Turchia, possiamo tornare a fidarci della lira?

Commento focalizzato sulla lira turca e sull’outlook per il Paese a cura di Peter Botoucharov, EM Credit Analyst di T. Rowe Price.

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Commento focalizzato sulla lira turca e sull’outlook per il Paese a cura di Peter Botoucharov, EM Credit Analyst di T. Rowe Price.

Nonostante la vittoria di Recep Tayyip Erdogan al primo turno nelle elezioni presidenziali del 24 giugno abbia portato una maggiore certezza per il futuro politico della Turchia, il paese rimane uno degli investimenti più vulnerabili nei mercati emergenti, per il permanere di numerose preoccupazioni sulla stabilità della valuta. La lira turca infatti è stata oggetto di forti vendite, arrivando a perdere oltre il 20% rispetto al suo valore di inizio anno.
Alcuni passi nella giusta direzione, ma serve di più.

L’annuncio della semplificazione delle politiche monetarie da parte della Banca Centrale Turca (CBT) è stato, a nostro avviso, un significativo passo avanti per contrastare l’inflazione dilagante e il calo della lira. La semplificazione è consistita nello spostamento del tasso di riferimento utilizzato dalla CBT per finanziare le istituzioni finanziarie turche dal Late Liquidity Window (LLW), usato in precedenza, al tasso pronti contro termine (PcT) a una settimana. La CBT ha alzato il tasso PcT dall’8,5% al 16,5%, per poi aumentarlo ulteriormente la settimana successiva fino al 17,75%. L’aspetto cruciale è che il nuovo framework ha reso più chiaro e meno arbitrario l’approccio usato per attuare le politiche monetarie e per fissare e mantenere i tassi di finanziamento.

Tuttavia, riteniamo che un’ulteriore stretta delle politiche sarà necessaria per due ragioni principali. In primo luogo, uno dei fattori chiave che ha determinato la svalutazione della lira turca è stato il passaggio in atto a livello globale verso politiche monetarie più restrittive e tassi più elevati. Prevediamo che questi trend proseguiranno nel medio termine, generando una pressione ulteriore sulla CBT a tenersi al passo con il mercato, invece che rimanere indietro come è avvenuto nella prima parte dell’anno.

In secondo luogo, i tassi di interesse reali effettivi non sono ancora abbastanza elevati per stabilizzare la lira a lungo termine. A nostro avviso, le politiche di bilancio accomodanti del governo insieme agli effetti della lira debole e alle attuali misure di stimolo fiscale potrebbero portare ad un aumento dell’inflazione del 3-4% nella seconda metà dell’anno. Attualmente, il mercato sembra mettere in conto un ulteriore rialzo dei tassi di circa 75 punti base, in aggiunta all’aumento di 175 punti base seguito alla semplificazione delle politiche monetarie. Se i politici non rispetteranno le aspettative del mercato per un’ulteriore stretta monetaria, è probabile che si verifichi un’altra fuga dalla lira. Tuttavia, ulteriori passi positivi nel periodo postelettorale potrebbero portare a una crescita sostenuta degli asset del paese, dato che la lira è attualmente a buon mercato rispetto ai suoi fondamentali e a molte altre valute dei mercati emergenti.

Un outlook complicato dall’agenda politica

A complicare le prospettive future contribuisce l’incertezza relativa alle priorità a lungo termine di Erdogan dopo la sua rielezione a presidente. Il governo di Erdogan si è concentrato a lungo sul mantenimento di un alto tasso di crescita economica, conseguita in gran parte grazie ad un aumento dell’indebitamento nel settore privato per colmare il crescente divario tra il livello degli investimenti e quello dei risparmi. In particolare, si è osservata una forte crescita dell’esposizione in valuta estera delle imprese turche e del rapporto prestiti-depositi nel settore bancario, che negli ultimi 10 anni ha registrato il secondo aumento più rapido a livello mondiale dopo la Cina.

La vittoria di Erdogan e la maggioranza parlamentare ottenuta dal suo Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP) dovrebbero generare stabilità politica nel breve periodo, ma renderanno anche improbabile che ci si scosti improvvisamente dagli obiettivi storicamente perseguiti da Erdogan. Le sue osservazioni di inizio maggio, secondo le quali “i tassi di interesse sono la madre e il padre di ogni male”, non possono essere facilmente trascurate.
Un programma di crescita a tutti i costi, in un momento in cui i tassi d’interesse stanno aumentando a livello globale, porterebbe probabilmente ad un ulteriore forte deprezzamento della lira, che in ultima analisi si ripercuoterebbe sull’economia nel suo complesso. L’economia turca dipende dal capitale straniero per crescere, e se i politici non riusciranno a contenere l’inflazione, tale capitale continuerà a defluire dal paese. Alla fine, nei prossimi 1-2 anni, gli squilibri esterni e l’aumento dell’indebitamento diverrebbero insostenibili per un numero crescente di imprese e si potrebbe innescare un ciclo negativo nella qualità degli asset, che a sua volta metterebbe sotto pressione le banche del paese. Sebbene nel bilancio della CBT ci sia margine per intervenire a sostegno del settore privato, un tale intervento avrebbe gravi ripercussioni sulla qualità del credito della Turchia.

Segnali positivi ma serve ancora cautela

Fortunatamente per l’economia turca, non è probabile che questo scenario si verifichi nel breve termine. Il settore privato non deve affrontare seri problemi di finanziamento nell’immediato futuro. Inoltre, il settore bancario nazionale è in grado di fornire la liquidità necessaria per rifinanziare il debito delle imprese, grazie all’accesso a prestiti dall’estero a lungo termine.

In effetti, la preoccupazione principale durante i recenti periodi di vendite diffuse non è stata tanto la sostenibilità del debito, quanto la direzione e la velocità dei crescenti squilibri, insieme alla mancanza di risposta politica. Pur ritenendo che non vi siano minacce imminenti per il settore privato, non possiamo escludere che se ne presentino nel lungo termine in assenza di un’ulteriore stretta da parte della banca centrale e di una disponibilità da parte del governo a rivedere i propri obiettivi di crescita.

Il periodo postelettorale sarà decisivo. Sgombrato il campo dalle immediate necessità politiche legate alle elezioni, il governo avrà una maggiore flessibilità per affrontare le dinamiche di mercato che l’economia turca si trova a fronteggiare. La nostra speranza è che la recente semplificazione delle politiche monetarie e l’aumento dei tassi di interesse siano un segnale dell’impegno da parte della CBT e del governo turco a perseguire stabilità a lungo termine. Tuttavia, date le priorità politiche e la retorica aggressiva del governo occorrono ancora cautela e una gestione prudente del rischio riguardante gli investimenti in lire e più in generale in Turchia.

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Argomenti: tassi Turchia