Turchia, turismo in picchiata rende economia più sensibile a shock esterni

Economia turca soffre ora anche gli attentati di Istanbul: turismo in crollo verticale. Partite correnti più precarie.

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Economia turca soffre ora anche gli attentati di Istanbul: turismo in crollo verticale. Partite correnti più precarie.

Gli attentati all’aeroporto internazionale “Ataturk” di Istanbul, Turchia, non potevano giungere in un momento peggiore per il turismo anatolico, che aveva già accusato a marzo un crollo del 35% su base annua, a causa anche dell’embargo imposto dalla Russia ai viaggiatori dal proprio paese, dopo l’abbattimento del jet russo al confine con la Siria da parte dei militari turchi.

Le sanzioni di Mosca sono state già parzialmente allentate, potenzialmente dando sollievo al settore, già prima che arrivassero le scuse ufficiali di Ankara per l’accaduto, proprio il giorno prima dell’attacco terroristico. Adesso, però, la stagione appare compromessa e tra gli operatori del settore non manca chi prevede un dimezzamento delle presenze di turisti stranieri. Qualcuno ironizza di non avere ricevuto cancellazioni di prenotazioni dopo gli attacchi, semplicemente perché non vi erano già prima prenotazioni.

Turismo incide per 4% pil Turchia

Nel 2015, la Turchia ha ospitato 36,2 milioni di turisti per un giro di affari di 31,4 miliardi di dollari. Mediamente, quindi, ogni straniero vi ha portato circa 870 dollari, per cui un dimezzamento delle presenze turistiche potrebbe ridurre dal 4% al 2% del pil il peso degli ingressi sull’economia nazionale. Una batosta per un paese, che registra da anni un deficit corrente elevatissimo, ancora intorno al 4% del pil, nonostante il deciso ridimensionamento degli ultimi anni.

Nel primo trimestre, l’economia turca è cresciuta del 4,8% su base annua, segnando il quarto tasso più alto tra i paesi del G-20 e battendo le stime. La crisi del turismo impatterà certamente la crescita e quel che è peggio è che esporrà Ankara ancora di più agli shock esterni.

Partite correnti saranno ancora più precarie

Minore valuta “pesante” in ingresso implica il deterioramento ulteriore delle partite correnti e una maggiore volatilità per la lira turca, che quest’anno ha perso il 20% contro il dollaro, anche in conseguenza delle convulsioni politiche locali, con l’ex premier Ahmet Davutoglu dimessosi per protesta contro le intrusioni del presidente Erdogan nella vita del governo e sostituito con un fedelissimo di quest’ultimo.

La tensione sui mercati, però, sembra essersi assopita: i rendimenti sovrani a 2 e 10 anni segnano un calo di oltre 200 punti base ciascuno all’8,41% e all’8,87% rispettivamente, complice il rallentamento dell’inflazione.

Bene anche la Borsa di Istanbul, cresciuta di oltre il 9% dall’inizio dell’anno, anche se in dollari registrerebbe un calo superiore al 10%.

 

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