Vaccinazioni over 60 in Italia: perché in gioco ci sono le riaperture di bar, ristoranti e palestre

Immunizzare la popolazione più esposta al rischio di mortalità da Covid prima possibile per ripartire?

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Vaccinazioni over 60 una priorità

Alla conferenza stampa dei giorni scorsi, il premier Mario Draghi ha sbottato con riferimento alle vaccinazioni per gli over 60. Memorabile la sua frase “smettiamola col vaccinare psicologi di 35 anni”. In essa, egli ha manifestato tutta la sua ira e al contempo la frustrazione per una campagna vaccinale che non sta procedendo spedita e lineare come avremmo auspicato. C’è un dato che lascia perplessi su ogni altro: solo il 3% degli italiani tra 70 e 79 anni di età ha ricevuto due dosi di vaccino, per cui risulta immunizzato. Meno della metà degli over 80, invece, ha ricevuto due dosi, a fronte dei tre quarti che ha ricevuto almeno una dose.

Questo andazzo è preoccupante per il governo Draghi, che tramite il Generale Francesco Paolo Figliuolo, commissario straordinario all’emergenza Covid, ha ribadito ieri alle regioni la necessità di attenersi ai criteri dell’età anagrafica. Obiettivo: vaccinazioni over 60 quanto più veloci possibili. Le differenze tra regione e regione sono lampanti. Ad esempio, la Sicilia risulta ultima per somministrazione di almeno una dose tra gli over 80 (copertura al 50%), ma tra le prime riguardo alla fascia 60-69 anni.

Mortalità Covid quasi esclusivamente tra gli over 60

I dati dell’Istituto superiore della sanità parlano chiaro. Al 31 marzo scorso, il 95,6% dei morti per Covid aveva più di 60 anni. L’età media di un deceduto risultava di 81 anni, in calo dall’apice degli 85 anni dell’estate scorsa, ma pur sempre altissima. Meno dell’1% di chi è morto per Covid aveva 50 anni o meno. In altre parole, il Covid è letale quasi esclusivamente sopra una certa età. Da qui, la necessità di coprirla più velocemente possibile con le vaccinazioni over 60. Se la popolazione esposta maggiormente al rischio di mortalità venisse immunizzata, sarebbero possibili le riaperture di bar, ristoranti e palestre anche a pandemia ancora in corso.

In fondo, ciò che interessa è che il minor numero possibile di persone muoia o finisca in ospedale, non che non si ammali nessuno. Ma sulle vaccinazioni over 60 si stanno scontrando idee e interessi contrapposti. La Campania ieri ha balenato l’ipotesi di procedere a vaccinazioni mirate nelle località turistiche. L’obiettivo del governatore Vincenzo De Luca sarebbe di consentire le riaperture al più presto delle attività trainanti il PIL campano. Una proposta, che non suona dissimile da quella con cui esordì a gennaio Letizia Moratti nelle vesti di assessore alla Salute della Lombardia. In quel caso, la levata di scudi di stampa, governo (Conte) e opinione pubblica ebbe nel mirino l’affermazione per cui le vaccinazioni dovrebbero essere prioritarie nelle aree ad alta mobilità e con maggiore PIL.

Queste ipotesi potranno sembrare ciniche, ma paesi come la Grecia stanno cercando di immunizzare, anzitutto, i cittadini che vivono nelle isole turistiche. In questo modo, appena arriva l’estate e grazie anche al cosiddetto “passaporto vaccinale”, queste potranno ospitare i visitatori stranieri, mentre l’Italia rischia di restare al palo.

Vaccinazioni over 60 o prima chi lavora?

E qui veniamo al dubbio amletico che in tanti si stanno ponendo sulle vaccinazioni over 60: meglio coprire prima chi è esposto al rischio o chi lavora? I primi sono quasi del tutto fuori dal mercato del lavoro e la loro salute potrebbe essere preservata con restrizioni ad hoc, anziché generalizzare queste ultime e rendere impossibile la ripartenza dell’economia italiana. Il punto è che nella teoria funzionerebbe, in pratica molto meno. Gli anziani non sono sconnessi dal resto della popolazione. Spesso convivono con figli, nipoti e hanno bisogno di cure. Pertanto, entrerebbero a contatto ugualmente con il virus e, soprattutto, non ci sarebbero al momento sufficienti dosi per immunizzare la popolazione under 60 e attiva.

In sintesi, le riaperture di bar, ristoranti, palestre e ogni altra attività sinora chiusa per cercare di limitare i contagi passerebbero proprio dalle vaccinazioni over 60.

Draghi fa bene a premere sulle regioni, affinché ci concentrino su questa fascia di età. Il problema è un altro. Se pochi anziani si prenotano per vaccinarsi, dovremmo nel frattempo impedire a chi vuole di farlo? Non rischiamo di sprecare tempo? E, soprattutto, perché le prenotazioni tra gli over 70 non sembrano così alte? Qualcuno dovrebbe interrogarsi sui passi falsi compiuti sul caso AstraZeneca, oltre che sulle vicissitudini di una campagna vaccinale costellata da molte inefficienze. Ad esempio, sopra una soglia di età si dovrebbero riservare posti nei pressi del luogo di residenza, perché se mandi un ottantenne a vaccinarsi a 40 km di distanza, è probabile che questi vi rinunci a causa dell’impossibilità di arrivarci.

E diciamo anche che non tutti hanno dimestichezza con internet e i moduli online. Insomma, troppi fattori ostativi per vaccinazioni over 60 diffuse, anche conseguenza dello scarso coinvolgimento dei medici di famiglia. Il loro ruolo in questa pandemia è emerso centrale e, tuttavia, non viene più esercitato come un tempo.

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