USA 2016: Sanders conquista l’Oregon, quasi parità in Kentucky

Bernie Sanders conquista l'Oregon, pareggia in Kentucky e predica calma in Nevada: le primarie Dem USA 2016 non sono ancora finite.

di Daniele Sforza, pubblicato il
Bernie Sanders conquista l'Oregon, pareggia in Kentucky e predica calma in Nevada: le primarie Dem USA 2016 non sono ancora finite.

Le primarie democratiche USA 2016 stanno vedendo un protagonista che fino a qualche mese fa era inaspettato: si tratta di Bernie Sanders, l’uomo che sta creando scompiglio all’interno dell’establishment democratico, dividendo l’elettorato che non si fida per nulla di Hillary Clinton – o almeno, una parte di esso. La partita in Oregon è stata comunque vinta ampiamente da Sanders, che ha conquistato il 53,1% delle preferenze, mentre alla Clinton è andato solo il 46,9% dei consensi. In Kentucky, invece, è avvenuto un mezzo giallo, visto che la Clinton ha twittato di aver conquistato questo Stato quando però Associated Press avrebbe smentito il proclama dell’ex segretario di Stato fino a quando, ore dopo, ha proclamato la stessa Clinton vincitrice, ma veramente per un soffio. In Kentucky, infatti, la Clinton ha acquisito il 46,8% dei consensi contro il 46,3% ottenuto da Sanders, con il risultato che i delegati dello Stato sono divisi equamente.   [tweet_box design=”box_09″ float=”none”]Bernie Sanders vince in Oregon e pareggia in Kentucky: Hillary Clinton non piace a tutti #USA2016[/tweet_box]   L’annuncio anticipato della Clinton ha tradito comunque un po’ di nervosismo per l’ex first lady, la quale sa perfettamente che il suo nome non convince appieno l’elettorato democratico. Mentre sul fronte repubblicano è praticamente quasi tutto deciso, la Clinton deve cominciare a ragionare su come persuadere gli elettori di Sanders a passare dalla sua parte. Con la nomination alla Casa Bianca praticamente in tasca, la Clinton risulta infatti ancora tallonata dal leader socialista, il quale non ha la minima intenzione di ritirarsi. Quella ottenuta in Kentucky, infatti, non può definirsi propriamente una vittoria, quella in Oregon, invece, può essere considerata una vera e propria sconfitta. Negli ultimi giorni, la Clinton si è scagliata duramente contro Donald Trump come se fosse già lei il candidato democratico alla Casa Bianca: effettivamente, a meno di clamorose sorprese, sarà proprio Hillary Clinton a sfidare il tycoon newyorchese, ma i risultati recenti ottenuti da Sanders devono far riflettere.   Da parte sua il senatore del Vermont è sereno delle vittorie ottenute: dopo aver contestato il sistema di voto stabilito dall’establishment democratico in Kentucky e Oregon, che di fatto esclude gli indipendenti – favorevoli a Sanders – alle urne, il leader socialista si è dimostrato ottimista per il futuro, affermando come vi siano “reali possibilità di vincere una serie di primarie future“, compresa quella in California, ha puntualizzato Sanders, il quale ha poi ironicamente aggiunto: “ma non ditelo alla Clinton, perché potrebbe innervosirsi”. Sanders ha inoltre raccolto una maggiore quantità di consensi nell’esprimere la sua opinione contro una possibile investitura di Bill Clinton nella politica economica americana qualora dovesse vincere la moglie, una scelta che ha lasciato di stucco l’elettorato democratico, molto scettico di fronte a questo ritorno al passato.   Lo stesso Sanders ha commentato negativamente questa futura eventualità: “Se diventassi presidente io metterei nei ruoli chiave dell’economia persone che non vengono da Wall Street e che capiscono come mettere un freno al declino della classe media“. Già, quella classe media su cui Sanders ha puntato forte, vincendo, e sulla quale la Clinton non ha messo in pratica tecniche di seduzione politica efficiente. Anche perché è ormai storia nota che Hillary Clinton sia vicina ai poteri forti, al contesto lobbystico e ai vertici della finanza mondiale, cosa che peraltro Sanders non dimentica mai di omettere, anche perché è un elemento fondamentale della su apolitica e un fattore vincente che gli permette di guadagnare consensi e al contempo farli perdere alla Clinton.   Al tempo stesso Bernie Sanders deve guardarsi dai possibili disordini creati dai suoi sostenitori, disordini che forse Sanders condanna, ma che dall’altro lato apprezza in favore di una giustizia politica di cui si sente privato. Lo scorso fine settimana, infatti, in occasione della convention dei Democratici in Nevada, 60 potenziali delegati di Sanders sono stati fatti fuori a causa della loro ineleggibilità da parte del presidente del partito locale, Roberta Lange. Questa decisione ha scatenato un putiferio tra i sostenitori del leader socialista, che ha avuto anche una deriva spiacevole, tradottasi in minacce di morte a Roberta Lange e alla sua famiglia. Alcuni esponenti democratici che appoggiano Sanders hanno allora chiesto al loro leader di condannare quegli atti: Sanders ha sì condannato le violenze, ma al tempo stesso ha difeso i suoi sostenitori affermando che non sono stati trattati con correttezza e rispetto. Inoltre ha criticato la leadership democratica del Nevada, condannando i suoi modi di utilizzo del potere al fine di “prevenire un processo giusto e trasparenze”. Inoltre si registra un fondato timore anche per la Convention di Filadelfia di luglio, che potrebbe essere macchiata da forme di protesta più o meno esplicite da parte degli elettori di Sanders, i quali si stanno già mobilitando sul web e non solo. Una deriva questa che potrebbe giovare ulteriormente alla Clinton.

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Argomenti: Elezioni americane 2016, Esteri