Rendimenti sempre più glaciali nell’Eurozona, aspettando Draghi

Un terzo dei bond sovrani nell'Eurozona rende sotto lo zero, mentre è boom di emissioni in euro per il settore privato.

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Un terzo dei bond sovrani nell'Eurozona rende sotto lo zero, mentre è boom di emissioni in euro per il settore privato.

Quasi un terzo dei bond governativi emessi e quotati nell’intera Eurozona ha mostrato la settimana scorsa rendimenti inferiori allo zero. Per l’esattezza, il loro ammontare è stato di oltre 1.900 miliardi di euro di valore su un totale di circa 6.150 miliardi di titoli complessivi. Nel dettaglio, altri poco più di 1.500 miliardi rendeva tra lo zero e lo 0,5%, mentre 750 miliardi tra lo 0,5% e l’1% e solo 1.700 miliardi rendeva al di sopra dell’1%. Nei giorni scorsi, i titoli a 2 anni emessi dalla Germania hanno toccato un nuovo minimo record con un rendimento del -0,39%. Al momento, i Bund tedeschi rendono negativamente per scadenze fino ai 6 anni, mentre la BCE può acquistare adesso solo quelli a partire da una scadenza residua di 5 o più anni, considerando che fino ai 4 anni rendono meno del -0,2%, il limite minimo accettato da Francoforte con il QE.

Euforia mercati per nuovi stimoli BCE

Anche i titoli sovrani portoghesi a 6 e 12 mesi sono stati emessi per la prima volta nella loro storia nei giorni scorsi con rendimenti sotto lo zero, nonostante il paese sia in preda a una crisi politica, il cui sbocco potrebbe minacciare l’appartenenza di Lisbona all’Eurozona, con ciò confermandosi la forza delle attese del mercato del varo di nuovi stimoli monetari da parte della BCE. Sin da quando il governatore Mario Draghi ha dichiarato da Malta, il 22 ottobre scorso, che avrebbe fatto di tutto per surriscaldare le aspettative d’inflazione nell’Eurozona, i bond governativi nell’area con rendimenti negativi sono cresciuti di 550 miliardi di euro. E da allora, il cambio euro-dollaro è sceso da 1,1339 a 1,0629 di questi minuti, ovvero perdendo in appena un mese il 6,3% e arretrando ai livelli più bassi degli ultimi 7 mesi e mezzo, tornando sostanzialmente al rapporto segnato nelle settimane immediatamente successive all’attuazione del QE.         Ma l’euforia non è un’esclusiva del comparto obbligazionario pubblico, come dimostrano i dati di Dealogic, secondo cui sono stati emessi nell’unione monetaria quest’anno 249 miliardi di bond privati in euro nei primi 11 mesi dell’anno, un record dal 2009, anno in cui inizio la ripresa delle borse, dopo il crollo seguito allo scoppio della crisi finanziaria.

E cresce anche la durata media di vita dei bond emessi a oltre 5 anni.

Effetto tassi zero anche su bond privati

L’impennata di emissioni obbligazionarie è dovuta ai bassissimi tassi di questi mesi. che incentivano il ricorso all’indebitamento in euro. Tuttavia, esistono alcuni rischi, che non andrebbero sottovalutati. Il primo riguarda proprio il rapporto tra il valore dei bond e i tassi europei, perché se la BCE dovesse iniziare ad alzarli prima del previsto, i prezzi dei titoli perderanno quota e chi avesse acquistato i bond a un prezzo maggiore subirebbe una perdita anche potenzialmente consistente, tranne che non accetti di privarsi della liquidità fino alla scadenza, un fatto poco probabile per i titoli di medio-lunga durata. Un rischio non indifferente si ha anche per quegli investitori esterni all’Eurozona, che abbiano emesso bond in euro. Poiché la moneta unica dovrebbe risalire nei prossimi anni contro le altre valute, dopo che presumibilmente testerà nelle prossime settimane nuovi minimi, in particolare, contro il dollaro, tutti i debiti denominati in euro tenderanno a costare di più. Lo stesso rischio è presente per le società europee con volumi di fatturato relativamente elevati realizzati fuori dall’Eurozona, perché a fronte di un euro più forte, i loro ricavi tenderanno a diminuire, innalzando il rapporto tra indebitamento ed Ebitda.  

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