Le varianti Covid sono il vero rischio per l’economia europea. E i vaccini potrebbero non bastare

Se i vaccini non riescono a salvarci dalle varianti, per l'Europa si mette male. L'economia rischia il tracollo.

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Varianti Covid minaccia per la ripresa economica

Quella indiana è in ordine di tempo solo una delle ultime grandi varianti del Covid. Nel sub-continente asiatico, il numero dei contagi giornalieri si attesta ormai a una media di 350.000 e quello dei morti viaggia verso le 3.000 unità. In Europa, l’attenzione è tutta concentrata sulle vaccinazioni e nelle ultime settimane i ritmi stanno accelerando. L’Italia dovrebbe riuscire entro metà maggio a tendere alle 500.000 dosi somministrate al giorno. In Germania, siamo già intorno alle 650.000. Tuttavia, non è detto che basti.

Anzi, il primario di Malattie Infettive all’Ospedale della Carità di Novara, Pietro Luigi Garavelli, sostiene che le vaccinazioni in piena pandemia non si siano mai fatte proprio per una ragione specifica: rischiano di essere controproducenti. In che senso? Il Prof spiega che il virus cerca di sopravvivere agli anticorpi sviluppati dai vaccini. Per questo, produce varianti in grado di aggirarli. Dunque, sarebbe opportuno teoricamente aspettare che una pandemia sorpassi il picco prima di vaccinare. In altre parole, le varianti Covid sarebbero la conseguenza delle vaccinazioni. Una sfida a cui il virus risponde camuffandosi.

Da qui, l’appello a vaccinare il più velocemente possibile, cioè prima che il virus riesca a trasmettersi tramite le varianti. Lo stesso Garavelli trova conforto nelle recenti dichiarazioni del Prof Andrea Crisanti e comunica di essere stato oggetto di forti attacchi da parte dei colleghi per questa sua posizione, tacciata di essere “no vax”.

Varianti Covid contro la ripresa

Lasciamo le beghe scientifiche alla comunità dei virologi e degli infettivologi. Il nostro problema è capire quale sarebbero le conseguenze di un flop delle vaccinazioni contro le varianti Covid. E’ evidente che la tanto agognata immunità di gregge non sarebbe raggiunta presto e certamente non tramite le campagne vaccinali, bensì per via naturale.

Uno scenario catastrofico, anzitutto, sul piano umano. Ricordiamoci che mediamente nel mondo il tasso di mortalità del Covid supera il 2%. Questo significa che altri 150 milioni di infetti ci costerebbero 3,5 milioni di ulteriori morti.

La strage umana si rifletterebbe sull’economia. L’Eurozona confida in una ripresa a partire dal terzo trimestre, trainata dal quel po’ di turismo che si riuscirebbe a tutelare grazie a espedienti come il “passaporto vaccinale”. Ma va da sé che queste previsioni siano legate al raggiungimento dell’immunità di gregge entro luglio-agosto. Una prospettiva che risulta ultimamente incoraggiata dall’accelerazione dei ritmi delle vaccinazioni, ma che si scontrerebbe proprio con le varianti Covid. Già si parla da settimane sull’opportunità di una terza dose con Pfizer. Resta da verificare, però, se almeno le dosi sin qui iniettate si rivelino efficaci contro le forme più gravi della pandemia. In quel caso, potremmo anche non uscirne presto, ma almeno eviteremmo un ulteriore boom dei morti.

Rischio di una catastrofe economica

Dinnanzi a questi dubbi che avanzano dall’interno della stessa comunità scientifica non possiamo indietreggiare o scoraggiarci. Anzi, serve che semmai acceleriamo il passo sui vaccini ancora di più per toglierci ogni dubbio ed eventualmente passare a un piano B. Certo è che un secondo anno di recessione dopo il disastro del 2020 sarebbe insostenibile, anzitutto, sul piano sociale e psicologico. Molti imprenditori delle categorie più colpite dalle chiusure, non intravedendo alcuna prospettiva positiva nel breve, straccerebbero la partita IVA. I consumi non ripartirebbero e i governi si troverebbero costretti a indebitarsi ancora di più, quando già i livelli dei deficit hanno raggiunto vette spaventosamente elevate.

L’Italia chiuderà il 2021 con un disavanzo atteso in area 12%. Era da inizio anni Novanta che non vedevamo nulla del genere. Siamo su livelli più che doppi rispetto al pur terribile 2009, anno di massima crisi finanziaria mondiale. PIL giù e deficit su non è un trend che può andare avanti più di qualche anno.

Detto senza fraintendimenti, bisogna uscirne entro quest’anno, altrimenti rischiamo una catastrofe economica inimmaginabile e mai vissuta dalle generazioni post-belliche per gravità. A sensazione, diremmo che il Recovery Fund sembra destinato ad essere ampliato nelle dimensioni. Ci saranno forti opposizioni nel Nord Europa, ma i fatti s’incaricheranno di smentire le resistenze. Non solo siamo tutti sulla stessa barca, ma il mare è agitatissimo e basta che qualcuno di noi si sbilanci un po’ verso i fianchi per rovesciarla e annegare.

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