Unicredit non vuole il marchio MPS: vale mezzo miliardo, ma porta tanti guai

Andrea Orcel, CEO di Unicredit, non è interessato a rilevare anche il marchio di MPS, il cui valore sarebbe stimato in 500 milioni di euro

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Marchio MPS, Unicredit non lo vuole

Il nome della banca più antica del mondo ad oggi attiva rischia di scomparire dal mercato. Monte Paschi di Siena (MPS) fu fondata nel lontanissimo 1472 e dopo 5 secoli e mezzo di vita potrebbe avere i giorni contati dopo che Unicredit si è rifiutata di rilevarne il marchio. L’istituto guidato da Andrea Orcel ha il coltello dalla parte del manico nelle trattative con il Tesoro, che possiede il 64,2% delle azioni senesi. In assenza di altri potenziali compratori, MPS dovrà subire le conseguenze di quelle che avanza a tutti gli effetti come lo spettro di uno “spezzatino” tutto a favore di Piazza Gae Aulenti.

Il marchio in sé varrebbe sui 500 milioni di euro. Ma chi se lo piglia, dovrà fare i conti con tutto ciò che esso comporta. E il problema è che implicherebbe sobbarcarsi cause legali per un “petitum” totale di 6,2 miliardi di euro. Una cifra mostruosa, quando già l’accordo transattivo tra banca e Fondazione ha tolto di mezzo una maxi-richiesta di altri 3,9 miliardi.

In quest’opera di “cherry-picking” da parte di Unicredit, in capo a MPS resterebbero 40 dei circa 90 miliardi di euro di prestiti, nonché 300 sportelli, praticamente quelli al sud e, in particolare, in Sicilia. Non è un caso che in fase di trattative, oltre alle parti sono state ammesse a partecipare alla “data room” anche Mediocredito Centrale (Banca del Mezzogiorno) e Amco. La prima dovrebbe accollarsi la rete nel Meridione, mentre la seconda i restanti crediti problematici indesiderati, vale a dire altri 4 miliardi di NPL e 15 miliardi di cosiddetti “Stage 2”, cioè finanziamenti percepiti a rischio.

Affare Unicredit-MPS ed elezioni a Siena

Le parti dovranno attendere l’esito delle elezioni suppletive a ottobre nel collegio di Siena, non tanto per il significato diretto in sé, quanto per evitare che un qualsiasi accordo avveleni il clima politico oltremisura.

Il posto è stato lasciato vacante da Pier Carlo Padoan, ex ministro dell’Economia e oggi presidente di Unicredit. Favorito a succedergli è il segretario del PD, Enrico Letta, che ha evitato di presentarsi con il simbolo del partito nel tentativo grottesco di far dimenticare agli elettori senesi chi rappresenti. Perché il PD a Siena è percepito come il partito che ha gestito e distrutto MPS.

Il resto è fumo negli occhi. La Lega vaneggia di un possibile terzo polo bancario di cui MPS farebbe parte in alternativa all’operazione Unicredit. I fatti stanno andando, però, da tutt’altra direzione. E nessun piccolo istituto si è fatto avanti per trattare con il Tesoro. Il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, ha invocato più tempo all’Europa per la privatizzazione. Da un lato, sarebbe più che opportuno per almeno cercare di spuntare condizioni meno penalizzanti da Unicredit, la quale approfitta dei tempi veloci entro cui lo stato dovrà rivendere MPS, cioè a fine anno. Dall’altro, il caso Alitalia depone contro una dilazione. La compagnia risulta commissariata da quasi 4 anni e mezzo e sta per chiudere battenti per l’incapacità dello stato di rimetterla in pista.

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