USA: torna l’incubo del default tecnico, ma cosa potrà accadere veramente?

Ritorna l'allarme "shutdown" negli USA, essendo stato raggiunto il tetto del debito massimo autorizzato dal Congresso. Ci sarebbero altri 6 mesi per trattare. Cosa potrebbe succedere?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Ritorna l'allarme

Ieri, è stato raggiunto negli USA formalmente il tetto massimo del debito pubblico (“debt ceiling”) fissato 17 mesi fa da un accordo tra il Congresso e la Casa Bianca, pari a 18.100 miliardi di dollari. Tuttavia, Chris Krueger, analista di Guggenheim Securities, ritiene che il Tesoro americano avrà a disposizione ancora altri 6 mesi per evitare il cosiddetto “shutdown”, la chiusura delle attività governative, che nell’ottobre del 2013 paralizzò per 16 giorni molte attività pubbliche federali. Nel frattempo, il segretario Jacob Lew potrà adottare misure tecniche per continuare a rimanere al di sotto del tetto prestabilito.   APPROFONDISCI – Default Usa evitato o rinviato? Ecco cosa accadrà ora  

Scontro a destra su default USA

Quel che preoccupa, però, è che ad ottobre, quando Congresso e Casa Bianca saranno chiamati a trovare una soluzione, i due schieramenti saranno in piena fibrillazione, preparandosi alla corsa per le elezioni presidenziali del 2016. Da una parte, quindi, i Repubblicani dovranno dimostrare di non volere cedere alle pressioni dell’amministrazione Obama, rischiando altrimenti l’accusa in campagna elettorale di avere favorito le politiche “spendaccione” del presidente, dall’altro i Democratici non potranno mostrarsi deboli dinnanzi alle richieste della destra. Dentro ai Repubblicani, poi, è scontro aperto tra i Tea Party e l’estabilishment del partito. Ieri, il senatore dell’Idaho, Mike Simpson, si è scagliato contro i tea-partisti, sostenendo che essi rappresenterebbero l’ala più irresponsabile, irrealistica e inefficace della politica americana, responsabili delle divisioni della destra e della presunta forza contrattuale dei Democratici, nonostante questi siano minoranza sia alla Camera che al Senato. Dalla loro, i Repubblicani più dialoganti con l’amministrazione hanno il caso del 2013, quando l’opinione pubblica avrebbe individuato la destra quale la reale responsabile dell’impasse. Resta il fatto, però, che un anno dopo, proprio i Repubblicani trionfarono alle elezioni di mid-term. Lo “shutdown” è temuto a Washington, perché potrebbe costare decimali di pil di crescita, se è vero che i 16 giorni di stop di 2 anni fa portarono via lo 0,3% e qualche decina di migliaia di posti di lavoro. Il peggio arriverebbe con il default tecnico, ovvero l’impossibilità del Tesoro di pagare i titoli di stato in scadenza, avendo raggiunto il tetto massimo di debito autorizzato dal Congresso.   APPROFONDISCI – Usa, accordo o default: tempo (quasi) scaduto. Fitch alza la scure sul rating  

Ecco come si può evitare il default

La realtà, però, è molto meno drammatica di quello che lo scontro politico vorrebbe fare credere. Anzitutto, messo alle strette, il presidente potrebbe appellarsi al 14-esimo emendamento della Costituzione, laddove si sancisce che niente possa metter in discussione la validità del debito pubblico USA. L’atto, però, sarebbe terreno di battaglia in campagna elettorale e, pertanto, tutti vorrebbero farne a meno. Lo scenario migliore sarebbe quello di un accordo tra le parti: Obama s’impegnerà a ridurre il deficit nel lungo termine, i Repubblicani daranno il via libera al nuovo innalzamento del tetto. L’intesa, causa anche il clima pre-elettorale, si annuncia  tutt’altro che semplice: la destra chiederà certamente tagli alla spesa pubblica, incluso all’Obamacare, il programma di copertura sanitaria pubblica voluto dal presidente in carica, mentre i Democratici punteranno ad alzare le tasse sui redditi più alti. Ci si potrebbe incontrare a metà strada, ma ognuno riterrà opportuno probabilmente non cedere nulla a un anno dalle presidenziali. Senza un accordo, il Tesoro potrebbe farsi finanziare dalla Federal Reserve, cedendo a quest’ultima monete di platino, che è titolato a coniare, ottenendo in cambio i dollari necessari per pagare il debito in scadenza.   APPROFONDISCI – Gli USA sono schiavi del debito: tragedia da 60 mila miliardi di dollari   Inoltre, il Congresso potrebbe passare la palla alla Casa Bianca, invitandola ad assegnare priorità al pagamento del debito (“debt prioritarization”). Si tratterebbe di una polpetta avvelenata, perché ciò implicherebbe per il Tesoro la necessità di pagare i Treasuries in scadenza, a discapito di stipendi pubblici, pensioni, programmi sociali, etc. Il Tesoro, d’altronde, potrebbe eccepire l’impossibilità tecnica di provvedere a una tale priorità, visto che i pagamenti sono effettuati elettronicamente senza distinzione. La verità è che nessuno vorrebbe sacrificare alcuni pagamenti socialmente rilevanti e sensibili per ottemperare al debito.

Gioco pericoloso

Infine, resta lo scenario estremo di una mancata intesa e di una Casa Bianca totalmente passiva. Scatta lo “shutdown”, le attività federali chiudono e raggiunto il tetto massimo del debito, non saranno pagati nemmeno i titoli di stato in scadenza, facendo scattare il default tecnico. Ovviamente, l’ultima ipotesi è quasi essenzialmente teorica. Non accadrà mai che un presidente USA faccia scattare il default, ma il gioco è pericoloso, a maggior ragione che siamo in un anno pre-elettorale, come nel 2011, quando l’accordo si trovò a poche ore dall’ora X del 2 agosto, tanto che l’agenzia di rating S&P non evitò 4 giorni dopo il declassamento dei Treasuries dalla tripla A ad AA+. Le parti potrebbero trovare conveniente politicamente arrivare a un passo dall’abisso per alzare la posta e mettere sotto pressione l’avversario, innervosendo i mercati finanziari di tutto il pianeta e facendo sudare freddo gli investitori. Anche perché la storia insegna che il gioco può sempre sfuggire di mano anche ai più bravi.   APPROFONDISCI – Default Usa sarebbe “bomba nucleare”. Trattative sottobanco Obama-Repubblicani?  

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Argomenti: Economia USA