Una nuova moneta di riserva sfida il dollaro: cosa sta succedendo nello Stretto di Hormuz

David Malone, autore di "The Debt Generation" e del blog Golem XIV, ci racconta le vicende monetarie che sottendono alla crisi con l'Iran

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Di David Malone – Poco più di un anno fa, il 1 ° novembre 2010,  ho scritto quelle che ho chiamato “…a little bit of scurrilous speculation.”… delle scurrili speculazioni in cui  ipotizzavo che una conseguenza involontaria del Quantitative Easing fosse quella di stimolare diversi paesi a pensare seriamente a come poter sostituire il dollaro come valuta  per gli scambi internazionali. “Moneta per gli scambi internazionali” significa semplicemente che entrambe le parti sono d’accordo che la moneta è stabile, affidabile e accettata a livello internazionale, e  disponibile in abbondanza. Che può non  essere il caso delle loro valute. Mi chiedevo se i dubbi circa la stabilità a lungo termine del dollaro e dei livelli di debito degli Stati Uniti, si siano combinati con una volontà politica, in Cina e in altri paesi, forse anche di sfidare gli Stati Uniti sul dollaro, con l’obiettivo finale di creare una valuta di riserva alternativa sostenuta dall’oro piuttosto che, come è ora il dollaro, dal debito.

Diversi paesi hanno acquistato oro. Russia, Cina, India ne hanno tutti comprato un sacco …. Il che mi porta alla mia speculazione. L’elenco dei paesi che stanno accumulando oro è simile alla lista dei paesi che hanno parlato della necessità di una nuova valuta di riserva per sostituire il dollaro.

Essere una valuta per gli scambi non è proprio la stessa cosa che una ‘valuta di riserva’ come il dollaro, ma è un importante passo in questa direzione. Quale valuta usano i grandi commerci internazionali è una faccenda molto importante. E’ un fatto che nel 2000, l’Iraq ha firmato un accordo per vendere il suo petrolio, tutto il suo  petrolio, in Euro. Anche l’Iran aveva intenzione di fare la stessa cosa.

La decisione dell’Iraq coinvolgeva la grande banca francese PNB Paribas. La Francia non era uno dei paesi che hanno sostenuto la guerra, e Washington ha condotto una campagna d’odio diffamando i Francesi. La preoccupazione era che il passaggio dal dollaro all’euro avrebbe potuto prendere slancio. Qualsiasi ulteriore  importante mossa di allontanamento dal dollaro avrebbe paralizzato gli Stati Uniti.

Nel gennaio di quest’anno l’India Times ha riferito che l’India stava negoziando con l’Iran  di abbandonare l’uso del dollaro come moneta di scambio, in modo da poter acquistare il petrolio Iraniano, nonostante l’embargo degli Stati Uniti. L’India ha detto che stava considerando di utilizzare l’oro.
ZeroHedge riporta che Cina e Russia  hanno fatto scambi commerciali direttamente nelle proprie valute e le utilizzano indifferentemente sia per le loro transazioni da oltre un anno.  Bloomberg ha riferito che Giappone e Cina promuoveranno scambi commerciali in yen e yuan senza l’utilizzo di dollari, e incoraggeranno lo sviluppo di un mercato per le aziende coinvolte negli scambi.
L’Iranain news service ha riportato che  Iran e Cina hanno firmato  accordi per l’espansione dei rapporti commerciali e  per  investimenti comuni. Anche questi traffici non saranno in dollari o in euro.
E solo un paio di giorni dopo, il 7 gennaio, è arrivata  la notizia che: “L’agenzia di stampa pubblica Iranaiana Fars, citando Seyed Reza Sajjadi, l’ambasciatore iraniano a Mosca, ha riportato che Iran e Russia hanno sostituito il dollaro con le loro monete nazionali nel commercio bilaterale.”
Così ora quasi niente del petrolio Iraniano sarà scambiato in dollari.

L’elenco dei paesi e dei commerci che non utilizzano più il dollaro per i  loro commerci è ormai considerevole. Quanto siamo  vicini al punto in cui non avrà più senso per le nazioni  utilizzare i dollari e avrà più senso per loro, sia economicamente che politicamente,   utilizzare la rete delle valute legate allo Yuan? Quando si raggiunge questo punto lo Yuan diventerà una valuta di riserva di fatto.

Cina, India, Russia e Iran sono possiedono tutti grandi riserve di oro fisico, e la maggior parte di loro ne sono anche grandi produttori. Nessuno di loro è stabile alleato degli Stati Uniti. Hanno tutti relazioni di  lungo termine tra loro. Tutti loro hanno espresso preoccupazione per i debiti degli Stati Uniti e per la stampa di moneta. Nessuno di loro sarà felice del QE3, né della stampa di Euro, quando entrambi arriveranno alla fine di quest’anno.

Penso che il braccio di ferro con l’Iran nello Stretto di Hormuz sulle sanzioni abbia molto a che fare con le mosse per sostituire il dollaro più che con qualsiasi altra cosa.

