Boom rand sudafricano ai massimi da 3 anni, presidente Zuma sfiduciato dai suoi

Rand sudafricano ai massimi da quasi 3 anni contro il dollaro sulla imminente destituzione del presidente Zuma. Sta per finire in anticipo un decennio politico da dimenticare.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Rand sudafricano ai massimi da quasi 3 anni contro il dollaro sulla imminente destituzione del presidente Zuma. Sta per finire in anticipo un decennio politico da dimenticare.

Il presidente sudafricano Jacob Zuma avrebbe le ore contate. Il Comitato Esecutivo del suo stesso partito, l’African National Congress, che fu di Nelson Mandela, gli ha chiesto formalmente di dimettersi con oltre un anno di anticipo per consentire al nuovo leader Cyril Ramaphosa di succedergli quanto prima. La decisione è stata assunta dopo una tormentata riunione di 13 ore a Pretoria, nel corso della quale l’ANC ha definitivamente tolto l’appoggio all’anziano presidente, al potere dal 2009 e che viene considerato l’artefice di un’economia stagnante e della scarsa fiducia di cui il paese più ricco dell’Africa gode tra la comunità degli investitori stranieri. Non a caso, alla notizia della richiesta di dimissioni, il rand si è rafforzato ai massimi da quasi 3 anni contro il dollaro, scendendo a un cambio di 11,93 e guadagnando così il 17,5% in appena 3 mesi, nettamente meglio del +5,4% messo a segno mediamente dalle valute emergenti. (Leggi anche: Riforme economiche possibili dopo Zuma, ma ora che succede?)

Un voto di sfiducia è già stato calendarizzato in Parlamento su richiesta degli alleati di Combattenti per la Libertà Economia, una formazione di estrema sinistra. Le opposizioni hanno chiesto che Zuma venga sfiduciato e che siano indette elezioni anticipate subito dopo. Dopo il rifiuto del presidente di lasciare, tuttavia, resta da vedere in quali forme avverrà la successione. Ramaphosa, ex sindacalista e uno tra gli uomini più ricchi del Sudafrica, non è riuscito a convincerlo della necessità di dimettersi, per cui è probabile che l’ANC dovrà affrontare un lacerante voto di sfiducia.

L’economia stagnante di Zuma

L’economia sudafricana è cresciuta mediamente dell’1,6% all’anno sotto Zuma, il quale è accusato di centinaia di reati, tra cui spiccano quelli legati alla corruzione. Il presidente è già sfuggito a due voti di fiducia in pochi mesi, l’ultimo la scorsa estate. L’ANC, nonostante non lo ami da tempo, lo ha sempre sostenuto per assenza di alternative. Ma a dicembre, Ramaphosa ha battuto a sorpresa alle primarie del partito la ex moglie di Zuma, Nkosazana Dlamini-Zuma, che era anche la candidata del presidente. L’uomo è considerato business-friendly e non a caso dalla sua vittoria i capitali esteri hanno iniziato ad affluire nuovamente, permettendo ai rendimenti sovrani di scendere di 110 punti base sulla scadenza sia a 10 che a 2 anni, rispettivamente all’8,4% e al 7%.

La disoccupazione è altissima, pari a quasi il 28%, mentre l’inflazione ancora viaggia a poco meno del 5%. Zuma aveva minacciato lo scorso anno, nell’evidente tentativo di risollevare il proprio consenso tra la maggioranza nera, di espropriare le terre in mano ai bianchi per redistribuirle ai neri, un passo compiuto agli inizi dagli anni Novanta dallo Zimbabwe di Robert Mugabe con risultati più che disastrosi. Aldilà della retorica anti-capitalista, a preoccupare analisti e investitori è stata ad oggi l’assenza di riforme sotto Zuma, che non possiede nemmeno una preparazione scolastica adeguata al ruolo che ricopre e che deve il suo successo all’avere trascorso un decennio in carcere con Mandela ai tempi dell’apartheid. L’ANC ottenne nell’agosto di due anni fa alle elezioni municipali il risultato peggiore dalla fine dell’apartheid, pur mantenendo la maggioranza assoluta dei consensi, segno di un loro sgretolamento tra gli stessi neri. (Leggi anche: Rand sudafricano appeso al voto segreto)

Zuma sarebbe il terzo presidente africano in pochi mesi a lasciare in anticipo e inaspettatamente. Ad agosto era stato il presidente Jose Eduardo do Santos a dimettersi dopo 38 anni di dittatura, mentre a novembre era toccato a Mugabe, su pressione dei militari, porre fine a oltre 37 anni di potere incontrastato e gestito nel peggiore dei modi. Zuma seguirà quasi certamente a ore, per quanto la sua presidenza sia stata democratica e di gran lunga meno longeva. Un nuovo vento soffia in Africa, forse. I mercati festeggiano, intravedendo nell’operazione una speranza di reale cambiamento politico. La borsa sudafricana quest’anno ha perso il 5%, ma oggi guadagna intorno all’1,4%.

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Argomenti: Altre economie, Crisi paesi emergenti, economie emergenti, valute emergenti

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