Turchia, perché i bond potrebbero riservare qualche cattiva sorpresa

In Turchia potrebbero esserci novità negative per i bond, che hanno coperto parte delle perdite accusate nei mesi scorsi.

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In Turchia potrebbero esserci novità negative per i bond, che hanno coperto parte delle perdite accusate nei mesi scorsi.

Archiviata la pratica delle elezioni in Turchia, il mercato è concentrato sulle misure che il governo del premier Ahmet Davutoglu assumerà in economia. Sappiamo che la Borsa di Istanbul, il mercato dei cambi e quello dei bond hanno tutti reagito più che positivamente alla riconquista della maggioranza assoluta dei seggi da parte dell’Akp del presidente Erdogan, in quanto ciò ha allontanato lo spettro dell’instabilità politica.

L’euforia è svanita dopo qualche giorno e a dire il vero ci sarebbero diversi motivi per restare cauti sugli acquisti dei bond governativi turchi. Da un lato, l’altro ieri il ministro dell’Economia, Nihat Zeybekci, ha smentito la notizia apparsa sulla stampa filo-governativa locale, secondo cui il governo avrebbe intenzione di cambiare le regole del mandato della banca centrale. Tale riforma era stata minacciata proprio dallo stesso Zeybekci e dal presidente Erdogan, nella primavera scorsa, per fare pressione sul governatore Erdem Basci, affinché tagliasse i tassi in misura superiore a quanto fatto. Dunque, l’autonomia della banca centrale non dovrebbe essere messa in discussione in questa fase, anche se ciò non significa che il lavoro di Basci sarà meno difficile dei mesi scorsi. Anche perché il governo islamico-conservatore varerà tra le prime misure l’aumento del salario minimo del 30% a 1.300 lire turche al mese, corrispondenti a circa 422 euro. Il ministro ha rassicurato che parte dell’aggravio stimato a carico delle imprese per 16 miliardi di lire (5,57 miliardi di dollari) sarà condiviso dal Tesoro. E’ probabile che, quindi, si vada verso qualche forma di defiscalizzazione degli aumenti salariali, in modo da attenuare il costo delle imprese.

Inflazione Turchia attesa in accelerazione con nuove misure

La misura avrebbe 2 effetti d’impatto negativi sull’economia: farebbe crescere il costo del lavoro e potenzialmente diminuire la domanda di lavoratori non specializzati; per la parte a carico delle imprese non compensata da un altrettanto aumento della produttività potrebbe ripercuotersi sui prezzi, traducendosi in un’accelerazione dell’inflazione. Già dal 2011, la Turchia registra un tasso d’inflazione superiore al target del 5% e in ottobre si attestava al 7,58%, in decelerazione dal 7,95% di settembre, ma pur sempre al 150% del target.

La banca centrale ha alzato un paio di settimane fa le stime sulla fine dell’anno al 7,9% e ora prevede che i prezzi cresceranno alla fine dell’anno prossimo del 6,5%.  

Bond Turchia potrebbe perdere valore

Finora, alla base dell’inflazione non calante vi è stato il crollo della lira turca, che in un anno ha perso più del 27%, aumentando il costo dei beni importati. Adesso, vi sarebbe la spinta interna, dettata dalla crescita brusca dei salari minimi, che allontanerebbe la prospettiva di un contenimento dei prezzi entro il target. Bisogna chiedersi quanto sia stata scontata questa misura dal mercato e quanto no. L’accelerazione dell’inflazione oltre le attese già elevate dovrebbe accentuare, in particolare, i rendimenti a medio-lungo termine dei bond governativi, appiattendo la curva, che al momento è invertita. I biennali rendono oggi il 10,07%, 55 punti base in meno rispetto a un mese fa; i decennali sono al 9,63%, -57 bp su base mensile. L’inflazione non sarebbe nemmeno una buona notizia per il cambio, che oggi viaggia a 2,87 contro il dollaro, guadagnando il 2,7% in un mese. Se davvero gli effetti delle nuove misure dovessero impattare sull’inflazione, Basci avrebbe ancora meno spazio di manovra per tagliare i tassi e le tensioni con il governo tornerebbero in auge, allontanando potenzialmente i capitali stranieri e fiaccando per ciò stesso il mercato dei bond. La prudenza sembra d’obbligo.  

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