Ue-Italia, lo scontro continua: cosa rischia il nostro Paese dopo il no a Bruxelles

Le prossime tappe dello scontro fra Italia e Bruxelles dopo il rifiuto da parte del nostro Paese di rivedere l'impianto della manovra finanziaria.

di Chiara Lanari, pubblicato il
Le prossime tappe dello scontro fra Italia e Bruxelles dopo il rifiuto da parte del nostro Paese di rivedere l'impianto della manovra finanziaria.

Deficit e crescita restano invariati. In sintesi, l’Italia ha risposto così alla commissione Ue che chiedeva al nostro Paese di riscrivere la manovra finanziaria per il 2019. Confermata dunque la linea di forza preannunciata nelle scorse settimane dai principali esponenti di governo, dai vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio, oltre al ministro dell’Economia Tria e il primo ministro italiano Giuseppe Conte. “Non ci muoviamo di un millimetro” ha affermato il segretario della Lega Nord Salvini, il quale ha citato quanto stabilito dai trattati della stessa Unione Europea, secondo cui vanno sempre garantiti i diritti sociali e la piena occupazione.

Procedura d’infrazione contro l’Italia

Contro l’Italia l’Unione Europea aprirà una procedura d’infrazione, a partire dal prossimo 22 gennaio. Il nostro Paese dovrà riuscire a tagliare il debito di 3,5 punti percentuali ogni anno, pena il rischio di nuove sanzioni. Tra queste, secondo quanto riporta Il Sole 24 Ore, si fa largo l’ipotesi di un deposito infruttifero, il cui valore potrebbe aggirarsi fra lo 0,2 e lo 0,5 per cento del Pil. Stando invece a quanto scritto da Rai News, l’Unione Europea potrebbe proporre all’Italia un accordo per evitare la procedura d’infrazione, basato su una dismissione pari a 18 miliardi di euro e il consolidamento delle clausole salva deficit.

Intanto lo spread sale

All’indomani degli ultimi sviluppi, in Italia si torna a parlare con insistenza di spread. Oggi il differenziale tra Btp e Bund tedeschi è salito sopra i 310 punti base (312), in crescita di quasi 10 punti rispetto al valore con cui Piazza Affari aveva chiuso ieri (303). Nei giorni scorsi, vi abbiamo riportato l’approfondimento sui mutui concessi dalle banche ai privati cittadini e la correlazione tra uno spread costantemente sopra quota 300 e la decisione da parte degli istituti di credito italiani di aumentare i tassi per i nuovi mutui, scelta che ha scatenato un vespaio di polemiche.

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Argomenti: Economia Italia, Politica, Politica italiana