Europa senza la Merkel beneficio per l’Italia? Ecco cosa ci accadrebbe

Se la cancelliera Merkel perdesse le elezioni in Germania, dovremmo davvero festeggiare qualcosa? Vediamo se e come l'Italia potrebbe guadagnarci o meno.

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Se la cancelliera Merkel perdesse le elezioni in Germania, dovremmo davvero festeggiare qualcosa? Vediamo se e come l'Italia potrebbe guadagnarci o meno.

Gli ultimi sondaggi pubblicati in Germania vedono i conservatori al governo della cancelliera Angela Merkel in forte difficoltà, tanto che stando a una rilevazione della Bild, gli alleati socialdemocratici della SPD sarebbero persino avanti di un punto percentuale, grazie alla nuova leadership di Martin Schulz. L’ipotesi che il prossimo esecutivo a Berlino non sia più guidato da Frau Merkel inizia a diventare sempre meno peregrina, sebbene non sia ancora prevalente. Ma cosa accadrebbe all’Italia e al resto d’Europa, se la cancelliera non ottenesse il quarto mandato? Davvero possiamo supporre qualche beneficio da un eventuale cancelliere Schulz?

Per prima cosa, ricordiamoci di un dato: in 12 anni di governo, la Merkel ha governato insieme ai socialdemocratici per ben otto, ovvero tra il 2005 e il 2009 e dal 2013 ad oggi. Tra i due partiti non si sono registrate grosse differenze in politica estera, se non qualche dichiarazione di maggiore apertura sulla Grecia dell’ex vice-cancelliere ed ex segretario della SPD, Sigmar Gabriel, ora a capo degli Esteri. (Leggi anche: Doppio euro per salvare la UE? L’ipotesi di una Frau Merkel in seria difficoltà)

Cosa cambierebbe senza la cancelliera?

Le politiche di austerità fiscali in Europa non sono state contrastate a sinistra in Germania, non fosse altro perché i conti pubblici tedeschi sono in attivo da tre anni e il problema, quindi, non li riguarda. Vero è, però, che Schulz adombra una maggiore flessibilità per i partner europei, criticando la rigidità dell’impostazione degli alleati cristiano-democratici.

In teoria, quindi, l’Italia potrebbe beneficiare di una vittoria dei socialdemocratici? Con molta probabilità, no. Anzitutto, perché l’ordine fiscale è in Germania un obiettivo trasversale agli schieramenti e ampiamente sostenuto dall’opinione pubblica.

Secondariamente, quand’anche vincesse, la SPD dovrebbe governare insieme alla CDU-CSU, ovvero cambierebbe qualcosa, ma non troppo per la politica tedesca in Europa. Terzo: se anche Schulz avallasse una maggiore flessibilità fiscale, questa non sarebbe per noi. (Leggi anche: Kapò Schulz candidato cancelliere contro Merkel)

Se la Germania aumenta la spesa pubblica, cambia poco per noi

Su quest’ultimo punto, serve un breve approfondimento. In che modo la sinistra tedesca potrebbe distinguersi dai conservatori di Frau Merkel? In primis, andando incontro alle richieste degli alleati di aumentare gli investimenti pubblici, in modo da accrescere le importazioni dal resto dell’Eurozona e tagliare l’enorme avanzo commerciale, che nel 2016 ha chiuso al record del +8,9% del pil.

Ora, stiamo dibattendo del nulla, perché ammesso che la Germania aumentasse la spesa pubblica dell’1-2% del pil, gli effetti positivi sul pil italiano sarebbero nell’ordine massimo di qualche decimale percentuale, ovvero non risolverebbe per niente i nostri problemi di competitività. (Leggi anche: Export Germania da record, ma all’Europa non serve mettere in croce la Merkel)

Mercati sarebbero orfani della cancelliera

Secondariamente, un governo targato SPD potrebbe allentare la pressione sulla Commissione europea, affinché sui bilanci pubblici nazionali sia adottato un approccio più flessibile. Ebbene, a guadagnarci potrebbero essere quei paesi con qualche margine di manovra, ovvero con un deficit inferiore al 3% del pil e con un debito pubblico relativamente basso o comunque in discesa, dando attuazione agli appelli del governatore della BCE, Mario Draghi. L’Italia ha sì un disavanzo fiscale intorno al 2,5%, ma anche il secondo più alto debito d’Europa dopo la Grecia, per cui non potremmo ugualmente allentare il risanamento, altrimenti verremmo “sbranati” letteralmente dai mercati finanziari. (Leggi anche: Germania risponde a Draghi: ci crei problemi politici)

E veniamo proprio a questi ultimi. La figura della cancelliera, pur tra tante incertezze e tentennamenti, ad oggi viene unanimemente riconosciuta nel mondo come unica leadership in Europa. Se venisse meno, crollerebbe in un attimo la fiducia degli investitori sulla capacità della UE di reagire alle numerose sfide che la gravano: come finirebbe con la Brexit? Riuscirebbe ad evitare nuove fuoriuscite di paesi? E su quali basi si terrà in piedi l’euro, quando pure il presidente USA ne pronostica la fine?

La Merkel si sposterà a destra?

I dubbi si tramuterebbero in una fuga dai mercati dei bond sovrani, in particolare, con un consistente rialzo degli spread da una parte e dei rendimenti dall’altra.

Essendo ormai ai limiti delle proprie possibilità, la BCE non avrebbe più strumenti sufficienti per reagire a un’eventuale ondata di crisi di fiducia, mentre il Vecchio Continente verrebbe percepito privo di guida e quale somma di tante debolezze politiche nazionali.

Questo significa che non vi è alternativa possibile alla Merkel? Non di certo. Solo, che questo sarebbe il momento meno adatto per un addio della cancelliera al governo, nonostante abbia dimostrato in questi anni di essere più una tattica che una stratega e di non avere bene il polso degli umori elettorali degli altri paesi. In fondo, in questi anni da dimenticare per l’Eurozona, la donna ha funto da parafulmine di ogni male nell’unione monetaria.

Gli alleati bavaresi della CSU le hanno confermato ieri l’appoggio, dopo mesi di minacciata rottura della coalizione. Sanno che non esiste una leadership alternativa tra i conservatori, ma sembra molto probabile che da qui a settembre, il centro-destra tedesco punterà a riconquistare i consensi persi a destra in favore degli euro-scettici dell’AfD. Per farlo, probabilmente si mostrerà più rigido sull’immigrazione, meno benevolo con i partner europei “spendaccioni” e sui salvataggi pubblici delle banche italiane. Considerando che siamo pure noi in clima pre-elettorale e che persino il PD renziano di preparerebbe a una campagna di stampo aggressivo verso la UE, ne vedremo davvero delle belle. (Leggi anche: Intervista a leader euro-scettica tedesca)

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