UE disperata? Domenica si vota e Fitch migliora il rating della Grecia

A due giorni dalle elezioni europee, la Grecia viene premiata da Fitch con un miglioramento del rating sovrano. Il vero problema, però, riguarderà l'Italia.

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Sarà una coincidenza, ma a due giorni dalle elezioni europee, l’agenzia di rating Fitch ha migliorato il giudizio sui titoli di stato della Grecia da “B-” a “B” con outlook stabile, sostenendo che l'”upgrade” è giustificato dagli sforzi realizzati dal governo per il raggiungimento del surplus fiscale primario, obiettivo-chiave della Troika (UE, BCE e FMI), mostrando una performance dei conti pubblici migliore delle attese. Sarà pur vero, ma la tempistica dell’intervento di Fitch non sembra affatto casuale. Oggi era l’ultima finestra utile prima delle elezioni europee, l’ultima occasione buona per lanciare un messaggio in codice (mica tanto!) agli elettori greci: il vostro governo ha fatto bene, se perderà il voto di domenica, la credibilità pian piano riacquistata dalla Grecia potrebbe svanire in un soffio.   APPROFONDISCI – La Grecia verso un nuovo taglio del debito? Ecco le richieste   Il timore della UE e dei mercati è che tra due giorni vinceranno in alcuni stati-chiave i partiti anti-euro e anti-austerity. Trattasi del Fronte Nazionale in Francia, del Movimento 5 Stelle in Italia, dell’Ukip nel Regno Unito, del Partito della Libertà in Olanda, del Partito Liberale in Austria e di Syriza in Grecia. Solo per limitarci agli stati più decisivi per questa sfida elettorale. I segnali ci sarebbero già: Regno Unito e Olanda hanno già votato, anche se i risultati dello spoglio saranno resi noti solo domenica sera, per non influenzare l’esito negli altri stati. Se in Olanda, gli euro-scettici di Geert Wilders avrebbero fatto flop, l’Ukip avrebbe trionfato. Non è tanto la composizione del prossimo Parlamento di Strasburgo a preoccupare, quanto le ripercussioni che l’avanzata del fronte anti-UE avrà sulle politiche di alcuni governi, Francia e Italia in testa, ma anche in Grecia.

Il caso Italia

Lo spread vicino a 190 punti tra i BTp e i Bund a 10 anni segnale proprio questo dato: alla debolezza economica dell’Italia si potrebbe sommare l’ennesima crisi politica senza un apparente sbocco e il governo di Manuel Valls in Francia potrebbe allentare gli sforzi per risanare i conti pubblici, quando Parigi non ha ancora centrato l’obiettivo di ricondurre il deficit sotto il 3% del pil.   APPROFONDISCI – Roubini avverte: se vince Grillo, sale lo spread e l’euro trema   Che l’Italia sia ancora una volta la possibile vittima per i mercati dal prossimo lunedì, lo dimostrerebbe un dato: le agenzie di rating si sono sperticate in lodi per la Grecia, ma anche per la Spagna e il Portogallo. S&P, ad esempio, ha alzato il giudizio sui titoli spagnoli di un gradino a “BBB” con outlook stabile. Nulla è arrivato per Roma, come dire, che quand’anche ci si mettesse d’impegno, non s’intravede nemmeno la possibilità di elogiare un qualche risultato italiano. Lo spread di questi giorni non è salito a livelli di allarme, ma segnala un ritorno delle tensioni, che colpisce particolarmente i BTp. Sarebbe un disastro che nei prossimi mesi avremmo a che fare con rendimenti a 10 anni vicini al 4%, quando il governo Renzi si è dato all’ottimismo nel Def e ha già “ipotecato” parte dei presumibili risparmi sui rendimenti pubblici per tagliare l’Irpef.   APPROFONDISCI – Allarme spread a 200 punti. Finita la luna di miele tra Renzi e i mercati?      

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