Valute emergenti da comprare e vendere con il petrolio tornato a 60 dollari

Il crollo del petrolio verso i 60 dollari avrebbe conseguenze su diverse valute emergenti, con alcune apparentemente destinate a rafforzarsi e qualcuna a indebolirsi.

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Il crollo del petrolio verso i 60 dollari avrebbe conseguenze su diverse valute emergenti, con alcune apparentemente destinate a rafforzarsi e qualcuna a indebolirsi.

Se il taglio dei tassi poco convincente da parte della Federal Reserve aveva contrariato i mercati, 24 ore dopo ci ha pensato il presidente Donald Trump a persuaderli che la politica monetaria americana diverrà ben più accomodante di oggi nel prossimo futuro e, di conseguenza, come quella delle altre principali banche centrali. Il tracollo delle quotazioni del petrolio, in particolare, sta avendo effetti immediati sulle aspettative relative a tassi e cambi.

La sola prospettiva che il greggio torni a costare nei pressi dei 60 dollari fa già gongolare alcune valute emergenti, mentre qualcun’altra ne soffre.

La lira turca si è rafforzata contro il dollaro a un tasso di cambio di poco inferiore a 5,60, ai massimi da 4 mesi e guadagnando quasi il 10% rispetto ai minimi toccati a maggio. Il licenziamento del governatore Murat Cetinkaya e la sua sostituzione con il vice Murat Uysal a luglio non ha scosso i mercati come si temeva, perché è arrivata in una fase di caccia al rendimento nel mondo e di aspettative calanti sull’inflazione in Turchia, dove i tassi sono stati già tagliati a luglio di 425 punti base al 19,75%. Il nuovo governatore ha abbassato le previsioni sulla crescita dei prezzi al 13,9% per la fine dell’anno, un fatto che sta sostenendo sia la lira che i bond domestici, con il biennale a offrire il 15,57% e il decennale poco più del 15%.

Perché il maxi-taglio dei tassi in Turchia non ha colpito bond e lira 

Se l’inflazione turca, anche grazie alla discesa del petrolio, dovesse accelerare la marcia indietro nei prossimi mesi, i guadagni per la lira si consoliderebbero. Nella parte iniziale dell’anno, il cambio contro il dollaro aveva toccato un minimo di 5,20, cioè rispetto ad oggi era risultato più forte del 7%. E proprio gli afflussi dei capitali esteri per approfittare di una curva dei rendimenti mediamente al 15,50% agevolerebbero tale apprezzamento, sempre che Ankara non indisponga gli investitori con pressioni sulla banca centrale percepite come un’interferenza bella e buona nella sfera monetaria.

Rupia indiana, su, rublo giù

Anche l’India sta registrando un buon momento per i suoi bond, malgrado il pasticcio con lo “stop and go” relativo alle possibili emissioni in dollari.

La rupia si mostra stabile da inizio anno contro il dollaro, anche se perde l’1,7% dalla fine di giugno. Il subcontinente asiatico ha una bilancia commerciale cronicamente passiva e qualsiasi sollievo che arrivasse sul fronte delle importazioni, come il calo dei prezzi petroliferi, avrebbe un impatto positivo sulla sua valuta. La Reserve Bank of India ha già tagliato i tassi tre volte quest’anno e dovrebbe continuarlo a fare, grazie a un’inflazione sotto controllo. Chiaramente, se il greggio si sgonfiasse stabilmente sui 60 dollari, ulteriori tagli sarebbero non solamente più certi, bensì pure usuali nel contesto internazionale, per cui il cambio non ne dovrebbe risentire negativamente, anzi i capitali affluirebbero come in Turchia per approfittare dei rendimenti ancora relativamente elevati (al 6,5% medio).

L’India conferma l’emissione di obbligazioni sovrane in dollari 

Per valute emergenti dall’outlook positivo, altre andrebbero in direzione opposta con il ripiegamento del petrolio. Il rublo russo è legato direttamente alle quotazioni del Brent, visto che la materia prima incide per oltre la metà delle esportazioni di Mosca. Il cambio contro il dollaro quest’anno si è rafforzato del 3,6%, ma perde il 4% da metà luglio. Esso fu liberalizzato nel novembre del 2014 per evitare che il tracollo in corso del petrolio colpisse le riserve valutarie e si traducesse in una severa crisi fiscale. Rispetto a quando il Brent costava 115 dollari, il rublo ha perso quasi la metà del suo valore, seguendo senza indugi il destino della sua più importante “commodity”.

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  • Enzo ha detto:

    La BEI cavalca il balletto delle valute offrendo emissioni di Lire Turche e Rublo. I disgraziati riasparmiatori, quando è andata bene hanno rimesso il 50% dell’investimento. Mi domando: come è possibile che la Banca Europea degli Investimenti possa “fregare” i cittadini comunitari senza doverne rispondere a nessuno. Per me si tratta di “brigantaggio economico”, trattandosi di investimenti a 5 anni, dovrebbe esserci un limite di garanzia per le fluttuazioni monetarie.

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