Turchia: l’inflazione scende ai minimi da oltre 2 anni, ma la lira continua a indebolirsi

L'inflazione in Turchia scende ai minimi degli ultimi 26 mesi, ma la lira non ne risente e cede ancora sul mercato dei cambi.

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L'inflazione in Turchia scende ai minimi degli ultimi 26 mesi, ma la lira non ne risente e cede ancora sul mercato dei cambi.

L’istituto di statistica di Ankara, TurkStat, ha diramato i dati sui prezzi al consumo e alla produzione in Turchia a luglio. L’inflazione è scesa per il secondo mese consecutivo, rallentando dal 7,2% di giugno al 6,81%, accelerando su base mensile dello 0,09%, ma portandosi al livello più basso dal mese di maggio del 2013, quando era del 6,51%. I prezzi alla produzione sono cresciuti del 5,62% annuo dal +6,73% di giugno. Anche l’economia turca, quindi, starebbe beneficiando del tracollo dei prezzi energetici, dato che importa il 90% dell’energia di cui ha bisogno. Tuttavia, rispetto ad altre economie emergenti, come l’India, i risultati stanno arrivando in ritardo e sono ancora parziali, se si pensa che la banca centrale ha un target del 5% e che non riesce a centrare da 4 anni e né dovrebbe farcela quest’anno e il prossimo.   APPROFONDISCI – Turchia, la lira resta vicina al nuovo minimo record. Cresce il rischio geopolitico   Alla notizia non ne ha affatto risentito positivamente la lira turca, il cui cambio con il dollaro cede al momento lo 0,25% a 2,7780. Dall’inizio dell’anno mostra un calo del 17% e su base annua del 23%. Ad influenzare negativamente il corso della valuta sono due fattori: la prospettiva di un ritorno alle urne, dopo che il governo di Ahmet Davutoglu non sarebbe in grado di creare un’alleanza con almeno uno dei partiti entrati 2 mesi fa in Parlamento; la possibile spinta politica sul governatore Erdem Basci per un taglio dei tassi. Quest’ultimo ha annunciato la scorsa settimana di volere eliminare il corridoio dei tassi, istituito 5 anni fa, per tornare a un unico tasso di riferimento dai 3 attuali. Il passaggio dovrebbe essere neutrale, ma i mercati credono che nelle prossime settimane, anche a seguito del rallentamento dell’inflazione, il presidente Erdogan possa accrescere le sue pressioni per una politica monetaria più accomodante, anche in vista delle elezioni anticipate. D’altra parte, una lira più debole annulla in tutto o in parte i benefici di un calo delle quotazioni del petrolio e delle altre materie prime, per cui l’impatto sull’inflazione è più contenuto di quanto dovrebbe.   APPROFONDISCI – La Turchia eliminerà il corridoio dei tassi, l’annuncio di Basci    

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