Uscire dall’euro costa voti, ecco come Le Pen e grillini rassicurano gli elettori

L'uscita dall'euro è nei piani di Marine Le Pen in Francia e del Movimento 5 Stelle in Italia. Consapevoli che la proposta spaventi il resto degli elettori, l'una e l'altro stanno vendendo il tema diversamente.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
L'uscita dall'euro è nei piani di Marine Le Pen in Francia e del Movimento 5 Stelle in Italia. Consapevoli che la proposta spaventi il resto degli elettori, l'una e l'altro stanno vendendo il tema diversamente.

Se Marine Le Pen dovesse vincere le elezioni presidenziali in Francia, arrivando al ballottaggio e superando l’avversario, l’euro potrebbe perdere il 10% rispetto ai livelli attuali, secondo lo strategist di Ubs, Lefteris Farmakis. Non meno peggio andrebbe al mercato azionario europeo e a quello obbligazionario, specie “high yield”. Ma proporre di uscire dall’euro può allontanare il sogno di arrivare all’Eliseo per la candidata della destra nazionalista francese, ragione per cui sta ultimamente cercando di guadagnarsi la fiducia dell’elettorato di centro-destra, quello al momento in maggiore confusione, avendo un candidato – François Fillon – letteralmente travolto da settimane da uno scandalo familiare su lavori fasulli.

Un ultimo sondaggio pubblicato in Francia segnala che quasi 3 francesi su 4 sarebbero contrari ad uscire dall’euro, per cui aldilà degli elettori del Fronte Nazionale, la proposta della Le Pen non avrebbe alcuna chance di sfondare. Da qui, il cambio di toni della donna, che ha riconosciuto come la stragrande maggioranza dei francesi vorrebbe restare nell’Eurozona, ma ha aggiunto che, una volta che nel paese si desse vita a un serio dibattito sul tema, le percentuali muterebbero. Ad oggi, ha spiegato Le Pen, chiunque abbia parlato di uscire dall’euro è stato accusato di “blasfemia”. (Leggi anche: Possibile davvero che Le Pen diventi presidente della Francia?)

Tornare al franco non piace ai francesi

I piani per tornare al franco restano ambigui. Nel programma elettorale, compare la ridenominazione del debito pubblico francese in franchi, secondo un rapporto di 1:1 con l’euro. La leader frontista ritiene che il franco dovrebbe essere lasciato libero di fluttuare sui mercati, svalutandosi probabilmente contro la moneta utilizzata dalla Germania e forse apprezzandosi un po’ contro quella dell’Italia. Così, promette che sarà ripristinata la competitività perduta delle imprese francesi.

Ridenominare il debito in franchi, però, significherebbe esporre i creditori a perdite correlate positivamente al tasso di svalutazione della moneta contro l’euro, colpendo le stesse famiglie e banche francesi. Queste ultime, poi, dovrebbero anche essere ricapitalizzate e non si può escludere un rischio di fallimento a catena, per evitare il quale Parigi dovrebbe intervenire, ma accollandosene gli oneri e facendo esplodere ulteriormente il debito pubblico. (Leggi anche: Dove investire se in Francia vince Le Pen?)

La moneta parallela alla Berlusconi

Per rassicurare gli elettori, Le Pen punta sul referendum, promettendo che qualsiasi decisione da presidente verrebbe assunta sulla base dell’esito della consultazione popolare, da indire entro sei mesi dalle presidenziali. Dunque, la donna segnala che non farebbe di testa sua, ma lascerebbe decidere agli elettori entro la fine di quest’anno stesso. Un modo, per incentivare gli elettori del centro-destra a votarla, consapevoli che avrebbero ugualmente l’ultima parola sulla permanenza o meno nell’Eurozona.

Il tema dell’uscita dall’euro è scottante anche in Italia, dove a proporre esplicitamente l’addio alla moneta unica sono Movimento 5 Stelle e Lega Nord. I grillini sanno che anche la maggioranza degli elettori italiani sarebbe contraria a tornare alla lira, per cui hanno addolcito le loro istanze, ribadendo, anzitutto, che metterebbero mano a una legge costituzionale per indire un referendum, altrimenti dal valore solo consultivo. Negli ultimi giorni, poi, parlano non più di uscire dall’euro, bensì di introdurre una moneta parallela, per l’esattezza “fiscale”, per dirla alla Luigi Di Maio. (Leggi anche: Perché la doppia moneta proposta da Berlusconi non avrebbe senso)

La ricerca del consenso tra i non anti-euro

Di che si tratta? Sembra ricalcare in tutto e per tutto la proposta di Silvio Berlusconi di emettere una specie di certificato di credito fiscale, anticipo di tasse da riscuotere, in modo da accrescere la liquidità interna e sostenere il pil con l’aumento della spesa pubblica, ma restando nell’Eurozona. L’ipotesi è del tutto sconclusionata, in quanto incompatibile con i Trattati istituti della moneta unica, che vietano l’emissione di un’altra forma di moneta e la monetizzazione della spesa pubblica. Inoltre, la moneta fiscale a 5 Stelle non farebbe che lievitare il deficit e il debito pubblico, finendo per contrariare sia il mercato, sia Bruxelles, violando le regole comunitarie.

Cosa hanno in comune grillini e lepenisti di questi tempi? La necessità di allargare la base del proprio consenso, mostrandosi meno minacciosi e rigidi sull’euro, ma finendo forse per svuotare di concretezza i loro piani, a Roma più che a Parigi. Non facciamoci illusioni, però, perché una vittoria degli uni o degli altri non potrebbe che essere salutata molto negativamente sul piano della solidità dell’Eurozona. (Leggi anche: Italia fuori dall’euro? Ecco come e cosa accadrebbe)

 

 

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Argomenti: Crisi Euro, Francia, Politica, Politica italiana

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