Il Presidente americano Obama ha firmato una nuova legge in cui: “Gli Stati Uniti impongono sanzioni contro le banche che negoziano con l’Iran …. Le istituzioni sanzionate sarebbero tagliate fuori dai mercati finanziari degli Stati Uniti.” Toni duri. Un po’ come l’invio di una portaerei allo stretto di Hormuz. Ma, come l’articolo ha continuato a segnalare, con un piacere appena malcelato, la minaccia può essere fasulla,  come lo stesso dollaro. La legge prevede delle esenzioni che alla fine evidenziano la difficile situazione dell’America, piuttosto che la sua forza. Le sanzioni prendono di mira sia le banche private che quelle controllate dai governi – comprese le banche centrali – e diverrebbero effettive dopo un periodo da due a sei mesi di preavviso, a seconda delle transazioni, ha detto un alto funzionario dell’amministrazione Obama. Secondo la legge, il Presidente può decidere di esonerare le istituzioni di un paese che abbia notevolmente ridotto le sue relazioni con l’Iran, e in situazioni in cui vi sia un interesse della sicurezza nazionale degli Stati Uniti o comunque una necessità di stabilità del mercato energetico. Avrebbe bisogno di informare il Congresso e le deroghe sarebbero temporanee, ma potrebbe essere estese.

Lo stallo in realtà è più con la Cina e i suoi alleati che specificamente con l’Iran.

Gli Stati Uniti sta testando i nervi saldi della Cina e la solidità della sua rete di accordi bilaterali. Stiamo vedendo il potere militare schierato per contrastare il potere economico. Credo che gli Stati Uniti perderanno. A seconda della natura della sua perdita si potrebbe vedere un precipitoso declino nella classifica del dollaro come valuta di riserva globale.

Il 2012 potrebbe vedere l’inizio di defezioni su larga scala dal dollaro come valuta per gli scambi. Che a sua volta potrebbe avere enormi, forse anche catastrofiche conseguenze su come il mondo percepisce quello che è un livello accettabile di debito per gli Stati Uniti. Quello che è accettabile quando si ha una valuta di riserva globale è molto diverso da ciò che è accettabile quando non la si ha.

E il vero anche il contrario. Se la Cina può trasformare il network di accordi bilaterali che hanno al centro la Cina e lo yuan,  nell’accettazione di una valuta di riserva di fatto, allora quelli, come me, che si chiedono come la Cina può riuscire a  evitare un atterraggio duro come la sua bad bank e la sua bolla immobiliare si sgonfia sempre più, non hanno bisogno di cercare oltre.

Non si può negare che  la Cina ha una crisi assolutamente notevole di crediti inesigibili  in crescita. Ognuna delle sue banche è soffocata da crediti inesigibili fatti a ciascuno dei governi regionali della Cina. Trilioni di Yuan di prestiti che non saranno rimborsati, su immobili e terreni valutati a  prezzi enormemente gonfiati, ma ora inadempienti. Ma se la Cina può diventare una nuova valuta di riserva rivale al centro di una nuova rete di partners commerciali, allora la Cina potrà e vorrà seppellire i debiti in una  anonima fossa comune da qualche parte nel suo entroterra.

Nel momento in cui l’America non è  più considerata la valuta di riserva più importante e il suo carico di debito è di conseguenza riconsiderato, la Cina e il suo carico di debito andranno nella direzione opposta. Dal dollaro, moneta fiat a corso forzoso sostenuta dal debito, alla nuova valuta sostenuta dall’oro.

Ma una domanda che sorge spontanea  in tutto questo è – fino a che punto  le grandi banche e i brokers sono riusciti a trasformare anche oro e argento (almeno l’oro e l’argento detenuti in Occidente) in un’altra moneta a corso forzoso? Considerate le ipoteche. Quanto oro e argento è stato promesso e ri-promesso, ipotecati e ri-ipotecati? Quanti contratti di carta su oro e argento esistono al di sopra e al di là della reale quantità di oro fisico e di argento? Dopo tutto l’oro e l’argento sono il massimo in termini di ‘assets buoni’   che le controparti sono liete di accettare. Così mi sembra probabile  che ci sarà stata una forte domanda di oro e argento (o i relativi contratti)  nei mercati pronti contro termine e ipotecari. Se è così, allora mi chiedo quante richieste  saranno contestate su  ogni oncia d’oro e d’argento in Occidente, quando gli investitori inizieranno a chiedere di  “vedere il loro investimento”.

È per questo che i prezzi dell’argento fisico sono in aumento oltre il prezzo dei crediti d’argento su carta. Credo che alcuni commercianti stiano diventando nervosi per l’acquisto di diritti di  carta sull’argento e ora vogliono solo il metallo stesso. Si sospetta che alla fine, se si ha solo un diritto di carta, o  un contratto, sull’argento, è esattamente questo che alla fine  si potrà avere – la carta. Solo quelli con il metallo reale nelle loro mani, otterranno quello che hanno pagato. Penso che ci sia una versione di carta  dell’oro e dell’argento che galleggia intorno come un  parassita degli stessi metalli.

 

 

Articolo originale:  A new Reserve currency to challenge the dollar – What’s really going on in The Straits of Hormuz.

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