L’Ungheria premia ancora il populismo sovranista euro-scettico di Orban

L'Ungheria si riaffida ancora a Viktor Orban, l'arcinemico dell'Europa dei commissari. Sinistra in ginocchio in tutta la UE, dove avanzano i partiti euro-scettici e "sovranisti".

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
L'Ungheria si riaffida ancora a Viktor Orban, l'arcinemico dell'Europa dei commissari. Sinistra in ginocchio in tutta la UE, dove avanzano i partiti euro-scettici e

E alla fine, tutte le previsioni sono state più che rispettate, ma non quelle che volevano un indebolimento della leadership a Budapest. Quando è stato quasi completato lo spoglio delle circa 5,5 milioni di schede elettorali, l’Ungheria ha riconfermato con certezza il premier nazional-conservatore  ed euro-scettico Viktor Orban, assegnando al suo Fidesz-KDNP un terzo mandato con il 49,5% dei consensi. Alle opposizioni divise sono andate le briciole: Jobbik, ex partito xenofobo, che a questo giro si è dato un’aria moderata e filo-UE, ha preso il 20%, mentre l’alleanza tra socialisti e verdi si è fermata al 12%. In termini di seggi, sui 199 in palio, Orban ne avrebbe conquistati 134, ovvero quasi i due terzi, cosa che gli consentirebbe persino di continuare a modificare la Costituzione secondo il suo modello di democrazia alquanto detestato a Bruxelles, dove il premier ungherese è visto come fumo negli occhi, percepito quale rappresentante più autorevole del populismo euro-scettico, tanto da fungere come riferimento per la destra anti-UE in Polonia, Austria, Olanda, Francia e la stessa Italia. Qualche mese fa, la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, si era recata a Budapest per incontrare proprio Orban in piena campagna elettorale per entrambi, al fine di mostrargli sostegno pubblico.

L’Ungheria premia Orban e punisce i tecnocrati UE

L’uomo, al governo dall’aprile del 2010, è considerato un filo-russo, ostile all’Europa dei commissari e un veemente oppositore delle politiche di apertura delle frontiere e dell’accoglienza di immigrati mussulmani. Commentando i risultati elettorali, ovvero il terzo trionfo di fila, Orban ha detto a una folla giubilante che egli è per l’Europa, ma che bisogna al contempo dirsi le cose che in questa Europa non vanno. Con Bruxelles, le tensioni restano alte sul mancato rispetto delle quote dei migranti da parte dell’Ungheria, ma anche per altre misure, che i commissari intravedono come un indebolimento dello stato di diritto in una liberaldemocrazia e il tentativo di instaurare un regime politico improntato sull’autocrazia. Di recente, lo scontro si è consumato anche sulla legge di Budapest che vieta alle università di ricevere finanziamenti da soggetti stranieri. E’ stata ribattezzata la norma anti-Soros, dal nome del magnate ebreo di origini ungheresi, arcinemico di Orban, che questi accusa di fomentare divisioni politiche nello stato orientale da 10 milioni di abitanti, cercando di destabilizzarlo.

Il successo di Orban, tuttavia, non lo si deve collegare solo alla retorica anti-migranti. L’economia va piuttosto bene sotto i suoi governi, come dimostrano tutti i dati macro. Il tasso di disoccupazione è sceso al 3,8%, quando viaggiava intorno all’11% 8 anni fa. L’inflazione si attesta poco sotto il 2%, 3 volte più bassa di quella ereditata dal premier. In forte crescita anche l’occupazione, pari a quasi il 69% dal 48% di inizio 2010, anche se per i dati comparabili oggi sarebbe intorno al 60%, comunque superiore a quella italiana. Nel primo trimestre di quest’anno, il pil è aumentato tendenzialmente del 4,4%, portando al +16% la crescita acquisita negli 8 anni di governi Orban. Viceversa, in calo il rapporto debito/pil a poco sopra il 70% dall’80% dell’era pre-Orban, con il deficit fiscale nel 2017 ad essersi attestato all’1,7%. Tutto questo con un cambio stabile tra fiorino ed euro.

L’avanzata dei sovranisti euro-scettici in tutta Europa

Dunque, disoccupazione a circa 2 volte e mezza i livelli medi europei, crescita superiore alla media continentale, alta occupazione e conti pubblici in sostanziale equilibrio. Sarà anche populismo quello del premier, ma certo non nocivo all’economia ungherese, che mostra tra le migliori performance di tutta Europa. A preoccupare l’establishment europeo è semmai la sua ideologia “sovranista”, che ha fatto parecchi proseliti in lungo e in largo nel continente e tutti ormai con il vento in poppa, se non già al governo (Austria) o sulla buona strada per arrivarci (Italia).

Il dato politico saliente, dicevamo, è la bocciatura della UE, l’ennesima a una tornata elettorale nazionale, che arriva ad appena un mese dal trionfo delle due formazioni euro-scettiche (Movimento 5 Stelle e Lega) anche in Italia, segno che Bruxelles si stia sgretolando voto dopo voto, delegittimata a ogni seggio in giro per l’Europa. E la segue sul viale dell’apparente tramonto pure la sinistra, che nel suo complesso ottiene un consenso residuale persino imbarazzante, se si tiene conto che tra Fidesz e Jobbik, il 70% degli ungheresi risulta avere votato per formazioni di centro-destra, per non dire spiccatamente di destra, secondo uno scenario che è diventato ormai realtà da est a ovest, da nord a sud, con qualche sparuta eccezione, come il Portogallo del premier socialista Antonio Costa, l’unico a potere vantare oggi un successo elettorale per formazioni di sinistra, ma guarda caso sull’opposizione alle politiche di austerità fiscale.

Euro-scettici avanzano in tutta UE

Non dimentichiamo che pochi mesi fa ha trionfato in Austria il centro-destra del 31-enne Sebastian Kurz, che ha riportato il Partito Popolare su posizioni conservatrici riconoscibili, ponendo fine alle larghe intese con i socialdemocratici e stringendo la prima alleanza di governo con la destra euro-scettica dopo 10 anni. Spira un vento contrario all’Europa dei commissari, difesa ormai con sempre maggiore difficoltà dall’asse franco-tedesco di Angela Merkel ed Emmanuel Macron, con la prima ad uscire alquanto indebolita dalle ultime elezioni federali in Germania, che hanno visto i due principali schieramenti sprofondare ai minimi dal Secondo Dopoguerra, raccogliendo insieme appena il 53% dei consensi, 13 in meno di appena 4 anni prima, a tutto vantaggio di euro-scettici e liberali anch’essi ostili all’integrazione politica nella UE.

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Argomenti: Politica, Politica Europa

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