Turchia, inflazione ai massimi dell’anno a maggio. E irrompe il caso banca centrale

L'inflazione in Turchia cresce ancora a maggio. La lira turca resta debole, ma la banca centrale non può tagliare i tassi, rischiando anche di essere "commissariata" dalla politica. Domenica si terranno le elezioni.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
L'inflazione in Turchia cresce ancora a maggio. La lira turca resta debole, ma la banca centrale non può tagliare i tassi, rischiando anche di essere

Dati negativi sul fronte macroeconomico in Turchia. L’ufficio statistico nazionale ha diramato il dato sull’inflazione a maggio, salito all’8,09%, il livello più alto dell’anno, in crescita dal 7,91% del mese precedente, confermando l’accelerazione dei prezzi. Dopo che il governatore Erdem Basci ha di recente alzato le sue stime per l’inflazione a fine anno dal precedente 5,5% atteso al 6,8%, non è esclusa una nuova revisione peggiorativa. La lira turca si scambia oggi a 2,6848 contro il dollaro, perdendo il 10% dall’inizio dell’anno e il 26,5% su base annua. Proprio l’indebolimento della valuta anatolica contribuisce chiaramente a determinare un aumento dei prezzi, rendendo più costosi i beni importati dall’estero. Si è così perso gran parte dell’effetto positivo sull’economia, derivante dal tracollo delle quotazioni del petrolio. Se un anno fa, un barile di greggio costava sulle 230 lire turche, oggi ne vale intorno a 175, un quarto in meno, ma a fronte di un calo delle quotazioni di circa il 40%.   APPROFONDISCI – In Turchia non si avverte il calo del petrolio, il crollo della lira ha annullato i benefici   A questo punto, se la Federal Reserve dovesse sorprendere i mercati con un rialzo dei tassi USA prima delle attese, la lira turca potrebbe precipitare ulteriormente, tale da rendere necessaria una nuova stretta monetaria, dopo quella frettolosamente abbandonata dal governatore Erdem Basci, sempre più sotto pressione da parte del governo e del presidente Erdogan, che chiedono un taglio dei tassi più robusto di quello intrapreso negli ultimi mesi, in barba alla crescita dei prezzi, molto superiore all’obiettivo del 5% dell’istituto e non centrato per il quarto anno consecutivo.   APPROFONDISCI – Turchia, l’inflazione accelera ad aprile e l’impotenza della banca centrale preoccupa  

Elezioni Turchia e l’incognita banca centrale

Domenica, la Turchia rinnova il Parlamento alle elezioni politiche, più incerte della scorsa tornata, perché gli islamico-conservatori dell’Akp, il partito di Erdogan, potrebbero perdere la maggioranza assoluta dei seggi, costretti ad allearsi eventualmente con qualche altra formazione politica. Sull’autonomia della banca centrale è intervenuto ieri Ibrahim Turhan, un candidato alla successione del vice-premier e con delega all’Economia, Alì Babacan, quest’ultimo considerato il politico turco più market-friendly presente dentro alla compagine governativa. Turhan, che fino a febbraio è stato a capo della Borsa di Istanbul e in passato anche vice di Basci alla banca centrale, ha dichiarato all’agenzia Anadolu che l’istituto dovrebbe dotarsi di maggiori strumenti e oltre alla sola stabilità dei prezzi, dovrebbe perseguire anche altri obiettivi, come la stabilità finanziaria e la crescita, definendo “vecchie” e “fallimentari” le politiche di inflation targeting delle banche centrali attuali in varie parti del pianeta (ad esempio, della BCE), auspicando una nuova generazione di banchieri. Al contempo, però, Turhan, anch’egli ritenuto amico del mercato, ha rassicurato che l’autonomia della banca centrale turca non dovrebbe essere messa in discussione.   APPROFONDISCI – Turchia, il rischio di instabilità politica indebolisce la lira. Ma sarebbe davvero un male?  

Rebus tassi Turchia

Le dichiarazioni di quello che dalla prossima settimana potrebbe essere il ministro dell’Economia e/o il numero 2 del governo di Ankara rispecchiano, quindi, la volontà della politica locale di impedire che Basci utilizzi i diversi dati a sua disposizione per alzare nuovamente i tassi. Oltre all’accelerazione dell’inflazione, l’economia turca soffre anche del più elevato saldo passivo delle partite correnti tra i mercati emergenti, al 5,7% del pil nel 2014, anche se in calo dal 10% di 3 anni prima. Per questo, gli investitori starebbero mostrando sfiducia verso il trend prossimo del cambio, che sebbene si sia allontanato dai minimi storici toccati a marzo (2,74 contro il dollaro), ne è rimasto in prossimità. Oltre al rischio di instabilità politica, ai mercati non piacerebbe nemmeno l’ipotesi di un Erdogan che esca rafforzato dalle urne, cosa che indebolirebbe la lira e l’autonomia della banca centrale.   APPROFONDISCI – Turchia, il boom del deficit corrente a marzo lega le mani alla banca centrale    

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Argomenti: Economie Asia, lira turca, tassi Turchia