Un sondaggio provocatorio: don Gigi, prete ‘giustiziere’ dei migranti, o don Zerai, prete indagato per favoreggiamento all’immigrazione?

Un altro scontro a distanza sulla questione ONG e migranti: don Gigi, prete 'pistolero', e don Zerai, sotto inchiesta per favoreggiamento.

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Un altro scontro a distanza sulla questione ONG e migranti: don Gigi, prete 'pistolero', e don Zerai, sotto inchiesta per favoreggiamento.

La questione delle ONG e del codice Minniti, complice probabilmente l’eccessiva calura estiva, sta davvero sfuggendo di mano. La situazione è di grande complessità e, per correttezza d’informazione, può essere riassunta in questi termini: le ONG devono attenersi al codice Minniti, altrimenti potrebbero ricevere sanzioni, o comunque potrebbero trovare dinanzi a sé i porti chiusi; i migranti devono essere bloccati in Libia e deve essere il paese nordafricano a gestire la questione. La tensione, in realtà, è altissima: la presenza della Guardia Costiera Italiana in acque libiche viene considerata dal paese come una violazione di sovranità. Ma l’Italia procede e così anche le indagini da un lato e le ‘sparate’ dall’altro. La sfida tra don Gigi e don Zerai sembra essere proprio la piattaforma a partire dalla quale gli italiani si stanno dividendo.

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Chi è don Gigi, il prete giustiziere dei migranti

La prima posizione è rappresentata da don Gigi. Si tratta di un personaggio molto discusso che opera a Taranto: una delle sue dichiarazioni ‘storiche’ riguarda l’esaltazione di Mussolini e del regime fascista, in quanto avrebbe reso la città pugliese un importante centro del meridione (!?), situazione che sarebbe stata rovinata poi dalle amministrazioni repubblicane di sinistra.

Don Gigi, prete che non ha timore di parlare dal pulpito dei social, è intervenuto di recente sulla questione di Napoli e della ‘presunta’ aggressione ai militari da parte di un gruppo di migranti (in questo articolo, spieghiamo perché è una fake news con tanto di foto e video), affermando che bisognerebbe dare la libertà alle forze dell’ordine di sparare contro i migranti. Parla, poi, di invasione, di mancanza di difesa dell’Europa, di una strategia di imbastardimento, non ha timore di essere definito ‘razzista’, accetta serenamente l’epiteto e fece scandalo quando disse a un migrante pubblicamente: “dovevano lasciarti in mare per divenire esca per i pesci”.

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Chi è don Zerai, indagato per favoreggiamento di immigrazione clandestina

Sì, oggi parliamo di preti. L’altra notizia, infatti, riguarda ancora una volta l’indagine che sta portando avanti la Procura di Trapani, intorno a ONG o singoli individui, che sono sotto inchiesta per favoreggiamento di immigrazione clandestina. Sotto la scure del Procuratore, questa volta è finito don Zerai, nel 2015 candidato al Nobel per la Pace, il quale è ‘accusato’ di intrattenere chat segrete con gli scafisti, in maniera da poter comunicare alle ONG l’orario e il luogo preciso dove effettuare il recupero e il salvataggio. Il prete, di origine eritrea, si è difeso immediatamente, rilasciando la seguente dichiarazione: “Prima ho informato la Guardia Costiera italiana e il comando maltese. Non ho mai fatto parte della presunta chat segreta, le segnalazioni sono il frutto di richieste di aiuto da natanti in difficoltà al di fuori delle acque libiche e comunque dopo ore di navigazione precaria e pericolosa”.

Insomma, i due preti rappresentano i due modi di analizzare la questione in Italia: chi invoca moderazione e apertura e intende mettere in primo piano la salvezza di altri esseri umani – con accuse di samaritanesimo e di ‘estremismo umanitario’ (stramba espressione usata proprio da Minniti); chi invoca il pugno di ferro e la difesa dell’italianità – con accuse di fascismo e razzismo. Tertium non datur?

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