Un italiano su due non andrà in vacanza

Quest’anno circa la metà degli italiani non si godrà le ferie per mancanza di soldi. Confesercenti stima un calo epocale con pesanti ricadute sull’occupazione. Tutta colpa delle tasse o c’è dell’altro?

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Quest’anno circa la metà degli italiani non si godrà le ferie per mancanza di soldi. Confesercenti stima un calo epocale con pesanti ricadute sull’occupazione. Tutta colpa delle tasse o c’è dell’altro?

Gli italiani non vanno più in vacanza. O meglio, non ci vanno più come prima. Nei mesi estivi, quest’anno – secondo una stima di Confesercenti – saranno solo 25,7 milioni le persone che riusciranno a non rinunciare a un periodo di riposo e svago nelle mete di villeggiatura. 5 milioni in meno dell’annos corso. Così, se nel 2010 la percentuale dei vacanzieri sfiorava l’80%, quest’anno frana al 58%. Tra le cause della defezione dalle vacanze, 14 milioni di italiani indicano la crisi. Complessivamente, la vacanza degli italiani vale quest’anno 24,5 mld di euro con una spesa media a persona di 961 euro, contro i 1.056 del 2008.

 

Non è solo colpa della crisi, i prezzi nei luoghi di villeggiatura continuano a salire

 

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Ma se questi sono i numeri che di primo acchito vengono snocciolati da Confesercenti, vi è da dire che non è solo la crisi che costringe gli italiani, tradizionale popolo di vacanzieri, a restare a casa durante il periodo di ferie, ma anche l’aumento sconsiderato dei prezzi che ha subito una vera e propria impennata, nonostante le difficoltà delle famiglie a risparmiare per concedersi il meritato risposo estivo. Fra benzina, pedaggi autostradali, pernottamenti negli alberghi, costo degli ombrelloni (per chi va al mare), ecc. andare in vacanza in Italia è diventato un lusso. Il fattore economico appare dominante per le famiglie italiane: s’impenna così dal 39% al 44% il numero di coloro che giudica determinante il reddito disponibile per programmare le vacanze. E un italiano su due (esattamente il 53%) lega la rinuncia alla vacanza al fatto che non se la può permettere. Secondo l’indagine, condotta mediante sondaggio telefonico su un campione di 1.000 maggiorenni, quasi 14 milioni di italiani non andrà in vacanza, mentre oltre 10 milioni ci andrà ma spenderà meno rispetto al passato e quasi 6 milioni e mezzo andrà in vacanza per meno giorni rispetto allo scorso anno.

In quasi 500 mila chiederanno un prestito per potersi concedere un viaggio, mentre oltre 8 milioni e 300 mila andrà in vacanza come al solito. Ci sono poi 4 milioni e mezzo che dichiarano di non andare mai in vacanza d’estate e circa 5 milioni e 400 mila che non sanno ancora cosa faranno.

 

Prenotazioni alberghiere in calo e perdita di posti di lavoro negli alberghi

 

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A fronte di un calo delle prenotazioni alberghiere e di una stima che metterà in ginocchio il settore turistico, vi è da considerare anche una potenziale perdita di posti di lavoro. Da gennaio a maggio di quest’anno- secondo Federalberghi – i lavoratori negli alberghi sono calati del 4,7%, con un -4,6% dei lavoratori a tempo indeterminato e un -4,9% a tempo determinato (rispetto allo stesso periodo del 2012). Causa principale, come dicevamo, è la crisi, ma anche la fastidiosa tassa di soggiorno che può arrivare fino al 5% del prezzo di pernottamento e che spesso induce i più attenti al risparmio a rivolgersi all’estero, dove questa gabella non esiste. Una situazione indecente che sta spingendo il paese verso la rovina, anche perché gli stranieri, a parte le città d’arte, vengono sempre meno in villeggiatura da noi vedendosi massacrati da tasse di ogni genere e prezzi stellari su ogni cosa. E il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, chiede “la proclamazione di uno stato di crisi occupazionale”. Se c’è qualcosa da ripristinare per rilanciare il turismo, è un Ministero specifico, e non solo la tassa di soggiorno che sta mandando  in crisi un settore già in difficoltà. Il Bel Paese ha sempre meno fans tra gli stranieri negli ultimi tempi. Dall’estero si sceglie di meno l’Italia come meta di vacanze: dal 2009 al 2012 lo Stivale ha perso circa 3 milioni di presenze da oltreconfine, con un saldo negativo di quasi 4 miliardi di euro annui.

Il turismo italiano attraversa una delle crisi più profonde degli ultimi anni. Un trend negativo che ha colpito un po’ tutte le regioni del nostro Paese con vistosi cali, per esempio, del 15-20% per il turismo tedesco, austriaco e svizzero in Liguria, del 30% per quello tedesco in Campania, mentre i Laghi del Nord Italia hanno registrato flessioni del 15% ed Emilia Romagna e Marche del 10%. 

 

Un esempio su tutti: la crisi di Valtur, simbolo del boom turistico degli anni ’80

 

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Un quadro sconcertante che si ripercuote inesorabilmente sull’industria del tursimo. Valtur, in noto tour operator italiano, è entrato in crisi già da tempo ed è stato commissariato in attesa di un compratore che non si vede. Il rischio ora è la chiusura dei numerosi villaggi turistici e la perdita di 2.000 posti di lavoro. Del resto, i resort continuano ad essere vuoti. Dopo i trionfanti anni Ottanta e Novanta, il declino dei villaggi turistici non è imputabile solamente alla recessione. Sono cambiati i turisti e le loro abitudini, sempre più propensi (per volontà o per risparmio) alle vacanze “fai da te” e ai mordi e fuggi, alla frammentazione delle ferie nel corso dell’anno. In quest’ultimo anno e mezzo i ricavi si sono ridotti di due terzi, passando dai 180 milioni di euro del 2011 ai circa 60 di adesso, a fronte di un debito societario di 300 milioni di euro e il declino è ormai inarrestabile. Le aste per la cessione del marchio sono state colpi a vuoto e anche lo Stato che aveva mantenuto una quota di minoranza sino al 2011 non è più in grado di sostenere la società. [fumettoforumright]A meno che non intervenga qualche grande gruppo dall’estero, il futuro dei venti villaggi Valtur e dei dipendenti del gruppo resta senza speranza. E per l’Italia che dovrebbe puntare sul turismo per ripartire, l’unico settore non delocalizzabile nell’epoca della globalizzazione, sarà un’altra dolorosa sconfitta da digerire.

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