USA 2016: West Virginia a Sanders, Trump corre da solo

Bernie Sanders vince le primarie in West Virginia e si affianca a Hillary Clinton per battere il nemico in comune: Donald Trump.

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Bernie Sanders vince le primarie in West Virginia e si affianca a Hillary Clinton per battere il nemico in comune: Donald Trump.

Dal 2008 al 2016 le cose sono cambiate in West Virginia: allora Hillary Clinton vinse contro Barack Obama, con quest’ultimo che poi andò alla Casa Bianca, oggi ha vinto Bernie Sanders sulla Clinton, ottenendo il 51% dei consensi contro il 36,6%, ma con ogni probabilità a Washington quest’anno ci andrà la Clinton. West Virginia, Stato di minatori, ha pesato la gaffe della Clinton che, in difesa delle energie rinnovabili, si è lasciata scappare una frase che di fatto l’ha condannata: “Chiuderemo molte miniere”. Sanders, già favorito nei sondaggi, ha incrementato la percentuale delle preferenze e ha affermato che lotterà fino alla fine, conquisterà voti e darà voce alle masse che protegge, quelle dei giovani, ma anche quelle dei lavoratori, in favore di un’economia che non premi soltanto l’1% della popolazione, di un sistema che invece sia focalizzato sull’assistenza sanitaria per tutti, sui college e sulle università gratuite.   [tweet_box design=”box_09″ float=”none”]#BernieSanders vince in West Virginia e non si dà per vinto #USA2016[/tweet_box]     Eppure Sanders non si scaglia contro la Clinton, ma paradossalmente la appoggia: il nemico da battere è Donald Trump, dichiara Sanders. E questo anche la Clinton lo sa bene. E sa anche che per arrivare alla Casa Bianca e ottenere due piccioni con una fava, ovvero i suoi elettori e quelli di Sanders, proprio di quest’ultimo avrà bisogno. Sanders punta a convincere una buona parte di superdelegati a cambiare idea e a sostenere lui anziché la Clinton, ma i dati attuali sono tutti nettamente in favore per l’ex first lady, che peraltro è già super favorita negli Stati che contano, ovvero New Jersey e California, mentre il leader “socialista” è avanti con le rilevazioni in Kentucky e in Oregon. Non basteranno tuttavia a Sanders per ottenere qualche chance in più: la sua strada è tutta in salita, una salita estremamente ripida e che porterà alla convention di Philadelphia di luglio.   Donald Trump vince in West Virginia e Nebraska. Sostanzialmente, però, Trump corre da solo dopo il ritiro delle candidature da parte di Ted Cruz e John Kasich. Tuttavia, a causa del sistema elettorale piuttosto contorto degli Stati Uniti, non è ancora sicuro di vincere. Diciamo, tuttavia, che ha un buon 99% di probabilità di essere il candidato repubblicano alla Casa Bianca, lo sfidante di Hillary Clinton. Sfavorito nei sondaggi iniziali, sia che vincesse la Clinton, sia che – non dovrebbe succedere – vincesse Sanders, Trump era sfavorito anche nei sondaggi precedenti alle primarie, prima di abbattere tutti i suoi avversari e conquistare – possiamo già dirlo? – la nomination.   La campagna elettorale della Clinton – e anche quella di Sanders, unito all’ex segretario di Stato sotto questo aspetto – è decisamente cambiata, volgendo in direzione contraria a quella del tycoon newyorchese. Sanders stesso ha detto che Trump non vincerà mai perché la forza dell’America sta proprio nella sua diversità, una diversità che il miliardario vuole distruggere. Dopo le due vittorie, dal canto suo, Trump ha dichiarato che farà di tutto per migliorare l’economia dei due Stati in cui ha vinto. Trump corre da solo e la sua forza è nelle sue parole, che viaggiano ora verso la strada di una maggiore moderazione – ma quanto durerà? – concentrata anche sul cercare di farsi “perdonare” dai messicani a suon di tacos.   Nuove opportunità di business, nuovi posti di lavoro: Trump punta sulle necessità della popolazione, proprio come Sanders, ma tutti e due sono su due sponde completamente opposte di un fiume. Su quel fiume, quello stesso fiume che porterà alla Casa Bianca, Hillary Clinton si fa portare dalla corrente come un tronco che galleggia. Un tronco al quale potrebbe inaspettatamente aggrapparsi anche Sanders, nel tentativo di sintetizzare due anime decisamente diverse in un unico governo. E intanto l’establishment repubblicano comincia già a leccarsi le ferite per le sue prime sconfitte interne.

Trump è riuscito a sbaragliare un sistema fossilizzato puntando sulla demagogia: qualcosa ci dice, però, che gli Stati Uniti non ne finiranno schiavi quando giungerà il momento di decidere.

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