Tutti i problemi della web tax italiana

Approvata la web tax nell’ambito della Legge di Bilancio: ma funzionerà davvero?

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Approvata la web tax nell’ambito della Legge di Bilancio: ma funzionerà davvero?

La commissione Bilancio del Senato ha approvato la web tax nell’ambito della Legge di Bilancio, il cui testo sarà discusso nei prossimi giorni alla Camera. Se dovesse essere confermata in blocco così come è stata studiata da alcuni parlamentari del Partito democratico, la web tax italiana prevede l’introduzione di un’imposta pari al 6 per cento sul fatturato delle vendite di servizi digitali. Tra questi, rientreranno quasi sicuramente le B2B, ovvero le transazioni tra due società, così come la vendita di prodotti o servizi esclusivamente digitali. La domanda che si stanno ponendo in tanti nelle ultime ore è la seguente: funzionerà davvero?

La web tax non senza problemi

I problemi intorno alla web tax italiana sarebbero diversi. Secondo Dario Stevanato, docente di Diritto tributario a Trieste, potrebbero insorgere conflitti tra la normativa italiana e quella europea. Per questo motivo, tra gli addetti ai lavori, è ritenuto più corretto un approccio a livello europeo, ancora meglio se internazionale. A dirlo recentemente è stata la stessa Margrethe Vestager, commissaria Ue alla Concorrenza. Assumono invece toni drammatici le dichiarazioni di Roberto Viola, direttore generale di Dg Connect, secondo cui se si affronta il problema separatamente si rischia seriamente di andare a distruggere il mercato unico digitale che oggi conosciamo.

Due questioni di fondo da non sottovalutare

Scendendo ancora più nei dettagli, Mario Seminerio, noto blogger economico, ha sottolineato come la nuova web tax italiana avrebbe di fondo due problemi. Il primo riguarda le imprese italiane stesse, sulle quali le grandi compagnie del digitale scaricherebbero quelli che sono i costi della nuova tassa, fissata al 6 per cento. Il secondo problema è relativo alla reale attuazione della legge, soprattutto in relazione al riconoscimento di stabile organizzazione.

Seminerio afferma che è altamente concreto il rischio che le grandi società facciano sparire tutti i loro profitti realizzati in Italia attribuendoli ad una delle tante società controllanti presenti oggi in uno di quei Paesi che offrono una bassa tassazione, i primi ad essere contrari – ed è facile capirne il motivo – ad un accordo tra i colossi del Web e l’Unione Europea.

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