USA: i bond energetici fanno paura, ecco perché la produzione di greggio sale

I bond emessi dalle compagnie petrolifere negli USA sono considerati a rischio tra il crollo delle quotazioni del greggio e l'attesa per un rialzo dei tassi.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
I bond emessi dalle compagnie petrolifere negli USA sono considerati a rischio tra il crollo delle quotazioni del greggio e l'attesa per un rialzo dei tassi.

Dal 4 marzo ad oggi, i bond energetici “junk” americani, ovvero quelli dal rating inferiore al livello “investment grade”, hanno perso 7 miliardi, scendendo da un valore di mercato di 203 a 195,7 miliardi di dollari. Nello stesso frangente, il prezzo del petrolio è sceso del 15% nel range 42-43 dollari al barile, il più basso degli ultimi 6 anni. Nei fatti, è evaporato il guadagno realizzato da questi titoli a febbraio, quando erano cresciuti del 2,3% complessivamente. Il mercato inizia a dubitare seriamente che le compagnie petrolifere americane e non , ultra-indebitatesi in questi anni per investire in nuove trivellazioni e grazie anche ai tassi ai minimi storici, non siano in grado di ripagare i loro debiti, ora che le quotazioni del petrolio si sono dimezzate. Se il greggio si vende a un prezzo pari alla metà di soli 9 mesi fa, i flussi di cassa si riducono e viene meno la possibilità di fronteggiare le scadenze. Ecco, quindi, che le compagnie americane stanno cercando di attutire il colpo con un aumento della produzione, con il risultato, però, di aumentare l’eccesso di offerta globale sul mercato.   APPROFONDISCI – Petrolio, quotazioni in calo su aumento record delle scorte USA e previsioni OCSE   Dal 2006 al 2014, le compagnie petrolifere dell’intero pianeta hanno aumentato le loro esposizioni finanziarie da 1.000 a 2,500 miliardi di dollari, con i bond emessi passati da 600 a 1.600 miliardi. Di questi, 120 miliardi sono stati emessi negli USA dal 2012 e si tratta di titoli “high yield”, ad alto rendimento, meglio noti anche come “junk”, in quanto poco sicuri. E in America è cresciuta anche l’incidenza dei bond energetici sul totale dei corporate bond, passando dal 10% al 15% in appena 5 anni, corrispondenti a 900 miliardi su un totale di bond pari a 6.000 miliardi. Che il mercato avverta un aumento del rischio default per le obbligazioni energetiche speculative lo dimostra anche il premio richiesto, salito da 840 punti base di febbraio rispetto ai Treasuries ai 950 bp di marzo, anche se a gennaio si era arrivati a un differenziale di 1.070 bp. Si tratta di valori quasi tripli di quelli del giugno 2014, quando il premio per il rischio era per questi titoli solamente di 330 bp; ma allora le quotazioni del greggio si attestavano a ben 107 dollari al barile. Dunque, un rialzo dei tassi USA avrebbe un effetto doppiamente negativo per le compagnie petrolifere americane: dovrebbero rifinanziare il debito in scadenza a un costo più alto e allo stesso tempo potrebbero accusare un calo dei ricavi, per via del rafforzamento del dollaro, che a sua volta ridurrebbe la domanda di greggio dei clienti non americani, quindi, le quotazioni. Più costi e meno entrate non è una prospettiva esaltante. Da qui, la tendenza ad aumentare al massimo l’output, in modo che la maggiore quantità venduta riesca a compensare i minori prezzi. Il cane che si morde la coda. Ecco spiegato uno dei motivi fondamentali per cui la Federal Reserve ha paura ad alzare i tassi.   APPROFONDISCI – Il prezzo del petrolio scende sotto i $60 e il rischio default dei bond energetici raddoppia    

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Argomenti: Petrolio