USA: Bullard chiede alla Fed di alzare i tassi, ma Morgan Stanley non esclude un taglio

I tassi negli USA dovrebbero essere alzati al più presto, sostiene il banchiere centrale americano James Bullard. Ma per Morgan Stanley, la prossima mossa della Fed potrebbe essere un taglio.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
I tassi negli USA dovrebbero essere alzati al più presto, sostiene il banchiere centrale americano James Bullard. Ma per Morgan Stanley, la prossima mossa della Fed potrebbe essere un taglio.

Il governatore della Fed di St. Louis, James Bullard, intervenendo a un evento a Francoforte, ha chiesto all’istituto di alzare adesso i tassi USA, per dare vita alla normalizzazione della politica monetaria, dopo 6 anni e mezzo di tassi zero. Bullard ha spiegato che la bassa inflazione sarebbe solo transitoria e che gli effetti delle variazioni del cambio sui prezzi sarebbero limitati. Anche con l’avvio della stretta monetaria, la politica della Fed rimarrebbe molto accomodante, ma se il rialzo dei tassi fosse rinviato, si correrebbe il rischio di creare una bolla sui mercati, che l’esperienza, ha aggiunto, ha dimostrato che è difficilmente gestibile. Il banchiere centrale americano ha stimato una crescita del pil dell’1,5% nel primo trimestre negli USA e del 3% nel medio termine, sostenendo che la disoccupazione potrebbe scendere nel paese anche al 4%. Infine, ha rassicurato che il mercato avrebbe già scontato la divergenza attesa per i prossimi 2 anni tra le politiche monetarie della Fed e della BCE.   APPROFONDISCI – Tassi USA, altri segnali che la stretta monetaria della Fed sarà prudente  

La prudenza della Fed

Bullard, che per ora non ha diritto di voto dentro al Fomc, il board della banca centrale americana, è considerato un “falco moderato”, senza posizioni preconcette. Il suo appello per un aumento dei tassi viene lanciato nel bel mezzo di un fitto dibattito in America sull’opportunità di rinviare o meno la stretta o di rallentare il ritmo nei mesi successivi. Se il rialzo dei tassi a giugno era considerato un evento scontato fino a poche settimane fa, dato il visibile miglioramento dell’economia americana, adesso serpeggia qualche dubbio, dopo che il dollaro è salito quasi ai massimi degli ultimi 12 anni contro le principali valute, allontanando l’attesa per un’accelerazione dell’inflazione all’obiettivo del 2%. E anche quando le probabilità che la stretta inizi tra 3 mesi resta la più elevata tra le alternative, i funzionari della stessa Fed hanno diramato all’ultimo board di questo mese le nuove previsioni sui tassi, attesi per la fine dell’anno a livelli quasi dimezzati rispetto alle stime di dicembre, suggerendo una tempistica più lenta per i rialzi successivi al primo.   APPROFONDISCI – Tassi USA, cosa dobbiamo aspettarci dopo la conferenza della Fed di ieri?  

Previsione clamorosa di Morgan Stanley

Addirittura, Morgan Stanley non arriva ad escludere nemmeno che la prossima mossa del governatore Janet Yellen possa essere un taglio dei tassi e non un rialzo. La previsione sembra clamorosa, in controtendenza rispetto a tutte le altre analisi, segnalando il clima di grave preoccupazione che regna sui mercati, benché ne dicano le banche centrali. Inutile negare che la Fed abbia paura che l’aumento dei tassi in questa fase, in cui tutte le altre principali banche centrali stanno restando molto accomodanti, possa eccessivamente rafforzare il dollaro oltre i livelli attuali e che al contempo possa fare esplodere quella bolla finanziaria alimentata in questi anni da stimoli monetari per oltre 3.000 miliardi di dollari. Riusciranno le famiglie e imprese negli USA a continuare a pagare i debiti contratti in questi anni a tassi infimi? Finirà come l’ultima volta, quando l’allora governatore Alan Greenspan ha dovuto alzare repentinamente i tassi dall’1% al 5,5% tra il 2004 e il 2006, dopo 4 anni di politica monetaria molto accomodante? L’allarme appare legittimo, dato che i tassi sono stati abbassati nel range 0-0,25% da ben 6 anni e mezzo, in presenza anche di stimoli monetari potenti.   APPROFONDISCI – Greenspan lancia l’allarme: le bolle scoppiano sempre, attenti ai debiti  

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Argomenti: Fed