Turchia, l’inflazione accelera ad aprile e l’impotenza della banca centrale preoccupa

Accelera l'inflazione in Turchia ad aprile, dove ormai la banca centrale appare impotente dinnanzi alle pressioni della politica. Escluso un immediato rialzo dei tassi, crollano i bond e la lira resta in prossimità dei minimi storici.

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Accelera l'inflazione in Turchia ad aprile, dove ormai la banca centrale appare impotente dinnanzi alle pressioni della politica. Escluso un immediato rialzo dei tassi, crollano i bond e la lira resta in prossimità dei minimi storici.

L’inflazione in Turchia ha subito un’accelerazione al 7,9% annuo nel mese di aprile, sconfessando le attese degli analisti, che avevano previsto un calo. Il trend crescente dei prezzi farà sì che anche nel 2015 la banca centrale non sarà in grado di centrare per il quarto anno consecutivo il target del 5%. La scorsa settimana, il governatore Erdem Basci aveva innalzato le sue stime per la fine dell’anno dal precedente 5,5% al 6,8%.

Ad avere spinto, in particolare, i prezzi sono stati gli alimentari.

Credibilità banca centrale ormai bassa

E’ un bel guaio  per Basci, che ora più che mai dovrà provare di non essere eterodiretto dal governo e dal presidente Erdogan. All’ultimo board, però, aveva dichiarato che la sua politica monetaria non reagirà alle sole variazioni del cambio, lasciando intendere che il crollo della lira turca non sarà in sé un fattore decisivo per un eventuale rialzo dei tassi. Eppure, il cambio con il dollaro è salito a 2,71, la lira ha perso il 14% dall’inizio dell’anno. Proprio il suo tracollo ha impedito alla Turchia di registrare un calo più marcato dell’inflazione nei mesi scorsi, in seguito al dimezzamento delle quotazioni del petrolio. A sua volta, il deprezzamento è dovuto alla fuga dei capitali in atto nel paese, a seguito della minore credibilità della banca centrale, minacciata dalla politica, che chiede un maggiore sostegno alla crescita con tagli più decisi dei tassi.   APPROFONDISCI – Turchia, la lira crolla ai nuovi minimi record. Possibile un rialzo dei tassi d’emergenza  

Rebus tassi Turchia

E’ altamente improbabile che Basci tagli i tassi prima delle elezioni del 7 giugno. Fino ad allora, saranno tenuti invariati. E dopo? In teoria, potrebbe alzarli, approfittando della scadenza elettorale ormai alle spalle, ma anche questa ipotesi non sembra molto realistica, perché il rallentamento della crescita sta spingendo il premier Ahmet Davutoglu e il presidente Erdogan a insistere con pressioni  fortissime perché si allenti la politica monetaria. Un rialzo dei tassi anche solo temporaneo non sarebbe accettato e provocherebbe una “guerra” istituzionale ad Ankara.

La bassa credibilità di cui ormai gode la banca centrale tra gli investitori stranieri limita l’efficacia delle sue azioni. A soffrirne sono anche i bond governativi, che mostrano  la peggiore performance nell’anno in corso tra tutte le economie emergenti. I titoli a 2 anni sono saliti di 223 punti base al 10,25% e i decennali di 146 bp al 9,48%.   APPROFONDISCI – La Turchia di Erdogan fa paura, perché gli investitori fuggono dalla lira e dai bond  

Bond Turchia soffrono

Ora che le aspettative d’inflazione si stanno surriscaldando, il mercato pretenderà un rendimento nominale più alto per acquistare i titoli a reddito fisso. E maggiore verrà stimata la probabilità che la banca centrale non intervenga ad alzare i tassi, più alto sarà il maggiore rendimento richiesto, dato che l’inerzia di Basci potrebbe favorire un’accelerazione dell’inflazione. Al contrario, se il mercato dovesse a un certo punto, magari dopo le elezioni, attendersi una stretta monetaria, la curva dei tassi potrebbe inclinarsi ancora più negativamente, dato che i rendimenti salirebbero maggiormente per le scadenze a breve, mentre potrebbero diminuire per quelle più lunghe.   APPROFONDISCI – Turchia, il tracollo della lira mette a rischio il debito estero privato e gli investimenti

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