Tutti contro il canone RAI, anche Bruxelles: si va verso l’abolizione?

Tutti contro il canone RAI: cittadini, Lega Nord, Scelta Civica, altre forze politiche e perfino Bruxelles: si va verso l'abolizione della tassa più odiata degli italiani? In molti ci sperano, altri preferiscono ripiegare su un ripensamento profondo sul concetto di Servizio pubblico. Come andrà a finire?

di Daniele Sforza, pubblicato il
Tutti contro il canone RAI: cittadini, Lega Nord, Scelta Civica, altre forze politiche e perfino Bruxelles: si va verso l'abolizione della tassa più odiata degli italiani? In molti ci sperano, altri preferiscono ripiegare su un ripensamento profondo sul concetto di Servizio pubblico. Come andrà a finire?

Non solo la grande maggioranza dei cittadini italiani, ma anche due partiti come Lega Nord e Scelta Civica sembra si stiano attivando per proporre l’abolizione del canone RAI o, almeno, rivedere il concetto di Servizio pubblico. Un’opinione, questa, largamente condivisa da tutti quei cittadini che ogni anno pagano un canone stratosferico a un Servizio pubblico che sembra aver perso nel tempo la filosofia e lo scopo principale per cui è nata, oltre che per tutti quelli che sono costretti a pagare una tassa senza mai vedere la televisione semplicemente perché in possesso dell'”elettrodomestico” televisore. Andiamo a vedere perché il canone RAI è oggi uno degli argomenti principali che ruotano attorno al dibattito politico e quali sono le proposte formulate dai partiti finalizzate a un profondo ripensamento del canone RAI.   TI POTREBBERO INTERESSARE Canone Rai via, al suo posto la tassa sui media Canone Rai: possibile rimborso per il 2013?  

Lega Nord contro il canone RAI: Bruxelles approva e apre un’inchiesta

Ad esempio, sapevate che la leghista Mara Bizzotto, nel lontano 7 dicembre 2012, aveva depositato una petizione con migliaia e migliaia di firme finalizzata a chiedere l’abolizione del canone, oltre che ad aprire un’inchiesta relativa a un’infrazione a livello comunitario per violazione della libera concorrenza? Beh, la notizia è piuttosto recente: il Parlamento europeo ha dichiarato ammissibile tale petizione, promossa anche dal Comitato per la libera informazione radiotelevisiva di Marostica, e aprirà una procedura per confermare la violazione. La Bizzotto ha parlato di un “risultato storico”, visto che la conclusione di questa procedura potrebbe portare alla tanto attesa abolizione del canone RAI. Difficile credere a un’ipotesi del genere, visto che la legge a cui fa riferimento appartiene a quasi più di 80 anni fa e in molti avevano smesso di credere a una simile possibilità, ma sembra proprio che si stia procedendo verso una ridiscussione di quella che viene considerata letteralmente una “anomalia tutta italiana” risalente a un Regio Decreto del 1938.  

RAI e pluralità d’informazione: per il PD esiste ancora

Contrario a questa petizione, il responsabile Servizio pubblico del PD, Giorgio Merlo, che ha definito “stucchevole” la polemica leghista contro il canone RAI, affermando che la Lega Nord non vuole azzerare il canone, bensì persegue il progetto di azzerare la RAI. “Chiunque persegue il disegno di privatizzare l’azienda abolendo il canone punta direttamente a ridurre lo stesso pluralismo dell’informazione”, ha affermato Merlo. “Alla Lega, a Grillo e a molti settori della destra non interessa, mentre per noi conservare il pluralismo è fondamentale. E per poterlo avere, la RAI deve vivere, anche attraverso il canone”.  

Non solo abolizione del canone RAI: ripensare anche al concetto di Servizio pubblico

La voce della Bizzotto, tuttavia, non è l’unica ad alzarsi contro il canone RAI. Recente è anche la rivelazione di Maurizio Rossi, senatore di Scelta Civica, che ha dichiarato: “La spesa per i cittadini relativa alla firma della convenzione per il Servizio pubblico radiotelevisivo, che si dovrà assegnare nel 2016 e che la RAI vorrebbe di durata ventennale (fino al 2046), è astronomico: 50 miliardi di euro!” La domanda che Rossi pone ai media, alla RAI, al governo e all’opinione pubblica è la seguente: “Per quale ragione la convenzione dovrebbe essere rifatta con la RAI e non invece passare da un bando nell’interesse dei cittadini, a cui deve essere garantito il miglior servizio al costo più basso?” Un’altra questione legittima su cui Rossi pone l’attenzione riguarda la durata del contratto, un po’ in controtendenza con l’avvento delle nuove tecnologie: “Perché non farla quinquennale anziché ventennale?” Ultimo quesito: “Perché il canone non viene determinato in base al servizio effettivamente fornito ai cittadini, ma prendendo i costi della RAI e dividendoli per il numero di cittadini chiamati a pagare il canone?” Rossi ha proposto tutti questi interrogativi al viceministro dello Sviluppo economico Antonio Catricalà, il quale ha affermato che risponderà per iscritto a breve. Le questioni formulate dal senatore di Scelta Civica non riguardano tuttavia esclusivamente il canone RAI, ma puntano a un profondo ripensamento del Servizio pubblico: “Non è più accettabile che i cittadini paghino un canone piuttosto oneroso per qualcosa che viene definito “servizio pubblico”, senza che venga spiegato cosa esso sia. I reality show, le fiction, i programmi di intrattenimento, i game show e via dicendo possono definirsi servizio pubblico?” La RAI, “che non rispetta più nemmeno la par condicio, è per Rossi “la più grande lobby italiana” oltre che “il centro della trasversalità politica”, permettendo a tutti i partiti di introdurvi nelle file parenti, amici, amanti e via dicendo.   Il canone RAI ha davvero le ore contate? Intanto, a Piazza Mazzini hanno cominciato a innalzare le mura difensive. L’autunno caldo passerà anche da quelle parti. E voi che ne pensate?  

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Argomenti: Politica

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