Un ESM da 2000 miliardi agita i mercati. Europa senza via d’uscita?

Tutte le preoccupazioni che stanno agitando i mercati dimostrano che la crisi dell'euro è ancora irrisolta. Dal default greco, al deficit spagnolo, fino alla crisi dell'Italia e alle elezioni in Germania ecco tutto quello che c'è in ballo in Europa

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Tutte le preoccupazioni che stanno agitando i mercati dimostrano che la crisi dell'euro è ancora irrisolta. Dal default greco, al deficit spagnolo, fino alla crisi dell'Italia e alle elezioni in Germania ecco tutto quello che c'è in ballo in Europa

S’infiamma il dibattito in Europa sull’aumento della dotazione finanziaria dell’ESM, il Fondo europeo di stabilità permanente. Domenica, le edizioni online di “Der Spiegel” e “Die Welt” avevano lanciato la notizia per cui il ministro delle Finanze di Berlino, Wolfgang Schaeuble, avrebbe acconsentito a un piano per l’incremento dei fondi a disposizione, sulla scorta dell’analisi dei conti pubblici greci, il cui buco di bilancio sarebbe cresciuto a 20 miliardi, contro gli 11,5 miliardi di cui si pronosticava fino a qualche giorno fa.  

Default Grecia: il rischio è sempre immutato

Il timore che la Troika bocci il piano di austerità di Atene e che la Grecia possa scatenare un nuovo effetto domino sui mercati europei avrebbero indotto il governo tedesco a dare il proprio assenso a un ESM dalla dotazione quadruplicata, che passerebbe, quindi, dagli attuali 500 miliardi a 2000 miliardi di euro. Tale aumento avverrebbe attraverso la partecipazione degli investitori privati, ai quali sarebbe consentita la sottoscrizione di titoli del debito, sui quali ricadrebbe il rischio solo per un terzo delle eventuali perdite. Insomma, una forma di status privilegiato per i sottoscrittori privati, che potrebbero così essere facilmente attratti, come già è avvenuto nel 2011, quando il meccanismo era stato proposto per l’aumento dell’Efsf a 440 miliardi.  

Obiettivo salvare Spagna e Italia

La dimensione del nuovo ESM non sarebbe casuale, perché sarebbe sufficiente alla copertura dell’intera montagna di debito sul mercato di Spagna e Italia. Infatti, il timore di Bruxelles è che l’aggravamento della crisi in Grecia comporti nuove tensioni sui mercati finanziari, che possano aumentare a livelli insostenibili i rendimenti dei titoli del debito pubblico di Madrid e Roma. In particolare, preoccupa la situazione spagnola, con il governo Rajoy che ancora non si è espresso riguardo alla richiesta o meno di aiuti per il rifinanziamento del debito pubblico, dopo che è stata ufficializzata in estate la richiesta di aiuti per le banche iberiche, sebbene non ne sia stato ancora fissato l’esatto ammontare necessario (la UE ha stanziato fino a 100 miliardi, tramite l’Efsf-ESM).  

Crisi Italia: le preoccupazioni di Morgan Stanley

Ma che il nostro Paese non sia fuori dall’occhio del ciclone lo fa intendere anche un report di Morgan Stanley, dedicato all’Italia. Secondo la banca americana, Roma dovrebbe accettare di chiedere nuovi aiuti, senza escludere l’ipotesi a priori. Nel report si riconosce che la stretta condizionalità a cui tale richiesta sarebbe subordinata potrebbe disincentivare i governi a chiedere aiuto all’ESM. Tuttavia, scrive sempre Morgan Stanley, l’Italia non partirebbe da zero sul capitolo riforme e sebbene il governo tecnico abbia potere decisionale limitato sugli impegni futuri e malgrado la scadenza elettorale del 2013, Roma potrebbe avere tutta la convenienza a rifinanziare il proprio debito con l’ESM, visto che l’alternativa consisterebbe in un’esposizione sui mercati a tassi crescenti sul debito. Di queste ipotesi si discute in modo animato nel resto d’Europa. Al momento, la linea del no è tenuta dal governo finlandese, con il ministro delle Finanze, Jutta Urpilainen, che ritiene l’aumento della dotazione, anche tramite l’effetto-leva dei privati, una modifica di fatto alle condizioni di istituzione del fondo, che dovrebbe, quindi, passare per l’approvazione dei parlamenti nazionali.  

