Ursula e Christine, che Europa sarà con le due donne al timone?

Christine Lagarde alla BCE e Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione UE. Due donne e due conservatrici al timone dell'Europa per i prossimi anni. Cosa dobbiamo attenderci che faranno?

di , pubblicato il
Christine Lagarde alla BCE e Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione UE. Due donne e due conservatrici al timone dell'Europa per i prossimi anni. Cosa dobbiamo attenderci che faranno?

Fumata bianca a Bruxelles, ieri. Il conclave formato dai capi di stato e di governo della UE ha eletto Christine Lagarde a capo della BCE e Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione. Due donne, l’una francese e l’altra tedesca. Due conservatrici, la prima alla guida del Fondo Monetario Internazionale da 8 anni, la seconda ministro della Difesa della Germania, stretta collaboratrice della cancelliera Angela Merkel, tanto da essere l’unica ad avere sempre ricoperto ruoli in tutti e 4 i governi di quest’ultima.

Come possiamo immaginare che sarà l’Europa di Ursula e Christine?

Nomine UE, il volto dell’Europa franco-tedesca. E per l’Italia un posto da bidello

Anzitutto, gli ambiti operativi saranno, come già oggi, nettamente separati: la tedesca guiderà la politica della UE nel suo complesso e quella fiscale, in particolare, per l’Eurozona. La francese gestirà la politica monetaria dell’area, ma non è un banchiere centrale, né ha mai seguito studi economici, anche se dal 2011 guida il principale istituto di natura economico-finanziaria al mondo. A parte lo stile, che per forza di cose le differenzierà dai rispettivi predecessori uomini, la discontinuità riguarderebbe proprio la sostanza.

La von der Leyen è intransigente sui conti pubblici, esponente di quella impostazione fiscale austera che la sua Germania ha abbracciato con incrollabile convinzione sin dalla fine della crisi del 2008-’09, grazie alla politica dello “Schwarze Null” dell’ex ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, con cui proprio la futura presidente della Commissione litigò quando era ministro della Famiglia e pretese finanziamenti a sostegno del suo dicastero. Ma la politica non la fanno solo i singoli uomini. Sarà così anche alla Commissione, in cui le posizioni apicali saranno verosimilmente detenute dai soliti popolari e socialisti, nonché dai liberali. Ad eccezione dei secondi, trattasi di componenti favorevoli al prosieguo dell’austerità fiscale, ossia contrari a politiche di stimolo alla crescita a colpi di spesa pubblica.

I presunti tratti distintivi delle due donne

Vi chiederete quale sia la novità rispetto alla gestione di Jean-Claude Juncker dal 2014 ad oggi.

Se hanno senso le critiche arrivate in questi anni dalla Germania di Frau Merkel all’indirizzo di Bruxelles, i bilanci degli stati dell’Eurozona verranno scrutati con maggiore rigore, cioè sulla base di valutazioni più “tecniche” e meno politiche possibili, così da ridurre i casi di discrezionalità e possibili conflitti e recriminazioni degli uni contro gli altri. Per l’Italia, almeno in teoria, significa che d’ora in poi dovrà abituarsi a lavorare più con i numeri e che con le chiacchiere. Per contro, il fatto che von der Leyen sia rappresentante della prima economia europea implica anche un plus di responsabilità a suo carico, che probabilmente avvertirà subito dopo l’insediamento a Palazzo Berlaymont e che la spingerà a mostrarsi più cauta dello “sciatalgico” Juncker nei toni e nei comportamenti.

E la Lagarde? Con Draghi condivide la necessità di varare ulteriori stimoli monetari per sostenere l’inflazione (e la crescita), anche se non ha l’adeguata preparazione accademica richiesta per la carica. Probabile, però, che la sopperirà affidandosi maggiormente ai consiglieri esecutivi e alla fantasia dei funzionari della BCE, mentre sul piano comunicativo potrebbe risultare un po’ meno ingessata dei suoi tre predecessori e più sfacciata nel chiedere ai governi di fare la loro parte per rendere l’euro una moneta dal futuro meno incerto e la politica monetaria più efficace.

Nel complesso, verrebbe da dire, una politica fiscale più restrittiva e una monetaria ancora a lungo espansiva. In soldoni, tassi bassi e nuovi cicli di “quantitative easing” da un lato e attenzione massima ai conti pubblici. Un compromesso tra nord e sud, che reggerà almeno fino a quando l’inflazione non tornerà a salire verso il target nell’area, rendendo necessario avviare la stretta sui tassi. A quel punto, la presunta inflessibilità della tedesca a capo dei commissari si rivelerà un problema per il sud, non solo per l’Italia. Ma per allora c’è tempo.

Christine Lagarde da ministro di Sarkozy alla BCE, chi è la donna scelta dopo Draghi

giuseppe.

[email protected] 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: , , ,
>