Una recessione globale tra 3-5 anni? Le fosche previsioni economiche di Pimco

L'alto livello di debito pubblico sarà il fattore determinante della crisi che verrà. Secondo il fondo obbligazionario è meglio puntare sui bond di Oceania, Asia e Sud America

di Giuseppe Timpone, pubblicato il

Pimco, il fondo obbligazionario più grande al mondo, ha pubblicato una nota, dove prevede che con probabilità superiore al 60%, l’economia globale entrerà in recessione tra 3-5 anni. Lo scrive il gestore di portafoglio e managing director, Saumil H.Parikh, che spiega come normalmente l’economia del pianeta vive fasi di recessione ogni sei anni e l’ultima risale a quattro anni fa. Ma in questo frangente, le economie più avanzate hanno visto peggiorare il peso del loro debito pubblico, che negli USA ha oltrepassato la soglia del 100% del pil, in Europa è in netta crescita e in Giappone è abbondantemente sopra il 200% del pil.

 

Il legame tra debito pubblico e recessioni

Nella nota, il manager evidenzia come le recessioni tendano ad essere più frequenti, quando i livelli di indebitamento sono alti, mentre sarebbero meno frequenti, quando i conti pubblici si mostrano solidi.

Per questo, Pimco invita gli investitori non solo a ridurre le loro esposizioni dai bond pubblici di questi stati, bensì pure dei loro asset più rischiosi, mentre suggerisce di prendere maggiormente in considerazione i bond di Australia, Nuova Zelanda, Svezia, Messico e Brasile. Per quanto riguarda il comparto azionario, invece, il fondo vedrebbe molto bene un investimento nei mercati emergenti e sui titoli non finanziari cinesi.

Dunque, anche Pimco si schiera dalla parte di chi vede nell’alto indebitamento pubblico (ma anche privato) di USA, Europa e Giappone un fattore di rischio per la stabilità finanziaria ed economica del pianeta. In un certo senso, si da ragione a chi, come la Germania, si è fatto rappresentante del fronte del risanamento, intravedendo i rischi di un deterioramento forte dei conti pubblici.

La previsione del fondo fa il paio con quella di un economista “catastrofista”, come Nouriel Roubini, che ha individuato intorno alla metà del 2015 l’avvio di un nuovo scoppio della bolla finanziaria, a causa di un mercato drogato da una liquidità eccessiva e immessa dagli istituti centrali, in particolare, dalla Fed (Roubini vede un rally delle borse per due anni, poi il crollo)

Sconfessata, invece, la linea del Nobel Paul Krugman, che ritiene come in una fase stagnante come questa non si debba ricorrere a misure di risanamento fiscale, ma al contrario si dovrebbe espandere la spesa pubblica, approfittando dei bassi rendimenti sui bond (Scontro tra economisti su austerity. Reinhart-Rogoff contro Krugman: incivile).

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Argomenti: Crisi Euro

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