono sempre più il settore online e i siti internet il cui accesso è favorito tanto anche dai nuovi strumenti di comunicazione quali i notebook, gli iPhone o gli iPad. Del resto – come afferma lo stesso De Benedetti facendo una previsione per il 2012 – “i primi segnali relativi al quarto trimestre dell’anno del Gruppo Espresso, e riguardanti in particolare la raccolta pubblicitaria, non lasciano intravedere alcun miglioramento”. E’ così anche negli USA (vedi grafico sopra), dove il settimanale Newsweek dal 1 gennaio 2013 sarà consultabile solo online. Segno evidente che l’editoria è in profonda crisi non solo da noi e non solo per colpa dell’economica che non va, ma soprattutto per via dei nuovi modelli di comunicazione che offrono informazioni più libere, svincolate dalla longa manus dei partiti tradizionali e dai gruppi di pressione che, tramite i finanziamenti, si assicurano spesso il silenzio e la menzogna.  

Giornali internet: in futuro più informazione libera e gratuita

Il Gruppo Espresso sta puntando molto sul digitale attraverso il nuovo sistema editoriale totalmente integrato stampa-web. Ma dei grandi giornali nazionali qualcuno non riuscirà a traslare sul web e cesserà di esistere. Più tragica sarà la sorte delle testate locali che già faticano a stare in piedi e finiranno per scomparire per lasciare spazio ad una informazione più genuina e libera che corre su internet. Sempre che non venga messa a pagamento. Sembra infatti che sia il Corriere della Sera e La Repubblica intendano far pagare gli accessi ai loro portali web, non comprendendo che la vastità di informazioni libere e gratuite che corrono in tempo reale su internet rischierà di seppellirli. Anche la professione giornalistica subirà una metamorfosi e si affermeranno nuove forme di comunicazione rapide, essenziali, con nicchie di approfondimento. La competizione alzerà quindi la qualità dell’informazione, finora appannaggio di partiti tradizionali e lobby.

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Argomenti: Economia Italia

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