Un piano salva Euro: ecco le mosse per evitare che l’Europa affondi

Il Financial Times anticipa un documento per salvare l'Euro ma l'impressione è che anche l'ennesimo vertice europeo si traduca con un nulla di fatto

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il Financial Times anticipa un documento per salvare l'Euro ma l'impressione è che anche l'ennesimo vertice europeo si traduca con un nulla di fatto

Alla vigilia dell’incontro dei 27 capi di stato e di governo della UE, il Financial Times pubblica un’anticipazione del Rapporto inviato stanotte dai quattro presidenti della struttura europea alle delegazioni nazionali, che si preannuncia denso di novità e anche di potenziali critiche. Il Rapporto è stato già ribattezzato come il piano salva Euro. Il documento è stato scritto a quattro mani dal presidente della UE, Herman Van Rompuy, dal presidente della Commissione, José-Manuel Barroso, dal presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker e dal governatore della BCE, Mario Draghi. Il testo è di sette pagine e ricalca esattamente l’impostazione e i punti che erano stati pubblicati a inizio del mese, quando alcune indiscrezioni lanciarono la notizia di una sorta di lavoro sotterraneo delle burocrazie contro lo strapotere tedesco. Stando al documento di stanotte, il Rapporto si baserebbe su quattro pilastri. In realtà, essi prevederebbero una distinzione tra misure applicabili principalmente all’Eurozona, perché riguardanti più la stabilità della moneta unica, e misure che coinvolgerebbero tutti gli stati dell’Unione.  

Punto uno: unione bancaria

Il primo pilastro sarebbe la centralizzazione della vigilanza bancaria, che sarebbe affidata alla BCE, mentre al contempo sarebbero creati sia una garanzia comune sui depositi, sia un fondo anti crisi, finanziato principalmente dalle banche, monitorato da un’autorità centrale.  

Punto due: stretta sui bilanci nazionali

Secondo punto: potere di intervento di Bruxelles nei bilanci nazionali. Gli stati si devono impegnare a rispettare determinati target fiscali, con limiti all’indebitamento. Nel caso in cui uno stato superi tale limite, il finanziamento del debito in eccesso deve essere autorizzato dietro giustificazione, mentre la UE avrebbe il potere di modificare le poste del bilancio nazionale, a tutela proprio dei limiti fiscali e dell’osservanza delle regole. In una prospettiva di medio termine, queste misure, spiega il Rapporto, consentirebbero la messa in comune almeno parziale dei debiti sovrani (Eurobond), grazie al venir meno del cosiddetto “azzardo morale”.  

Punto tre: più integrazione economica

Terzo punto: maggiore integrazione economica tra gli stati, soprattutto, attraverso una legiferazione più coerente sulle politiche fiscali e sul mercato del lavoro.  

Punto quattro: più democrazia a livello europeo

Quarto punto: maggiore democratizzazione delle istituzioni europee e dei suoi processi, coinvolgendo di più i parlamenti nazionali e quello europeo.  

Cessioni di sovranità in materia di bilancio

Il Rapporto avrebbe una portata esplosiva, perché implicherebbe l’accettazione dei singoli stati di un potere esterno, a modifica diretta dei loro bilanci. E’ evidente che tale misura riguarderebbe, in particolare, l’Eurozona, in quanto finalizzata ad assicurare la stabilità dell’euro. In più, certamente la Gran Bretagna non accetterebbe una siffatta idea, che sarebbe in netto contrasto con la sua tanto custodita sovranità nazionale e con i poteri del Parlamento di Londra. Ma la questione si pone anche verso tutti gli altri stati, che sarebbero bypassati da istituzioni non elettive e rappresentative della volontà popolare, in grado di decidere persino le voci di spesa e i capitoli di bilancio. E’ accettabile tutto ciò? Ovviamente, un governo tecnico alla Monti sarà meno sensibile alla questione e il suo parere favorevole è scontato. Tuttavia, il problema, aldilà dell’aspetto morale e ideale, è dato dal fatto che non esisterebbe la contropartita. In sostanza, gli stati si spoglierebbero dell’ultimo barlume di sovranità nazionale, ma gli Eurobond, necessari a frenare la sfiducia dei mercati verso la moneta unica, sono qui solo abbozzati come idea futura, mentre la stessa Germania ha già fatto sapere per l’ennesima volta che al vertice dell’Eurogruppo di giovedì e venerdì non vuole nemmeno che si parli di questa misura.  

Tutto alle calende greche?

Non è un caso che ieri le borse siano sprofondate. La dichiarazione del cancelliere Angela Merkel ha evidenziato come anche questo imminente incontro si risolverà in un nulla di fatto, quando, invece, ci si attendeva che esso sarebbe stato finalmente risolutivo. Un fallimento molto probabile anche di questo vertice si tramuterebbe in un attacco inarrestabile dei mercati contro la moneta unica, colpendo i due grossi punti deboli di Italia e Spagna. Il documento dei quattro non convince neanche sui tempi, perché si presume che per la realizzazione di tali proposte, l’Europa dovrebbe istituire un calendario a tappe, partendo da ottobre o più realisticamente da dicembre. Ma il rischio è che si vada di rinvio in rinvio e che i mercati siano privi di quella soluzione immediata, che attendono da oltre due anni. Questo fine settimana sarà molto delicato e segnerà in ogni caso lo spartiacque tra un prima e un dopo. Questo lo hanno ben chiaro tutti. E il dopo potrebbe essere con molta probabilità la fine dell’euro.

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Argomenti: Economie Europa, Mario Draghi, unione bancaria