Un anno di Monti, Italia sempre più in alto mare

Il governo Monti doveva guardare lontano ma a parte il calo dello spread Btp Bund, tutti gli indicatori economici dell'Italia, dal Pil alla disoccupazione, sono sensibilmente peggiorati.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il governo Monti doveva guardare lontano ma a parte il calo dello spread Btp Bund, tutti gli indicatori economici dell'Italia, dal Pil alla disoccupazione,  sono sensibilmente peggiorati.

Era il 13 novembre del 2011, quando l’allora presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, rassegnava le dimissioni. Al suo posto, il giorno dopo, arrivava a Palazzo Chigi Mario Monti, nominato senatore a vita solo cinque giorni prima dal presidente Giorgio Napolitano. Nasceva così il governo Monti. Chiamato in soccorso di un’Italia morente a livello finanziario, vediamo in breve quali risultati ha dato la cura Monti.  

Spread Btp Bund: da 570 si è scesi a 360 punti base

Il dato da attenzionare maggiormente è il differenziale di rendimento tra i nostri titoli di stato e quelli tedeschi. Un anno fa, nei giorni precedenti al cambio di governo, lo spread sulle scadenze decennali si attestava intorno quota 500 punti base, per sfiorare un massimo infra-giornaliero di 576 bp. A un anno esatto, esso si trova in zona 360 bp (lo spread naturale sarebbe di 200 bp, sulla base dei nostri fondamentali), mostrando da un lato un buon grado di miglioramento, ma dovuto solo da un paio di mesi a questa parte all’intervento della BCE, che si è detta pronta a sostenere i nostri bond pubblici con acquisti illimitati. Fino alla dichiarazione di fine luglio, infatti, lo spread BTp-Bund continuava a viaggiare su livelli intorno ai 520-530 bp, persino più alti da quelli lasciati in eredità dal precedente governo. Come dire che l’esecutivo più “sobrio” di Monti non avrebbe granché migliorato la fiducia del sistema-Italia nel mondo.  

Pil Italia: dal +0,7% al -2,5%

E’ la nota dolente della cura Monti. La manovra del dicembre 2011, che ha tra l’altro reintrodotto l’ex ICI (IMU) sulla prima casa e inasprito la tassazione sulla seconda, ha creato un effetto depressivo sull’economia, tanto che il pil è passato da un pur timido +0,7% del 2011 a un previsto -2,5% nel 2012 e a un ancora -0,5% nel 2013. Quando Monti lascerà la guida del governo nella primavera prossima, saremo al nostro quarto anno di recessione in soli sei anni (Italia, anatomia di una crisi: giù Pil e potere d’acquisto).    

Disoccupazione Italia: dal 9,8% al 10,8%

Se la ricchezza diminuisce, l’occupazione non può che risentirne. E così, in un anno siamo passati da un tasso di disoccupazione del 9,3% a uno del 10,8%, qualcosa che corrisponde a circa 350 mila posti di lavoro bruciati (Recessione e disoccupazione, Moody’s boccia Monti: sarà emergenza fino al 2014).  

Debito pubblico italiano: un trend di crescita irreversibile

Qui giace il fallimento più clamoroso del governo Monti. Chiamato a mettere in riga i conti pubblici, li ha complessivamente peggiorati. Se il 2011 si è chiuso con un rapporto deficit-pil al 3,9% e con la previsione di un tendenziale 2,4-2,5% nel 2012, quest’anno, complice la recessione, il disavanzo dovrebbe attestarsi tra il 2,5 e il 3%, mentre nel 2013 quasi certamente non si raggiungerà il pareggio di bilancio (previsto un deficit all’1,4-1,5%), che sarebbe possibile solo nel 2017 (Fonte: FMI). E la dinamica del debito è di gran lunga peggiore: da un 119% del pil di un anno fa, si passerà al 123,1% nel 2012 e per arrivare al 126,1% l’anno prossimo. Il massimo storico lo si era raggiunto nel 1995 (allora al governo vi era il “tecnico” Lamberto Dini), mentre nel corso della Seconda Repubblica si era toccato un minimo del 103% circa nel 2003, 2004 e 2007, ossia sotto Berlusconi per due anni su tre e Prodi nell’altro caso (Debito pubblico italiano, perchè il boom è inarrestabile?).  

Le chiacchierate e mancate riforme strutturali

Flop. A parte la scure contro le pensioni di vecchiaia e anzianità, non si registra alcuna riforma su alcun fronte. Niente liberalizzazioni, se non un qualche contentino su un maggior numero di farmacie, niente riforma del lavoro, con l’art.18 ancora in discussione e che rischia di essere una soluzione pasticciata, un rimedio peggiore del male stesso. Il mercato resta nel suo insieme poco concorrenziale e con regole chiuse, esattamente come un anno fa.  

Tagli politica: le responsabilità dei partiti

Altro buco nell’acqua. In ciò hanno contribuito in maniera determinante i partiti morenti della Seconda Repubblica, che hanno impedito soluzioni radicali ai fin troppi problemi della politica e dell’assetto istituzionale. Tuttavia, nemmeno i tecnici sono riusciti a riformare la giustizia, a tagliare le province (esiste un disegno di legge per ridurle), a ridurre/riformare sostanzialmente i costi per il finanziamento dei partiti, delle istituzioni centrali e degli Enti locali (Dai tagli degli stipendi parlamentari all’abolizione delle pensioni d’oro: ecco tutte le bugie dei nostri politici). Per concludere, a un anno dal governo Monti sappiamo solo che l’Italia è in piena recessione, che lo spread è ultimamente sceso, ma solo grazie all’intervento di Draghi e che andremo molto probabilmente a votare tra pochi mesi con le stesse regole e le stesse elefantiache istituzioni di sempre. Una torta indigesta per gli italiani!

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Argomenti: Economia Italia

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