Vaccinato l’1,5% della popolazione italiana contro il Covid, ecco rischi e speranze per il resto dell’anno

L'Italia figura sopra molti dei grandi paesi europei per copertura vaccinale contro il Covid-19. In forte recupero la Lombardia, ma aspettiamo prima di esultare.

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Come procede la vaccinazione in Italia contro il Covid

I numeri ci dicono che in Italia sono state somministrate oltre 870 mila dosi di vaccino contro il Covid al termine della giornata di ieri, pari a un tasso di copertura della popolazione di circa l’1,50%. Non è molto in due settimane, ma non sfiguriamo affatto sul piano internazionale. Siamo ottavi nel mondo, dietro a paesi come Israele, Regno Unito e USA, ma nettamente davanti a Germania, Francia e di poco alla Spagna. La regione Lombardia, che ha iniziato la campagna con diversi giorni di ritardo e per questo ha visto avvicendarsi all’assessorato alla Salute Giulio Gallera con Letizia Moratti, ha ingranato la marcia e da martedì superava le 100 mila somministrazioni, pur restando sotto la media nazionale in termini percentuali rispetto alle dosi consegnate.

Vaccinazioni lente in Germania e dietro all’Italia, mentre Israele ha iniziato i richiami

I ritmi non sono rassicuranti, ad ogni modo. Fare meno peggio di molti altri non ci servirà a trascorrere un 2021 così sereno come speriamo. Eppure, secondo un rapporto di Goldman Sachs, il nostro Paese sembra lanciato per risultare quello con la maggiore copertura vaccinale a fine anno in Europa, con un tasso superiore all’80%. Speriamo che la banca d’affari abbia ragione, perché esistono alcuni dati che minacciano la campagna in corso.

Anzitutto, il nostro governo aveva puntato in misura massiccia sul vaccino di AstraZeneca, la cui approvazione per gennaio da parte dell’EMA è in dubbio. La società britannica dovrebbe fornirci 40,38 milioni di dosi, più delle 29,92 milioni di Pfizer e le 10,7 milioni di Moderna, anche se meno delle 53,84 milioni di Johnson & Johnson e alla pari delle 40,38 milioni di Sanofi. Ci sono, poi, altre 30,28 milioni con CureVac.

Ma a parte che questi ultimi tre vaccini restano in attesa di approvazione, le fiale di AstraZeneca che ci sarebbero dovute arrivare per il primo trimestre di quest’anno ammontano a 16,1 milioni di dosi, contro le 8,7 milioni di Pfizer e le 1,3 milioni di Moderna.

Notizie non rassicuranti dall’Australia

In altre parole, se non arriva il via libera dell’EMA quanto prima ad AstraZeneca, rischiamo di ritrovarci con poche dosi per anche solo coprire la fascia della popolazione più a rischio, cioè gli over 60. Infatti, a causa dei richiami il numero dei vaccinati si dimezza rispetto a quello delle dosi consegnate. E dall’Australia arriva un’altra notizia ancora meno confortante. Secondo l’Australian and New Zealand Society for Immunology, che ha monitorato i dati della fase 3, il vaccino di AstraZeneca risulterebbe efficace solamente al 62%, per cui l’istituto suggerisce al governo australiano di non adottarne l’uso su larga scala, perché semmai servirebbe a garantire ai vaccinati di contrarre il virus più debolmente. Viceversa, i vaccini di Pfizer e Moderna risulterebbero efficaci al 95%.

Le vaccinazioni in Italia vanno a rilento, ma in Europa sono in pochi a fare meglio

Anche Canberra ha puntato essenzialmente su AstraZeneca, per cui l’Italia non sarebbe la sola nazione a rischiare di avere scommesso sul vaccino sbagliato. E’ vero, come dichiarano i virologi, che non siamo dinnanzi a una gara di velocità e che la vaccinazione richiederà tempo, ma all’infuori del mondo scientifico si hanno esigenze pratiche ben più immediate: minimizzare il rischio di mortalità per tornare ad aprire tutte le attività. Senza un’accelerazione dopo questa prima fase, che sta riguardando essenzialmente il personale sanitario e le RSA, non basterebbe tutta la primavera per immunizzare gli anziani e rischiamo una seconda estate con un turismo senza stranieri e con movimenti ridotti all’interno dello stesso territorio nazionale.

Da qui, la necessità di velocizzare l’iter e tornare alla normalità. Ad occhio e croce, per giungere all’obiettivo di una copertura dell’80% entro l’anno sarà necessario triplicare gli sforzi rispetto a queste settimane.

Non sarà facile, tra offerta limitata e strutture insufficienti allo scopo. A meno che non vengano coinvolti i medici di famiglia e le farmacie, il cui numero e diffusione sul territorio sono tali da garantire una decisa accelerazione e il raggiungimento di tutte le fasce della popolazione, a partire da quelle a rischio.

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