Unicredit lascia Facebook e Instagram, così la banca difende il suo futuro e i clienti

L'addio di Unicredit a Facebook e Instagram può sembrare una scelta controcorrente, ma sembra solo precorrere simili decisioni da parte di altre banche, e non solo. Ecco perché la decisione appare saggia.

di , pubblicato il
L'addio di Unicredit a Facebook e Instagram può sembrare una scelta controcorrente, ma sembra solo precorrere simili decisioni da parte di altre banche, e non solo. Ecco perché la decisione appare saggia.

E’ stato un annuncio-choc quello di ieri di Piazza Gae Aulenti, secondo cui Unicredit abbandonerà Facebook e la controllata Instagram per “valorizzare i canali proprietari”. Una decisione, che è stata commentata dal gruppo di Mark Zuckerberg, dicendosi rispettoso del passo compiuto, ma ribadendo la volontà di continuare a lavorare in favore “delle 90 milioni di aziende” presenti nelle due piattaforme. Attenzione, perché la banca italiana non ha dato l’addio ai social, restando attiva su Twitter e LinkedIn, a conferma di come il problema riguardi le società del gruppo Zuckerberg.

In quali termini? Dopo lo scandalo Cambridge Analytica, Unicredit aveva già sospeso gli investimenti pubblicitari su Facebook e Instagram, in attesa che la loro nuova policy proteggesse maggiormente i dati dei clienti.

Fusione tra Deutsche Bank e Commerzbank salta, Unicredit in pista?

Evidentemente, ciò non sarebbe accaduto, almeno secondo la banca. Possibile, ma non sarebbe tutto. Qualche malalingua sostiene che Unicredit abbia voluto contrastare così il fenomeno delle lamentele dei clienti sul social, ma si tratta di una supposizione che non si regge in piedi, visto che questi potranno continuare a recensire anche negativamente i servizi dell’istituto sugli altri canali, compresi quelli proprietari. Cosa c’è davvero sotto?

Sinora, il passo compiuto da Jean-Pierre Mustier si mostra isolato nel panorama bancario italiano, sebbene possa aprire il vaso di Pandora. A preoccupare probabilmente la banca sarebbe, anzitutto, la volontà degli uomini di Zuckerberg di utilizzare Facebook per lanciare la sfida proprio alle banche, ad iniziare dal lancio di una “criptovaluta”, per intenderci una sorta di Bitcoin. Qual è il senso di questa operazione? Essa offrirebbe agli oltre 2 miliardi di utenti la possibilità di pagare per l’acquisto di beni e servizi con una vera e propria moneta mondiale, il cui utilizzo bypasserebbe i sistemi bancari.

Facebook diverrà concorrente delle banche?

E il social potrebbe spingersi oltre, arrivando ad aprire una vera e propria banca per prestare denaro e per raccoglierlo tra gli utenti, un po’ come da anni fa già Amazon, che attira aziende presso la sua vetrina con un programma di finanziamenti loro dedicati e alimentato dai conti dei clienti.

Se e quando accadesse, Facebook non combatterebbe ad armi pari con le banche europee, americane, giapponesi, etc., in quanto disporrebbe di una mole di informazioni che queste nemmeno si sognano. Parliamo di miliardi e miliardi di dati relativi alle abitudini di consumo, agli stili di vita, etc, con la conseguenza che sarebbe molto meglio posizionata per offrire servizi su misura a chiunque.

Perché Unicredit ha emesso un bond in dollari così costoso?

E l’aspetto paradossale, per non dire grottesco, risiederebbe nel fatto che a cedere in grossa parte tali informazioni sarebbero state le stesse banche, presenti sul social e involontariamente fautrici della loro stessa concorrenza. Per questo, la decisione di Unicredit si mostra solo in apparenza in controtendenza, mentre sembra destinata ad essere seguita da altre realtà bancarie e non, man mano che queste si renderanno conto di lavorare per la propria morte, continuando a cedere a loro insaputa moli di dati sensibili dei clienti, creando un immenso database a cui ben presto Zuckerberg attingerà per lanciare la sua sfida finanziaria al mondo.

[email protected] 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: , ,