Turchia, quali scenari possibili dopo il voto e cosa accadrà alla lira?

Lira turca stabile sul mercato dei cambi contro euro e dollaro, all'indomani degli esiti elettorali. Il rischio caos politico ad Ankara sembra esagerato. Ecco perché per la valuta turca potrebbe aprirsi un periodo positivo.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Lira turca stabile sul mercato dei cambi contro euro e dollaro, all'indomani degli esiti elettorali. Il rischio caos politico ad Ankara sembra esagerato. Ecco perché per la valuta turca potrebbe aprirsi un periodo positivo.

Ieri, la Turchia si è svegliata con un presidente Erdogan per la prima volta indebolito politicamente dal 2002, anno in cui è arrivato al potere ad Ankara, dando vita al periodo di maggiore stabilità e di crescita economica del paese da svariati decenni. Il suo Akp, partito di ispirazione islamico-conservatrice, ha perso la maggioranza assoluta di 276 seggi alle elezioni politiche di domenica scorsa, conquistandone 258. In teoria, nessuno degli altri 3 partiti entrati in Parlamento vorrebbe allearsi con l’Akp. Non lo faranno certamente i curdi dell’Hdp, che per la prima volta saranno rappresentati ad Ankara, avendo superato lo sbarramento del 10%. E’ molto improbabile che si alleino con i conservatori i socialisti di Chp, peraltro anch’essi ridimensionati dal voto, perdendo 3 seggi. E’, invece, probabile che alla fine un accordo lo si trovi con la destra nazionalista dell’Mhp, balzata da 53 a 81 seggi. Lo scenario politico appare molto meno caotico di quello che è stato dipinto ieri dai media internazionali. Male che vada, il partito di Erdogan dovrebbe allearsi con un’altra formazione in Parlamento, dando vita a una coalizione, come accade nella maggioranza dei paesi occidentali. Ma allora perché i mercati hanno reagito così malamente, con la Borsa di Istanbul in forte calo e la lira turca a perdere quasi il 4% contro il dollaro, toccando il nuovo minimo storico a un cambio di 2,7590?   APPROFONDISCI – Turchia, Erdogan perde la maggioranza assoluta e la lira crolla. Cosa ci aspetta?  

Le ragioni del pessimismo dei mercati

Due le ragioni  di questa reazione così negativa: in primis, perché Erdogan, per quanto ultimamente abbia adottato toni filo-islamisti e misure liberticide, resta pur sempre l’uomo del miracolo economico anatolico, colui che ha reso possibile che la Turchia diventasse la 17-esima potenza nel mondo con un pil da 850 miliardi di dollari, grazie a una crescita media sotto i suoi governi del 5% all’anno, anche se nel 2015  ci si dovrà accontentare di un più pallido +3,2%. Secondariamente, perché nessuno ha dimenticato che prima che al governo arrivasse Erdogan, la politica turca era caratterizzata da forte instabilità, da governi di coalizioni fragili e litigiosi, non in grado di rispondere alle esigenze dell’economia e della società turca. Si teme che possa ripetersi lo stesso, che il premier Ahmet Davutoglu non avrà la possibilità di gestire con sapienza il rallentamento economico del paese, dopo il boom del decennio precedente.   APPROFONDISCI – Turchia, il boom del deficit corrente a marzo lega le mani alla banca centrale  

Rialzo tassi Turchia probabile

Non è escluso che l’Akp, non trovando o non desiderando un accordo con chicchessia, decida di formare un governo di minoranza, che durerebbe non più di 18-24 mesi, per tornare alle urne tra la fine dell’anno prossimo e il 2017. Dicevamo che la lira è crollata a nuovi minimi record contro il biglietto verde, tanto che il governatore Erdem Basci ha dovuto tagliare nella mattinata di ieri i tassi sui depositi in dollari e in euro rispettivamente al 3,5% e all’1,50%. Quest’oggi, il cambio appare stabile a 2,7530 contro il dollaro e a 3,1054 contro l’euro. Su base annua, perde il 10% contro la moneta unica (che ha registrato contro le principali valute il peggior calo, nel frattempo, dal 2002) e ben il 30% contro la divisa americana. Difficilmente, senza un arresto del crollo, Basci potrà evitare una nuova stretta monetaria, dopo l’impennata dei tassi del gennaio 2014, specie se le valute emergenti dovessero essere trascinate al ribasso dal rialzo dei tassi USA. Ancora prima, però, che sia la Fed a dare vita alla stretta, la banca centrale turca potrebbe essere costretta ad agire, anche perché l’inflazione accelera da mesi e si allontana dal target del 5%, arrivando a maggio oltre l’8%.   APPROFONDISCI – Turchia, inflazione ai massimi dell’anno a maggio. E irrompe il caso banca centrale  

Basci vero vincitore delle elezioni

Con un Erdogan indebolito e con un Akp costretto a moderare i toni, in seguito a un’alleanza in Parlamento, Basci avrebbe più margini di manovra e potrebbe risultare il vero vincitore di queste elezioni, riacquistando parte di quell’autonomia perduta negli ultimi mesi, dopo gli attacchi e le minacce subiti dal governo e dal presidente. L’analisi grafica suggerisce, poi, che la lira turca sarebbe a un passo dall’essere considerata “oversold”, ossia eccessivamente venduta. In altri termini, se si eviterà una crisi politica e se la banca centrale tornerà a guadagnarsi la fiducia dei mercati con azioni in linea con il suo mandato, il ritorno agli acquisti potrebbe materializzarsi e con esso l’apprezzamento della valuta anatolica, che ha sofferto ad oggi più dello scontro tra politica e istituto che per la debolezza dei fondamentali turchi. Semmai, questa è stata in buona parte causata proprio dal crollo della lira.   APPROFONDISCI – Turchia, il rischio di instabilità politica indebolisce la lira. Ma sarebbe davvero un male?      

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Argomenti: Economie Asia, lira turca, tassi Turchia, valute emergenti