Lavoro USA, la ripresa non c’è: 27 milioni in meno di occupati dal 2000

Negli USA, il tasso di occupazione è in costante calo e il numero di coloro che non lavorano sale. Una famiglia su cinque non ha alcun reddito da lavoro.

di , pubblicato il

L’ultimo dato ufficiale sul mercato del lavoro USA ci dice che il tasso di disoccupazione è sceso in aprile al 6,3% dal 6,7% di marzo, inferiore al precedente target del 6,5% della Federal Reserve (messo in soffitto), indicato a fine 2012 quale soglia al di sotto della quale si sarebbero annullati gli stimoli monetari del “quantitative easing”.

Il dato di aprile, a prima vista, ha allontanato lo spauracchio di una “jobless recovery”, ossia di una ripresa dell’economia senza creazione di posti di lavoro. Stando sempre ai dati ufficiali, infatti, il mese scorso si sono aggiunti 288 mila posti di lavoro negli USA, molto al di sopra delle migliori aspettative, che erano ferme a un ottimistico 250 mila.

 

APPROFONDISCI – Dati macro Usa: bene gli ordini di beni durevoli, male i sussidi di disoccupazione

 

I dati completi sull’occupazione negli States

Tutto bene, dunque? Per nulla. Il diavolo sta nei dettagli, come sempre. E andando ad analizzare le cifre, ci accorgiamo come l’economia americana oggi sia tutt’altro che fonte di creazione di posti di lavoro. Ad esempio, scopriamo che i disoccupati ammontano a 9,75 milioni di persone, mentre altri 92,02 milioni di americani in età lavorativa non fanno parte della forza-lavoro. Insieme, fanno un totale di 101,77 milioni.

Ebbene, nell’anno 2000, i disoccupati in America erano 5,48 milioni, mentre coloro che non facevano parte della forza-lavoro erano appena 69,27 milioni, ossia un totale di 74,75 milioni di unità. Rispetto a 14 anni fa, quindi, in America ci sono 27 milioni in più di persone che non lavorano, anche se per un fatto puramente statistico, soltanto una minima parte di questi risultano effettivamente “disoccupati”, il resto è semplicemente “inattivo”, ossia “non lavora e non cerca lavoro”.

 

APPROFONDISCI – Tassi Fed, Janet Yellen torna accomodante: ancora troppi disoccupati USA

 

Altro dato, che conferma l’allarme negli USA è l’occupazione: il tasso degli occupati era del 64,6% nell’anno 2000, sceso già al 63% nel 2008, per sprofondare al 58,9% nell’aprile di quest’anno. In altri termini, da quando Barack Obama è entrato alla Casa Bianca, l’occupazione è scesa di quasi il 2%, visto che  nel gennaio 2009 si attestava ancora al 60,6%.

Altro dato inquietante e che sottolinea forse un fallimento politico dell’attuale amministrazione, anche se erede di un disastro finanziario gigantesco: un quinto delle famiglie americane, cioè 16 milioni 127 mila unità, non ha nemmeno un reddito da lavoro. E secondo uno studio di House Ways and Means Committee, sotto Obama, sette posti di lavoro su otto creati sono part-time. Anche qualora una famiglia avesse un reddito da lavoro part-time, potremmo realmente credere che ciò sia per essa una situazione ottimale? La classe media americana può tirare avanti con lavori a tempo parziale, spesso di poche ore a settimana? La risposta è certamente no.

E altro dato allarmante: a fronte dei 288 mila posti di lavoro aggiunti in aprile, ne sono “scomparsi” 259 mila tra gli under 55. In sostanza, giovani e meno giovani trovano sempre minori opportunità. Nel solo mese di aprile, 988 mila persone in più sono andate a finire nella categoria degli “inattivi”.

E’ evidente che se anziché considerare una persona che non lavora un disoccupato, lo cataloghiamo come inattivo, il tasso di disoccupazione tende per ciò stesso a diminuire, anche se risulta in calo in termini assoluti il numero di coloro che lavorano e in crescita di coloro che non lavorano.

Non stupisce, quindi, che il tasso di proprietà delle case (“home ownership”) sia negli USA attualmente il più basso degli ultimi 19 anni, segnalando che sempre meno famiglie riuscirebbero a compare casa. E il settore immobiliare americano fu l’epicentro della più grave crisi finanziaria mondiale dalla Grande Depressione.

 

Argomenti: