Uscire dalla crisi: svalutazione, inflazione e una “bad bank” europea

Per riavviare la crescita e ridurre la mole debitoria dei Paesi periferici, occorre abbandonare il credo monetario di Bundesbank e agire su tre fronti: svalutazione della moneta unica, creazione di inflazione e trasformazione della Bce in una “bad bank”.

di Stefano Fugazzi, pubblicato il
Per riavviare la crescita e ridurre la mole debitoria dei Paesi periferici, occorre abbandonare il credo monetario di Bundesbank e agire su tre fronti: svalutazione della moneta unica, creazione di inflazione e trasformazione della Bce in una “bad bank”.

Non si può negare che l’arrivo di Mario Draghi ai piani alti dell’EuroTower abbia contribuito a conferire alla Bce un’immagine più dinamica e, per certi versi, di rottura con il passato. Sotto la guida dell’ex Governatore di Banca d’Italia, infatti, la Bce è riuscita a ritagliarsi un ruolo di maggiore spessore all’interno dell’assetto istituzionale europeo sostituendosi, di fatto, al duo politico Merkel-Sarkozy alla guida dell’Europa. I meccanismi “salva vita” (l’Esm, lo scudo antispread e il Fondo di Redenzione Europeo) e le politiche monetarie straordinarie promosse da Draghi nel corso degli ultimi undici mesi non sono, tuttavia, riuscite nell’intento né di rilanciare l’economia reale né di risolvere i problemi di debito dei Paesi periferici.

Coniugare rigore di bilancio e crescita è, in realtà, possibile. Per farlo occorre sfatare i dogmi monetari che la Bce ha ereditato da Bundesbank e quindi ricercare percorsi alternativi. Di seguito illustriamo tre possibili soluzioni alla crisi economica e debitoria dell’Eurozona.

LA SVALUTAZIONE DELL’EURO

Il tortuoso sentiero verso l’uscita dal tunnel della crisi dell’economia reale deve passare attraverso la svalutazione dell’euro. Il deprezzamento della moneta unica contro le principali divise internazionali darebbe, infatti, nuovo impeto alla domanda estera per i prodotti e i servizi dell’Eurozona, una dinamica vitale per riavviare la crescita interna all’area (Salvare l’Euro con la svalutazione della moneta, la ricetta di Goldman Sachs).

Come è noto, per svalutare una valuta è necessario sia abbassare i tassi d’interesse sia aumentare la massa monetaria circolante. Le politiche di riduzione dei tassi e le recenti operazioni di rifinanziamento a lungo termine promosse dalla Bce hanno temporaneamente sortito gli effetti desiderati portando l’EUR/USD dall’1,41 dell’ottobre 2011 all’1,20 di luglio, salvo poi risalire a quota 1,30 nelle ultime settimane. Secondo l’economista francese Andrea Tuéni, questo dimostra come la Bce non abbia, in realtà, i mezzi per sostenere una duratura svalutazione della moneta unica: «Abbiamo già visto guerre monetarie e gli Stati Uniti sono particolarmente forti in questo gioco, così come i cinesi, che hanno un margine di manovra più esteso per controllare la propria moneta».

LA CREAZIONE DI INFLAZIONE

La politica monetaria della Bce si basa sulla convinzione che la stabilità dei prezzi al consumo sia necessaria e, al tempo stesso, sufficiente ad assicurare lo sviluppo dell’economia e una generalizzata stabilità finanziaria. Secondo alcuni autorevoli economisti, tuttavia, tale visione è antiquata perché sarebbe proprio l’inflazione l’arma in più per risollevare le sorti economiche del Vecchio Continente. L’economista premio Nobel Paul Krugman ritiene, per esempio, che l’inflazione non sia il problema, bensì la soluzione. «Per restaurare la competitività in Europa – spiega il professore di Princeton – è necessario che per i prossimi cinque anni nei paesi europei meno competitivi i salari diminuiscano. Questo aggiustamento è più facile da realizzarsi se si crea inflazione lasciando invariati i salari».

Una cura inflazionistica non solo ridarebbe smalto alla competitività dell’Eurozona, ma ridurrebbe anche in maniera significativa il valore reale del debito. Gli economisti Harald Hau e Ulrich Hege stimano, infatti, che un aumento dell’inflazione di tre punti percentuali abbatterebbe del 34% il rendimento reale delle emissioni sovrane a scadenza decennale.

LA TRASFORMAZIONE DELLA BCE IN UNA “BAD BANK”

Per salvaguardare il futuro dell’Eurozona è, inoltre, fondamentale ridurre la mole debitoria dei Paesi periferici imponendo importanti tagli al valore nominale delle emissioni sovrane. Perché una simile strategia possa produrre benefici tangibili, è necessario che ad accollarsi gli oneri di svalutazione sia la Bce e non il settore privato. In altre parole, l’EuroTower dovrebbe agire da prestatore di ultima istanza trasformandosi in una sorta di  “bad bank”. Teoreticamente questo è possibile perché le banche centrali non hanno limiti contabili e possono pertanto espandere o contrarre le dimensioni dei propri bilanci a seconda delle esigenze.

La Bce potrebbe dunque usare le proprie risorse per acquistare sui mercati secondari una cospicua porzione dei buoni del tesoro dei Paesi periferici attualmente in dote ai privati. Una volta reperiti questi, la Bce e i partner comunitari concorderebbero un importante taglio al valore nominale del debito in suo possesso, una soluzione che penalizzerebbe il solo bilancio della banca centrale lasciando, invece, intatti lo stato patrimoniale e il conto economico di istituzioni private e fondi d’investimento.

Una simile strategia ridurrebbe istantaneamente la mole debitoria dei Paesi periferici, una dinamica che permetterebbe ai governi nazionali di svincolarsi dal giogo dei piani di “mutuo soccorso” dell’Eurozona, allentare la pressione fiscale e, al tempo stesso, finanziare programmi di stimolo economico e occupazionale.

Dello stesso autore potrebbe interessarti sull’argomento anche:

Ecco perchè anticipare il default potrebbe salvare l’Eurozona

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Crisi Euro

I commenti sono chiusi.