Turismo, ristoranti e locali: futuro nero per il covid, 1,3 miliardi persi al mese

La crisi senza fine di ristoranti e locali a causa della pandemia, dati negativi e ripresa bloccata.

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Le chiusure anticipate e il coprifuoco previsto nel nuovo Dpcm potrebbe andare ad aggravare la situazione di bar, locali e attività commerciali. Secondo la Fipe potrebbero costare 1,3 miliardi al mese. 

La crisi dei ristoranti e dei locali, anche i posti di lavoro a rischio

Mentre altri settori erano sulla via della ripresa, per le attività commerciali e della ristorazione si era ancora ben lontani da tutto ciò, e le nuove regole che prevedono chiusure anticipate e coprifuoco rendono critico un momento già nero. Secondo la Confcommercio e il presidente Carlo Sangalli: 

“Questa nuova emergenza sanitaria, con coprifuochi e chiusure anticipate dei pubblici esercizi, aumenta l’incertezza e mette a rischio decine di migliaia di imprese. Sono prioritarie misure efficaci anti Covid e con una economia già in ginocchio va assolutamente evitato un secondo lockdown. Il Governo deve sostenere con maggiori e più veloci indennizzi le imprese in difficoltà, altrimenti a fine anno rischieremo gravi, gravissime conseguenze per l’occupazione”.

Anche Luca Zaia, presidente della Regione Veneto, ha parlato di situazione critica e del rischio di 60mila posti di lavoro persi. La situazione è più o meno simile in tutta Italia, dove alcuni settori come quello del turismo ma anche ristorazione e spettacolo, e in genere le attività commerciali, rischiano davvero una profonda incertezza. Confcommercio ha sottolineato che i recuperi che si sono visti durante i mesi estivi legati a turismo,trasporti, tempo libero etc, hanno solo attenuato le riduzioni. 

Rischio chiusura a fine anno

Secondo Confesercenti almeno 90mila imprese rischiano la chiusura a fine anno. Si parla di bar, ristoranti, alberghi, b&b, attività piegate dalla crisi che potrebbero chiudere entro fine anno.

Secondo l’Istat a rischiare saranno il 40,65% delle microimprese, in particolare quelle legate ai servizi ricettivi e ristorazione, seguite da attività sportive e intrattenimento. Si rischiano così almeno 1 milione di posti di lavoro. Nelle grandi città, la crisi è ancora più evidente a causa della mancanza di turisti, lo smart working che svuota i centri e costi troppo alti per gli affitti.

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