Unione Bancaria, c’è l’accordo. Ecco come funziona il Meccanismo Unico di Risoluzione

Unione bancaria al via dal 2015. I salvataggi saranno gestiti in comune con una progressività annua, ma gli stati non perderanno i poteri di intervento sulle piccole banche.

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Unione bancaria al via dal 2015. I salvataggi saranno gestiti in comune con una progressività annua, ma gli stati non perderanno i poteri di intervento sulle piccole banche.

I ministri dell’Ecofin, dopo una maratona notturna, hanno raggiunto un accordo sulla cosiddetta “unione bancaria”. Si tratta, in sostanza, di un testo che supera progressivamente la distinzione tra istituti sulla base dello stato europeo in cui hanno sede, prevedendosi requisiti comuni di liquidità e solvibilità, nonché un’attività regolamentare che non possa più essere basata su criteri nazionali.

Tuttavia, l’accordo prevede una fase di transizione di almeno dieci anni, tanto che la mutualizzazione totale dei rischi sarà operativa dal 2025 o 2026. L’anno esatto è oggetto di qualche dubbio.

L’accordo prevede che ad occuparsi dei salvataggi delle banche europee sia il Meccanismo Unico di Risoluzione (MUR), che potrà ricapitalizzare in maniera diretta i 128 più grandi istituti, oggi già sottoposti alla vigilanza accentrata della BCE, mentre sulle restanti quasi 6.000 banche, il sostegno potrebbe arrivare solo in seconda battuta, cioè successivamente all’intervento del governo nazionale.

La ricapitalizzazione da parte del MUR potrà avvenire solo a partire dall’1 gennaio 2016, quando saranno già entrate in vigore le nuove regole per i salvataggi degli istituti ristrutturati e in liquidazione nell’Eurozona, che prevedono l’adozione del famoso “modello Cipro”; le perdite saranno caricate nell’ordine sulle spalle di azionisti, obbligazionisti senior, depositanti e, infine, sul governo nazionale o MUR, in base alle dimensioni dell’istituto, come detto sopra.

 

Come funzionerà il MUR

Il MUR disporrà di un fondo ripartito in compartimenti nazionali e la mutualizzazione degli aiuti crescerà al ritmo del 10% all’anno. Esempio: se il primo anno di operatività del MUR bisognerà salvare una banca greca, prima si dovrà utilizzare il fondo alimentato dai contributi della Grecia fino al 90% e solo se questo sarà insufficiente si potrà utilizzare il contributo degli altri stati per un massimo del 10%.

Il contributo degli altri stati sale al 20% per il secondo anno (80% di utilizzo del compartimento nazionale), mentre diventa del 100% nel decimo anno, quando, cioè, gli aiuti saranno gestiti totalmente in forma comune. Tuttavia, non si comprende bene se i 10 anni partano dal 2016, il primo anno possibile per le ricapitalizzazioni da parte del MUR, o dal 2015, anno in cui il Meccanismo sarà operativo.

I governi, però, non perderanno il controllo della gestione dei salvataggi. E’ previsto, infatti, che il ruolo della Commissione europea sia ridotto, in favore del Consiglio europeo. Un intervento del MUR potrà essere bloccato solo se la Commissione darà parere contrario e tale parere sarà accolto anche dal Consiglio europeo. La sola Bruxelles, insomma, non avrà poteri decisionali sui salvataggi, su cui continuerebbe ad esserci l’ultima parola dei governi nazionali.

 

La Germania la spunta sulle Sparkassen

Date le premesse, l’accordo può definirsi buono, perché da un lato mutualizza i rischi solo con una certa progressività, dall’altro non cede totalmente la sovranità decisionale a un organo estraneo all’ambito nazionale e politico, essendo previsto l’intervento possibile del Consiglio. Infine, viene distinta la posizione delle piccole banche dalle grandi, prevedendosi un intervento diretto del MUR solo per quest’ultimo. Inutile negare che si tratti di un cedimento alla Germania, che mai vorrà perdere il suo controllo sulle piccole Sparkassen regionali, legate a doppio filo alla politica tedesca e dai bilanci non esattamente cristallini.

 

 

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