Una proposta taglia-debito: consolidamento del debito e emissione di obbligazioni “cum warrant”

La proposta Fratianni-Rinaldi-Savona per abbattere lo stock di debito pubblico di 400 miliardi di euro: la rinegoziazione delle scadenze dei titoli di Stato e la dismissione di asset non strategici attraverso l’emissione di obbligazioni “cum warrant”.

di Stefano Fugazzi, pubblicato il
La proposta Fratianni-Rinaldi-Savona per abbattere lo stock di debito pubblico di 400 miliardi di euro: la rinegoziazione delle scadenze dei titoli di Stato e la dismissione di asset non strategici attraverso l’emissione di obbligazioni “cum warrant”.

Un’operazione shock per riportare il rapporto debito pubblico/PIL al di sotto del 100% e, al tempo stesso, per garantire un risparmio sui costi di rifinanziamento del debito pari a 30-40 miliardi annui attraverso la rinegoziazione della scadenza di tutti i titoli di debito e l’emissione di obbligazioni “cum warrant” su tutti gli asset non strategici. È la cura “taglia-debito” proposta da Michele Fratianni, Antonio Maria Rinaldi e Paolo Savona nell’estate 2012. Secondo questi, infatti, la rimodulazione di tutte le scadenze debitorie a sette anni e la valorizzazione di asset e beni disponibili e non strategici consentirebbero allo Stato di conseguire il raggiungimento dei vincoli previsti dal Fiscal Compact – ovvero la riduzione del 5% annuo del debito – e, allo stesso tempo, di destinare maggiori risorse a sostegno degli investimenti pubblici e privati.  

LA RIMODULAZIONE A SETTE ANNI DELLE SCADENZE DI TUTTI I TITOLI DI DEBITO

La cura “taglia-debito” proposta dai tre economisti italiani si articola in due fasi. Il primo step prevede il consolidamento del debito pubblico posticipando di sette anni la scadenza di tutti i titoli emessi dal Tesoro indipendentemente dalla tipologia e dalla vita residua. Una simile operazione darebbe al Governo una boccata d’ossigeno consentendogli di portare a compimento le politiche di risanamento intraprese nel corso dell’ultimo biennio e, al tempo stesso, rendendosi indipendente dagli oneri finanziari derivanti dall’incorporazione dello spread nella struttura del debito e del bilancio.  

LA CREAZIONE DI UNA NEWCO ED EMISSIONE DI WARRANT

La “fase 2” della proposta Fratianni-Rinaldi-Savona prevede, invece, il trasferimento di beni e asset disponibili e non strategici a una Newco allo scopo di emetterebbe obbligazioni “cum warrant” per un controvalore complessivo di 380-400 miliardi di euro. In questo modo si otterrebbe liquidità da trasferire immediatamente al Tesoro per ridurre il debito, senza immettere materialmente questi beni sul mercato e dando al warrant la funzione di essere il mezzo per successivamente entrare in possesso dei beni oggetto di dismissione. Gli interessi da corrispondere, indipendentemente dalla tipologia dei titoli (tasso fisso, tasso variabile, indicizzati e BOT), sarebbero determinati annualmente, con pagamento semestrale, sulla base di due indicatori: il tasso di inflazione e il 20% del tasso di crescita del PIL (solo se positivo).  Perché il collocamento di obbligazioni “cum warrant” possa riscuotere il gradimento dei mercati, gli economisti ritengono opportuno inserire nell’operazione una gamma di incentivi fiscali accettando, inoltre, pagamenti sia in cash sia in titoli di Stato. La doppia operazione, ovvero la ristrutturazione del debito e l’emissione di obbligazioni “cum warrant”, non solo ridurrebbe lo stock di debito pubblico di quasi 400 miliardi, ma comporterebbe anche il risparmio di 30-40 miliardi annui sui costi di rifinanziamento, un importo che potrebbe essere successivamente destinato alla crescita e all’abbattimento del cuneo fiscale.

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Nota tecnica [*] – Le obbligazioni “cum warrant” (con warrant) sono, a differenza delle obbligazioni convertibili, strumenti finanziari composti da un titolo a reddito fisso (obbligazione principale) e da un buono di acquisto (warrant) il quale conferisce al suo possessore la facoltà di acquistare una determinata quantità di azioni o valori mobiliari, entro una prestabilita scadenza, ad un prezzo unitario prefissato. Tra gli elementi che differenziano le obbligazioni convertibili da quelle con warrant, i più significativi riguardano la natura dell’opzione contenuta e la sua modalità d’esercizio. Il warrant, a differenza della facoltà di conversione che è parte integrante dell’obbligazione principale, è un diritto accessorio staccabile e quindi negoziabile separatamente. Si individuano pertanto tre categorie di investitori:

  1. Il possessore dell’obbligazione con warrant, il quale incassa le cedole previste dal titolo e gode della facoltà di poter esercitare il warrant stesso;
  2. Il titolare dell’obbligazione priva di warrant, in quanto scaduto o esercitato;
  3. Il possessore del solo warrant acquistato sul mercato o trattenuto dalla vendita dell’obbligazione principale.

L’esercizio del warrant, a differenza della facoltà di conversione, comporta un esborso di denaro, pari al prezzo di esercizio prestabilito moltiplicato per il numero di azioni a cui da diritto. L’esercizio del warrant non estingue l’obbligazione originaria, diversamente da quanto accade esercitando la facoltà di conversione in base alla quale l’investimento obbligazionario cessa di esistere per trasformarsi in investimento azionario. [*] fonte: http://www.borsatrader.it/obbligazioni/obbligazioni-cum-warrant/   Dello stesso autore e sullo stesso argomento potrebbe anche interessarti: Una proposta per rilanciare il mercato immobiliare italiano Una proposta “taglia debito”: introdurre i “leasehold” sugli immobili di Stato Una proposta “taglia debito”: un’operazione di swap tra debito pubblico e immobili demaniali

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Argomenti: Debito pubblico italiano

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