Usa, accordo o default: tempo (quasi) scaduto. Fitch alza la scure sul rating

Occhi puntati agli Usa: . le agenzie di rating potrebbero reagire già in serata, dopo outlook negativo di Fitch, che ha confermato la tripla A sui Treasuries

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Occhi puntati agli Usa: . le agenzie di rating potrebbero reagire già in serata, dopo outlook negativo di Fitch, che ha confermato la tripla A sui Treasuries

Mancano poche ore alla data del 17 di ottobre, quando il Tesoro USA rimarrà in cassa con soli 30 miliardi di dollari, insufficienti per onorare il debito federale e le altre spese, se non per qualche giorno. Se entro stasera non si troverà un accordo tra Congresso e Casa Bianca, ossia tra repubblicani e Barack Obama, gli USA andranno in default tecnico, con conseguenze forse inimmaginabili sulla finanza e l’economia sia dell’America, sia del resto del mondo.

 

Rating Usa resta AAA ma Fitch sembra aver tolto tutti dall’imbarazzo

Ieri, l’agenzia di rating Fitch ha posto i titoli di stato americani sotto osservazione, da un lato confermando la tripla A, dall’altro sottolineando il “rating watch negative”. Fitch ritiene ancora che il tetto del debito sarà innalzato, ma ha anche sottolineato come le probabilità di un default crescano con il passare delle ore, ribadendo che il Congresso dovrebbe aumentare con urgenza il tetto del debito.

E non hanno ancora trovato conferma le parole del capogruppo dei democratici al Senato, Harry Reid, che ieri sera aveva parlato di declassamenti in arrivo, in assenza di un’intesa. No comment da S&P e Moody’s.

Eppure, il precedente dell’agosto del 2011 non gioca in favore degli USA. Anche allora il default fu evitato all’ultimo minuto e la risposta fu il primo declassamento della storia dei Treasuries, ad opera di S&P, che ad oggi mantiene un rating AA+ con outlook stabile. Moody’s valuta ancora i bond americani AAA con outlook stabile.

 

Obama Repubblicani: sempre muro contro muro

Intanto, il presidente Barack Obama non ha accettato nemmeno l’ultima proposta repubblicana, che prevedeva tagli all’Obamacare in cambio della riapertura dello stato federale e dell’innalzamento provvisorio del tetto del debito, sostenendo che si tratterebbe di un contentino dato ai Tea Party.

Dal canto loro, i repubblicani respingono l’accusa di tenere sotto scacco l’amministrazione e lo stato federale, addossando alla Casa Bianca la responsabilità di avere accumulato in meno di cinque anni un terzo dell’attuale montagna di debito federale da 16.700 miliardi.

Anche a Wall Street l’umore degli investitori è meno improntato all’ottimismo, man mano che ci avviciniamo alla data del 17. Oggi, la borsa americana potrebbe mostrare qualche segnale di vero nervosismo, che sinor è stato quasi del tutto contenuto.

La questione del “debt ceiling” s’intreccia con l’altra non meno traumatica dello “shutdown Usa”. L’America è al sedicesimo giorno di chiusura degli uffici federali, poiché il Congresso non è riuscito ad approvare entro il 30 settembre (chiusura dell’esercizio) il budget per il nuovo anno.

I repubblicani, intimoriti dai sondaggi che li riterrebbero maggiormente responsabili per il caso di un default, avevano proposto due giorni fa l’innalzamento del tetto del debito per sei settimane e senza condizioni, al fine di guadagnare tempo per la trattativa. Ipotesi respinta da Obama, forse più per tattica e in attesa che arrivi un’apertura incondizionata anche sulla riapertura dello stato federale. Ma con il passare delle ore allarma lo stallo delle posizioni.

 

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