Tutte le assurdità di un sindacato degli statali fuori controllo e che aizza allo scontro sociale

I sindacati cercano di approfittare della pandemia per alzare il prezzo a favore degli statali, con tempi e modi inaccettabili e tali da esasperare gli animi.

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Sindacati dei dipendenti statali fuori dalla realtà

Che neppure la pandemia avrebbe contenuto certe anomalie nella Pubblica Amministrazione lo avevamo già capito questa primavera. A poche settimane dal primo “lockdown”, mentre milioni di italiani non potevano recarsi al lavoro e un’intera popolazione si barricava in casa scioccata per l’emergenza Covid, in Sicilia i dipendenti dell’INPS si rifiutavano di espletare le pratiche relative alle casse integrazioni, chiedendo un extra di 10 euro per ciascuna operazione eseguita. La notizia fece il giro d’Italia e lo sdegno dell’opinione pubblica fu così forte, che i sindacati furono costretti a smentire che una tale richiesta fosse stata mai effettivamente avanzata.

Per l’altro ieri, invece, CGIL, CISL e UIL hanno indetto uno sciopero dei dipendenti pubblici, chiedendo aumenti di stipendio e, a loro dire, una riorganizzazione dei comparti della Pubblica Amministrazione. Anche in questo caso, sdegno assoluto tra gli italiani. Ancora oggi, milioni tra dipendenti del settore privato e partite IVA non possono lavorare per via delle chiusure imposte dalle autorità e finalizzate a frenare i contagi, nonché per il crollo degli affari accusato con la crisi. I dipendenti statali, oltre ad avere per definizione il posto garantito, stanno beneficiando da 9 mesi dello smart working, in alcuni uffici diventato nei fatti sinonimo di ferie retribuite.

Dipendenti pubblici vincitori immorali dell’emergenza Covid

Lo sciopero, in sé un diritto, è stato per questo oggetto di stigmatizzazione tra gli stessi statali, ai quali non è andata giù che i loro rappresentanti li abbiano esposti alle critiche dell’opinione pubblica, proclamando un’agitazione dalla tempistica del tutto fuori luogo. Mentre tutti stringono la cinghia, sono costretti a fare sacrifici e non conoscono il loro futuro a breve, c’è una parte dell’Italia che si permette di reclamare ancora maggiori diritti di quelli che ha già, infischiandosene delle condizioni generali in cui versa l’economia.

E, in effetti, lo sciopero si è rivelato un enorme flop per i sindacati: le adesioni non avrebbero superato il 4%, almeno calcolando i dati arrivati tramite la procedura Gepas da 606 mila dipendenti della Pubblica Amministrazione.

Il flop dei sindacati

Su 100, 96 hanno preferito lavorare, segno che tra gli stessi dipendenti pubblici la consapevolezza dello stato delle cose e la maturità sono diffuse, fuorché tra chi dovrebbe rappresentarne le istanze. E un’altra prova dell’indecenza di certi sindacati è arrivata sempre in questi giorni. In Campania, alcuni presidi hanno chiesto agli insegnanti di tenere le lezioni da casa quando le scuole vengono chiuse per l’allerta meteo. Flc CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola, SNALS e Gilda hanno replicato che la didattica a distanza non debba essere utilizzata come strumento di lavoro all’infuori della pandemia. E anche in Veneto, Toscana e Lazio i sindacati non l’hanno presa bene, sostenendo che nei casi in cui le scuole rimangono chiuse per l’allerta meteo, i docenti non sono tenuti a fare lezione da casa, in quanto non lavorerebbero in assenza della didattica a distanza.

Ora, gli insegnanti non c’entrano con queste polemiche fuori dal mondo. La categoria ha dimostrato grande assunzione di responsabilità sin dal giorno successivo al primo “lockdown” di marzo, subito tenendo le lezioni online e garantendo agli studenti la prosecuzione dell’anno scolastico con disagi minimi. Sarebbe ingeneroso prendersela con loro, che sono emersi tra quanti nel settore pubblico hanno lavorato e continuano a lavorare spesso in condizioni non agevoli, dato che tenere una classe di alunni alle elementari, ad esempio, è ben più complicato che farlo di presenza. Ancora una volta sono le sigle sindacali a creare sconcerto e imbarazzo, a seminare zizzania tra garantiti e precari, a consolidare gli stereotipi ai danni di alcuni e a creare malumori tra una vasta porzione della popolazione.

Non a caso, la credibilità e la forza stessa dei sindacati italiani da qualche decennio praticamente stanno a zero.

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