Il dibattito sull’Esm al centro delle elezioni tedesche

Ma in Germania lo scontro è ancora più duro e ha un significato rivolto molto all’interno. Quando siamo a un anno esatto dalle prossime elezioni federali, Berlino s’infiamma sul caso. Il portavoce del ministero delle Finanze, Martin Kotthaus, ha seccamente smentito che il governo tedesco sia anche solo a conoscenza dell’aumento della dotazione dell’ESM a 2000 miliardi, pur non escludendo che ciò possa avvenire. Ma non a tali dimensioni, continua il portavoce, le quali non sembrano realistiche. Lo stesso governo tedesco ha poi fermamente respinto la notizia riportata da “Der Spiegel”, per cui la Germania avrebbe dato parere positivo sul nuovo ESM e che Berlino sia a conoscenza di un buco da 20 miliardi nei conti pubblici ellenici. “Quel che è certo è che il buco esiste”, spiegano le fonti del governo tedesco, “ma nessuno ne conosce ancora l’entità”. E se la cancelleria si trincera dietro un imbarazzato “no comment” (“il governo non commenta un’indiscrezione giornalistica”), dalle opposizioni parte la carica. La questione è semplicissima, quanto controversa. Lo scorso 12 settembre, i giudici costituzionali di Karlsruhe hanno sentenziato che gli aiuti tedeschi all’ESM non sarebbero in contrasto con la legge fondamentale, a patto che Berlino limiti il suo contributo a 190 miliardi. Per cifre superiori bisognerà chiedere il via libera del Bundestag (Cosa significa per l’Eurozona la sentenza della Corte Costituzionale tedesca?). Ora, ci si chiede se i 190 miliardi siano da considerare solo per gli esborsi effettivi dei tedeschi, oppure se ci si debba riferire a tutte le esposizioni debitorie, ossia anche solo agli impegni che Berlino assumerebbe, restando obbligata quota-parte per le emissioni anche sottoscritte da investitori privati. Stando alla sentenza di due settimane fa, pare che debba prevalere questa seconda interpretazione estensiva e così sembrano pensarla i partiti dell’opposizione, ossia i socialdemocratici dell’SPD e i post-comunisti della Linke. I primi si sono espressi con la loro esperta al Bilancio, Carstens Schneider, per cui la leva dell’ESM farebbe travalicare comunque la soglia dei 190 miliardi, rendendo necessaria la richiesta di un nuovo parere del Bundestag. Il presidente della Linke, Sahra Wagenknecht, parla di nuova assunzione di rischi a carico dei contribuenti tedeschi e minaccia un nuovo ricorso alla Corte di Karlsruhe. Il sottosegretario alle Finanze ed esponente della CDU, Steffen Kampeter, rassicura sul fatto che la dotazione dell’ESM sarebbe “materia di pertinenza del Bundestag”. Insomma, se “Der Spiegel” avesse riferito una notizia veritiera, saremmo dinnanzi a un passo indietro del governo federale, conseguente all’alzata di scudi delle opposizioni e ai mal di pancia scontati nella stessa maggioranza. Resta, poi, il rischio che la richiesta di nuovi prestiti ai privati porti a un effetto spiazzamento sui titoli del debito dei singoli stati, riducendo il beneficio sui tassi che la maggiore potenza di fuoco dell’ESM comporterebbe, facendo leva sulla fiducia dei mercati. Ma c’è un altro punto su cui s’intensificano le resistenze tedesche e su cui si potrebbero allungare i tempi per l’approvazione: la supervisione bancaria della BCE. Considerata condizione essenziale per proseguire verso una strada credibile di maggiore unione finanziaria tra gli stati dell’Eurozona, la Germania sta rallentandone l’approvazione. E’ il presidente dell’Europarlamento, il tedesco Martin Schulz, a parlare di tempi poco credibili, riferendosi alla possibilità che la supervisione accentrata entri in funzione entro la fine dell’anno, dopo l’eventuale via libera dell’Eurogruppo dell’8 ottobre. Nell’incontro bilaterale di sabato scorso a Ludwisburg, per la commemorazione del discorso di riconciliazione post-bellico tenuto da Charles De Gaulle, Germania e Francia si sono espresse in modo diverso sul punto. Se il presidente François Hollande parla di supervisione su tutte le 6 mila banche europee, la Merkel si mostra fredda e cerca di fare passare la posizione minimalista della Bundestag, che vorrebbe che l’Eurotower limitasse la sua sorveglianza solo sugli istituti di maggiori dimensioni, magari a vocazione internazionale. L’Eurogruppo dell’8 ottobre sarà tutt’altro che una passeggiata e né sull’ESM, né sulla supervisione bancaria si può dare alcunché di scontato. E si tratta delle monete di scambio per il Fiscal Compact, imposto da Berlino al resto d’Europa in cambio degli aiuti, ma così inviso a buona parte di essa.

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Argomenti: Crisi Euro, Default Grecia

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