Tutti pazzi per Wall Street, ma ha senso continuare ad ingrassare la gallina dalle uova d’oro?

Wall Street ha registrato un'impennata nell'ultima mezz'ora di negoziazione, con L'S&P 500 e il Dow Jones che hanno aggiornato, ancora una volta, i loro massimi storici. Cosa c’è dietro al Rally?

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Wall Street ha registrato un'impennata nell'ultima mezz'ora di negoziazione, con L'S&P 500 e il Dow Jones che hanno aggiornato, ancora una volta, i loro massimi storici. Cosa c’è dietro al Rally?

Questa settimana l’indice S&P 500 e Dow sono aumentati in un rally di ampia portata, con i titoli tecnologici, sanitari e finanziari che hanno fornito il maggiore rialzo. Gli investitori scommettono su quella che si pensa possa essere la crescita economica più rapida dal 1984.
Anche il Nasdaq ha chiuso al rialzo, ma l’indice composito ha registrato il suo secondo calo settimanale consecutivo.

Wall Street da record, anche questa settimana

Venerdì, Wall Street ha registrato un’impennata nell’ultima mezz’ora di negoziazione, alzando tutti e tre gli indici di oltre l’1%, con L’S&P 500 e il Dow Jones che hanno aggiornato, ancora una volta, i loro massimi storici.
Nota dolente sono stati alcuni tecnologici come Tesla e Alphabet (google); Microsoft e Facebook, invece, sono riusciti a contrastare la tendenza, aiutando a sollevare anche il Nasdaq.
Questa settimana:

  • l’S&P500 è salito di circa l’1,6%;
  • il Dow dell’1,4%;
  • il Nasdaq, invece, ha ceduto lo 0,6%.

Il volume sulle borse statunitensi è stato di 12,23 miliardi di azioni, rispetto alla media di 13,67 degli ultimi 20 giorni di negoziazione.

A cosa è dovuto tutto questo ottimismo?

La Federal Reserve, la scorsa settimana, ha aumentato la sua stima del PIL per il 2021 al 6,5% dal 4,2% e molti economisti si aspettano una crescita ancora più rapida.
Il dollaro si è allentato ma è rimasto vicino ai picchi di quattro mesi grazie al continuo ottimismo sull’economia statunitense.
Il rendimento dei titoli del Tesoro USA a 10 anni è salito all’1,66%, inferiore rispetto ai massimi della scorsa settimana all’1,75% che ha scatenato una svendita sui timori di inflazione e un potenziale aumento dei tassi della Fed, anche se, quest’ultima, si è impegnata a non farlo.


Secondo molti analisti, la preoccupazione è che le cose si surriscaldino e la Fed potrebbe essere costretta a cambiare idea.
Tutta questa liquidità, ad oggi, continua ad essere iniettata sull’asset dell’azionario.

Fonte: reuters.com

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