Vaccino anti-Covid, ecco a chi sta già facendo male

I ricercatori di Oxford sono ottimisti riguardo ai primi risultati del test. Il vaccino sarebbe pronto per tutti dagli inizi dell'anno prossimo, eppure alcuni non sorridono.

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I ricercatori di Oxford sono ottimisti riguardo ai primi risultati del test. Il vaccino sarebbe pronto per tutti dagli inizi dell'anno prossimo, eppure alcuni non sorridono.

Buone notizie dal fronte di battaglia contro il Covid-19. I ricercatori dell’Università di Oxford hanno reso noto ieri che esisterebbe “una forte risposta immunitaria” fino al 56-esimo giorno nei soggetti coinvolti nella sperimentazione di un vaccino contro il Coronavirus. Bisognerà attendere fino ai primi di settembre per ottenere risultati più robusti e se tutto andasse per il verso giusto, già nel prossimo autunno le vaccinazioni sarebbero disponibili per le fasce più a rischio della popolazione e dall’anno prossimo riguarderebbe tutti. Italia, Francia, Germania e Olanda hanno acquistato un totale di 400 milioni di dosi da AstraZeneca, la società farmaceutica inglese produttrice. Degno di nota: la ricerca è stata condotta in collaborazione con la società italiana di biotech, Irbm, con sede a Pomezia (Roma).

Le azioni AstraZeneca hanno guadagnato a Londra il 9% nell’ultima settimana, segnando un +20,5% da inizio anno. Bene, ma nemmeno così tanto come ci si aspetterebbe, prova forse del fatto che gli investitori vogliano andarci con i piedi di piombo. Invece, già iniziano a intravedersi le prime “vittime” dell’auspicabile vaccino anti-Covid. Dall’apice toccato il 10 luglio scorso, il titolo Netflix ha perso l’8,4%, pur restando a +52,3% quest’anno. La società ha beneficiato moltissimo dei “lockdown”, visto che centinaia di milioni di persone nel mondo sono state costrette a rimanere a casa e, in molti casi, hanno passato il tempo guardando film e serie TV dalla piattaforma a pagamento.

Amazon e Netflix veri “sconfitti”?

Un altro titolo a non sorridere è Amazon. Dal 10 luglio al venerdì scorso perdeva il 7,4%, anche se ieri ha quasi del tutto colmato il calo sul rialzo del target price da parte di Goldman Sachs.

Resta il fatto che le vendite online subirebbero una frenata dalla scoperta del vaccino, dato che le persone tornerebbero più a loro agio nei negozi “fisici” a fare shopping, anziché puntare solamente sugli acquisti in internet. Nessun contraccolpo, invece, per Facebook, che segna nuovi massimi storici, con le azioni a quotare sopra 245 dollari. Per contro, Microsoft ha seguito una dinamica simile a quella di Amazon: -5,3% in poche sedute e balzo nella giornata di ieri. Nessun impatto al momento su Gilead Sciences, la società farmaceutica americana che ha trovato una cura apparentemente efficace contro il virus, utilizzando il remdesivir. In teoria, il vaccino si porrebbe in contrasto con il business del farmaco, ma le azioni non stanno risentendo negativamente delle buone novelle arrivate dal Regno Unito.

I mercati tipicamente tendono ad estremizzare la portata delle notizie, approfittando di quelle apparentemente negative per uno specifico titolo per vendere e realizzare i guadagni virtualmente maturati sino ad allora. In effetti, quand’anche fossimo vicini alla scoperta del vaccino anti-Covid, il futuro resterebbe favorevole sia allo shopping online, sia alle pay tv. Certo, cinicamente parlando, a società come Netflix e Amazon converrebbe che vi fosse una seconda ondata di contagi, perché questo scenario accrescerebbe ulteriormente nel breve il loro fatturato, costringendo le persone a comprare su internet e a guardare film a casa. Da qui, le vendite di questi ultimi giorni, sebbene la pandemia abbia già accelerato una tendenza in atto da anni e che in futuro non potrà che accentuarsi.

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